Una ricerca condotta su scala nazionale in Svezia ha rivelato che i farmaci per il trattamento dell’ADHD non si limitano a migliorare concentrazione e iperattività, ma producono effetti protettivi che si estendono ben oltre i sintomi immediati. L’analisi, che ha coinvolto circa 150.000 persone, rappresenta il tentativo più ambizioso mai realizzato per quantificare l’impatto reale di questi medicinali sulla vita quotidiana dei pazienti. I risultati potrebbero cambiare radicalmente il modo in cui medici, famiglie e istituzioni valutano i benefici della terapia farmacologica.
Quando i numeri raccontano una storia diversa
Zheng Chang del Karolinska Institute ha guidato quello che i ricercatori definiscono l’approccio “più vicino a uno studio randomizzato” mai tentato in questo campo. Usando i registri medici e legali svedesi, il team ha seguito i pazienti per due anni dopo la diagnosi, confrontando chi aveva iniziato la terapia entro tre mesi con chi non l’aveva fatto. Le persone in trattamento mostravano una probabilità inferiore del 25% di ricevere condanne penali o sviluppare problemi con droghe e alcol, un rischio di incidenti stradali ridotto del 16% e un calo del 15% nei tentativi di suicidio. Anche gli infortuni accidentali scendevano del 4%.
Samuele Cortese dell’Università di Southampton sottolinea che spesso si trascurano le conseguenze a lungo termine della mancata terapia. I genitori tendono a concentrarsi sui problemi scolastici immediati, ma dovrebbero essere informati anche sui rischi futuri. “Se non tratti l’ADHD, ci sono dei rischi”, afferma Cortese, evidenziando che ora esistono prove concrete del fatto che il trattamento riduce effettivamente questi pericoli.
Gli studi randomizzati controllati dimostrano l’efficacia dei farmaci sui sintomi, ma non hanno mai indagato le conseguenze più ampie. Questa lacuna viene colmata proprio dalla ricerca svedese.
Una metodologia innovativa per domande complesse
Il team ha utilizzato la “target trial emulation”, tecnica che analizza dati osservazionali come se provenissero da uno studio randomizzato. Un compromesso che supera i limiti etici degli studi a lungo termine e consente di valutare effetti che emergono nel corso degli anni. L’ADHD, caratterizzato da difficoltà di attenzione e impulsività, influenza profondamente la vita quotidiana, ma finora la ricerca si era concentrata soprattutto su benefici clinici immediati.
Adam Guastella dell’Università di Sydney sottolinea l’impatto potenziale di queste evidenze sulle politiche pubbliche. La riduzione di criminalità, incidenti e problemi di salute mentale rappresenta un vantaggio non solo per i pazienti, ma per l’intera società.
La ricerca dimostra che i benefici del trattamento farmacologico dell’ADHD si estendono in aree della vita raramente considerate. Un risultato che potrebbe influenzare sia le decisioni cliniche sia le valutazioni economiche dei sistemi sanitari, rafforzando l’idea che i costi della terapia siano ampiamente compensati dai benefici sociali.