Il settore delle interfacce cervello-computer (BCI) sta vivendo una fase di accelerazione senza precedenti, con la Cina che si prepara a contendere agli Stati Uniti la leadership tecnologica in questo campo. Merito di un ecosistema favorevole fatto di investimenti pubblici massicci e di un entusiasmo generalizzato da parte degli investitori privati, che sta permettendo a startup locali di bruciare le tappe. NeuroXess, azienda con sede a Shanghai fondata appena nel 2021, rappresenta l'esempio più lampante di questa ascesa: in meno di quattro anni è riuscita a completare test clinici su pazienti umani con risultati che si avvicinano rapidamente a quelli del principale competitor occidentale, Neuralink di Elon Musk.
L'approccio tecnologico di NeuroXess si distingue per una scelta progettuale radicalmente diversa rispetto alla soluzione di Neuralink. Mentre quest'ultima utilizza un impianto invasivo dotato di microscopici filamenti che penetrano direttamente nel tessuto cerebrale per catturare i segnali neurali, la startup cinese ha optato per un dispositivo realizzato in poliammide e rete metallica che si adagia sulla superficie del cervello senza perforare alcun tessuto. Questa differenza architettonica non è solo una questione di preferenza ingegneristica: riduce significativamente i rischi di cicatrizzazione che potrebbero compromettere la qualità della lettura dei segnali nel lungo periodo, una preoccupazione sollevata da diversi esperti del settore riguardo agli elettrodi penetranti.
Sul fronte delle prestazioni concrete, i dati più recenti condivisi dal Financial Times rivelano che Neuralink ha raggiunto una velocità di trasferimento dati di 10 bps (bit per secondo) nei test clinici, mentre NeuroXess si attesta a 5.2 bps. Un divario ancora significativo, ma che testimonia quanto rapidamente la tecnologia cinese stia colmando il gap con il leader di mercato. Particolarmente impressionante è la velocità di recupero post-operatorio: un paziente paralizzato coinvolto nei test di NeuroXess è riuscito a controllare un cursore sul computer appena cinque giorni dopo l'intervento chirurgico, dimostrando l'efficacia immediata dell'interfaccia.
I trial clinici condotti finora da NeuroXess si sono concentrati su pazienti con esigenze mediche critiche, come persone affette da paralisi o sclerosi laterale amiotrofica (SLA). Una scelta obbligata per tecnologie BCI invasive, considerato che nessun individuo sano accetterebbe volontariamente un intervento chirurgico al cervello per installare un dispositivo di questo tipo. Questo limita attualmente il mercato potenziale alle applicazioni terapeutiche, almeno fino a quando non emergeranno soluzioni completamente non invasive con prestazioni comparabili.
Il panorama competitivo nel settore BCI sta beneficiando anche di un fenomeno di contaminazione tecnologica: secondo esperti del settore intervistati dal Financial Times, i progressi ottenuti con i sistemi invasivi stanno accelerando lo sviluppo delle interfacce non invasive. La conoscenza acquisita attraverso la ricerca su impianti diretti permette di ottimizzare algoritmi e sensori esterni, aprendo la prospettiva che in futuro si possano ottenere risultati clinicamente rilevanti senza necessità di interventi chirurgici. Un obiettivo che cambierebbe radicalmente il mercato, rendendo le BCI accessibili a una platea molto più ampia di utenti.
La Cina gode di vantaggi strutturali che potrebbero accelerare ulteriormente questo processo di innovazione. Il paese può contare su costi operativi inferiori per la sperimentazione clinica e su un quadro normativo più permissivo rispetto a Stati Uniti ed Europa, fattori che permettono di raccogliere volumi di dati maggiori in tempi più brevi. Si innesca così un circolo virtuoso: più dati generano algoritmi migliori, che attraggono più utenti, producendo ancora più dati per raffinare la tecnologia. Un meccanismo di apprendimento iterativo che potrebbe fare la differenza nella corsa verso BCI commercialmente viabili.