Nell'universo delle pseudocure che proliferano su internet, il cosiddetto "Miracle Mineral Solution" o MMS rappresenta uno dei casi più preoccupanti per la comunità scientifica. Dietro questo nome accattivante si nasconde infatti il clorito di sodio (NaClO₂), un potente disinfettante industriale utilizzato comunemente per il trattamento delle acque, che una volta acidificato produce biossido di cloro (ClO₂), una sostanza chimica altamente corrosiva. Nonostante l'assenza totale di evidenze scientifiche a supporto, questa soluzione viene promossa online come presunta cura per patologie gravi quali cancro, autismo e COVID-19, spingendo ricercatori dell'Università Medica di Wroclaw a condurre uno studio sistematico per documentare con rigore scientifico i reali effetti di questa sostanza.
Il team guidato dalla dottoressa Ruth Dudek-Wicher del Dipartimento di Microbiologia Farmaceutica e Parassitologia ha sottoposto a verifica sperimentale due formulazioni di clorito di sodio acidificato (ASC): la prima acidificata con acido cloridrico (ASC1), la seconda con acido gluconico (ASC2). I risultati, pubblicati sulla rivista scientifica peer-reviewed Scientific Reports, hanno rivelato un quadro inequivocabile: sebbene la sostanza dimostri effettivamente capacità antibatteriche contro ceppi patogeni come Staphylococcus aureus ed Escherichia coli, le concentrazioni necessarie per ottenere questo effetto risultano simultaneamente tossiche per le cellule umane.
La metodologia dello studio ha previsto test su colture batteriche multiple, includendo sia microrganismi patogeni sia batteri probiotici benefici come Lactobacillus rhamnosus. Gli esperimenti hanno dimostrato che una concentrazione di 30 ppm (0,003%) di biossido di cloro è sufficiente per eliminare i batteri, ma a questo stesso dosaggio si osservano danni evidenti alle cellule cutanee e tassi elevati di mortalità nei modelli in vivo. Particolarmente rilevante è l'analisi condotta sui biofilm batterici, quelle strutture protettive complesse che rendono le infezioni particolarmente resistenti ai trattamenti: pur riuscendo a disgregare questi strati, l'ASC provoca contemporaneamente lesioni ai tessuti circostanti.
La dottoressa Dudek-Wicher sottolinea una distinzione fondamentale che emerge dalla ricerca: esistono soluzioni professionali di ClO₂ purificate, utilizzate in ambiti specifici come l'odontoiatria sotto stretto controllo medico, che non hanno alcuna relazione con le miscele casalinghe preparate dai sostenitori del MMS. Quest'ultime presentano variabilità inaccettabili nella concentrazione: utilizzando contagocce non calibrati, possono servire 15 o 30 gocce per raggiungere un millilitro, rendendo l'assunzione orale di questa sostanza corrosiva estremamente irresponsabile dal punto di vista farmacologico.
Un aspetto particolarmente allarmante emerso dallo studio riguarda l'impatto sui batteri probiotici intestinali. I biofilm formati da specie di Lactobacillus si sono rivelati estremamente sensibili all'ASC, sollevando serie preoccupazioni sulla possibilità che l'ingestione di MMS possa danneggiare gravemente il microbioma intestinale, quell'ecosistema complesso di microrganismi essenziale per la digestione, l'immunità e numerose funzioni metaboliche. Come spiega la ricercatrice, qualora venisse sviluppata una formulazione orale sicura di ASC, sarebbe imprescindibile condurre un'analisi approfondita del suo impatto sul microbioma prima di qualsiasi applicazione terapeutica.
La dimensione più insidiosa del fenomeno MMS, tuttavia, trascende la mera tossicologia chimica e coinvolge la diffusione capillare di disinformazione sanitaria. I ricercatori polacchi hanno inteso affrontare scientificamente non solo gli effetti biologici della sostanza, ma anche le dinamiche comunicative che ne alimentano l'uso. Il MMS viene promosso attraverso canali online per popolazioni particolarmente vulnerabili, inclusi bambini e donne in gravidanza, con affermazioni prive di qualsiasi fondamento scientifico. Particolarmente problematica risulta la sua promozione come strumento per la perdita di peso, dove le argomentazioni evitano completamente qualsiasi riferimento all'effetto sul tessuto adiposo, concentrandosi invece su messaggi di auto-accettazione mescolati paradossalmente a stigmatizzazione dell'obesità.
Il valore dello studio della Wroclaw Medical University risiede proprio nella costruzione di un contrasto evidence-based alle pseudoscienze sanitarie. Secondo la dottoressa Dudek-Wicher, contrastare efficacemente la disinformazione richiede un approccio integrato e multidisciplinare che non può prescindere dall'empatia: le persone si rivolgono a soluzioni come il MMS spinte da legittime preoccupazioni per la propria salute, e la comunicazione scientifica deve tenerne conto, fondandosi su rispetto e comprensione piuttosto che su condanna e ridicolizzazione. Il finanziamento di ricerche che sfidano sistematicamente le false affermazioni sanitarie rappresenta, secondo i ricercatori, una responsabilità fondamentale della comunità scientifica nei confronti della salute pubblica.
L'interesse mediatico suscitato dalla pubblicazione, che ha ottenuto copertura anche sulla homepage dell'Agenzia di Stampa Polacca, riflette una domanda crescente di informazioni chiare e scientificamente fondate su terapie alternative non validate. Forte di questo riscontro, il gruppo di ricerca coordinato dalla dottoressa Dudek-Wicher e dal professor Adam Junka ha annunciato l'intenzione di proseguire il lavoro di myth-busting scientifico, pianificando una serie di analisi e pubblicazioni su altre presunte cure miracolose ampiamente diffuse online, tra cui il DMSO, gli adattogeni e i vari protocolli di "detossificazione". L'obiettivo dichiarato della Facoltà di Farmacia è chiaro: non sottrarsi ai temi difficili e mettere al centro la sicurezza dei pazienti che, smarriti nella ricerca di trattamenti, rischiano di cadere vittime di pratiche pericolose mascherate da soluzioni naturali.