La Luna continua a restringersi, contraendosi lentamente mentre il suo interno si raffredda. Un fenomeno che non si limita agli altopiani lunari, come si credeva fino a pochi anni fa, ma che interessa in modo diffuso anche i maria, le vaste pianure scure visibili dalla Terra. A dimostrarlo è il primo atlante globale delle piccole dorsali dei maria lunari, strutture geologiche sottili ma significative che testimoniano un'attività tettonica relativamente recente sul nostro satellite naturale. La ricerca, pubblicata su The Planetary Science Journal, è frutto del lavoro di un team del Center for Earth and Planetary Studies del National Air and Space Museum e apre nuove prospettive sulla comprensione dell'evoluzione tettonica lunare e sui rischi sismici per le future missioni umane.
A differenza della Terra, dove la crosta è frammentata in placche che si muovono, collidono e si separano generando catene montuose, fosse oceaniche e attività vulcanica, la Luna possiede una crosta unica e continua. Le forze tettoniche vi operano in modo completamente diverso: lo stress si accumula all'interno di questa singola struttura, producendo morfologie distintive. Tra queste, le più note sono le scarpate lobate, dorsali create dalla compressione della crosta quando una sezione viene spinta sopra un'altra lungo una faglia. Queste formazioni, comuni negli altopiani lunari, si sono originate nell'ultimo miliardo di anni, corrispondente all'ultimo 20% circa della storia del satellite.
Il processo di contrazione lunare era stato documentato nel 2010 da Tom Watters, oggi senior scientist emeritus presso il Center for Earth and Planetary Studies e coautore dello studio attuale. Il raffreddamento progressivo dell'interno lunare provoca il restringimento della superficie, generando le forze compressive responsabili delle scarpate lobate. Tuttavia, queste strutture non spiegano completamente le caratteristiche di contrazione recente osservabili sulla Luna. Esiste infatti un'altra classe di morfologie, le piccole dorsali dei maria o SMR (Small Mare Ridges), che si formano per le stesse forze compressive ma si localizzano esclusivamente nelle pianure basaltiche, non negli altopiani.
Il team di ricerca ha realizzato il primo censimento sistematico di queste strutture, identificando 1.114 segmenti di SMR precedentemente sconosciuti distribuiti nei maria del lato visibile della Luna. Il catalogo comprende ora 2.634 dorsali con un'età media di 124 milioni di anni, praticamente identica a quella delle scarpate lobate degli altopiani, stimata in 105 milioni di anni in ricerche precedenti condotte dallo stesso Watters e collaboratori. Questa corrispondenza cronologica suggerisce che entrambe le tipologie di strutture appartengono alle formazioni geologiche più giovani del satellite.
L'analisi morfologica e strutturale dimostra che le SMR si formano lungo gli stessi tipi di faglie delle scarpate lobate. In alcune regioni si osserva una transizione diretta: le scarpate degli altopiani proseguono nei maria trasformandosi in dorsali, confermando l'origine comune di entrambe le strutture. "Dall'era Apollo conosciamo la prevalenza delle scarpate lobate negli altopiani lunari, ma questa è la prima volta che documentiamo la diffusione capillare di caratteristiche simili in tutti i maria lunari", ha spiegato Cole Nypaver, geologo post-dottorato presso il Center for Earth and Planetary Studies e primo autore dello studio. Questo lavoro ci permette di acquisire una prospettiva globalmente completa sul recente tettonismo lunare, aprendo la strada a una maggiore comprensione del suo interno, della sua storia termica e sismica, e del potenziale per futuri sismi lunari.
Le implicazioni pratiche di questa scoperta riguardano direttamente la sicurezza delle missioni spaziali. Ricerche precedenti di Watters avevano collegato le forze tettoniche che producono le scarpate lobate con i sismi lunari registrati. Poiché le SMR si formano attraverso lo stesso tipo di fagliazione, è probabile che anche le pianure dei maria siano interessate da attività sismica ovunque siano presenti queste dorsali. L'ampliamento della mappa delle potenziali sorgenti sismiche lunari offre agli scienziati nuove opportunità per studiare l'interno e il comportamento tettonico del satellite, ma evidenzia contemporaneamente possibili rischi sismici per gli astronauti che in futuro potrebbero esplorare o abitare la superficie lunare.
Come ha sottolineato Watters, "la nostra identificazione di giovani dorsali nei maria e la scoperta della loro origine completano il quadro globale di una Luna dinamica e in contrazione". La comprensione approfondita della tettonica e dell'attività sismica lunare assume particolare rilevanza nel contesto dei programmi di esplorazione in fase di sviluppo, come il programma Artemis della NASA, che prevede il ritorno permanente dell'uomo sulla Luna. "Viviamo un momento estremamente stimolante per la scienza e l'esplorazione lunare", ha dichiarato Nypaver. "I prossimi programmi forniranno una ricchezza di nuove informazioni sul nostro satellite. Una migliore comprensione della tettonica e dell'attività sismica lunare sarà direttamente funzionale alla sicurezza e al successo scientifico di queste missioni future".
La ricerca rappresenta un passo significativo verso la caratterizzazione completa dell'evoluzione geologica recente della Luna, dimostrando che il nostro satellite naturale è tutt'altro che un corpo celeste geologicamente inerte. La sua crosta continua a rispondere dinamicamente ai processi termici interni, producendo strutture tettoniche che possono generare attività sismica.