Nella paleontologia dei vertebrati, poche finestre temporali risultano tanto cruciali quanto i primi milioni di anni successivi alla grande estinzione di massa del Permiano-Triassico, avvenuta circa 252 milioni di anni fa. Questo evento catastrofico, il più devastante nella storia della vita sulla Terra, spazzò via oltre il 90% delle specie marine e circa il 70% di quelle terrestri, aprendo la strada a una riconfigurazione radicale degli ecosistemi planetari. È in questo contesto di rinascita biologica che si inserisce una ricerca appena pubblicata sul Journal of Vertebrate Paleontology, che riscrive la nostra comprensione di come i tetrapodi — vertebrati dotati di arti — abbiano rapidamente ricolonizzato gli oceani e si siano diffusi su scala globale all'inizio dell'Era Mesozoica.
Al centro dello studio vi sono fossili raccolti nella regione di Kimberley, nell'Australia Occidentale settentrionale, durante spedizioni condotte negli anni Sessanta e Settanta del Novecento. Quei reperti giacevano pressoché dimenticati nelle collezioni museali: una ricerca del 1972 li aveva attribuiti a un'unica specie, Erythrobatrachus noonkanbahensis, identificata da alcuni frammenti cranici emersi dall'erosione rocciosa presso la stazione di allevamento di Noonkanbah, a est della remota città di Derby. Nel corso dei decenni successivi, i campioni originali erano stati addirittura smarriti, innescando una ricerca internazionale attraverso le collezioni museali di Australia e Stati Uniti. Nel 2024, i reperti a lungo perduti sono stati finalmente ritrovati, rendendo possibile una riesaminazione con tecniche moderne.
I fossili provengono da una regione che, 250 milioni di anni fa, non era il deserto aspro che è oggi, bensì il margine di un'insenatura costiera poco profonda affacciata su un vasto oceano preistorico. L'analisi ad alta risoluzione attraverso scansioni tridimensionali ha rivelato una sorpresa di notevole portata: le ossa un tempo attribuite a un'unica specie appartengono in realtà ad almeno due distinti trematosauridi, ovvero Erythrobatrachus e una seconda forma riferibile al genere Aphaneramma.
I trematosauridi erano anfibi temnospondili, lontani parenti degli odierni salamandre e rane, con un aspetto generale simile a quello dei coccodrilli, capaci di raggiungere lunghezze fino a 2 metri. Il loro significato paleontologico è straordinario: i loro fossili compaiono in depositi sedimentari costieri formatisi meno di un milione di anni dopo l'estinzione di fine Permiano, il che li rende il gruppo più antico chiaramente riconoscibile di tetrapodi marini del Mesozoico.
Le scansioni 3D del cranio di Erythrobatrachus indicano che, da completo, misurava circa 40 centimetri di lunghezza, appartenendo a un predatore di corporatura robusta con una testa larga e potente. Aphaneramma, di dimensioni corporee simili, presentava invece un muso lungo e affusolato, morfologicamente adatto a catturare pesci di piccole dimensioni con rapidi movimenti. Entrambe le specie nuotavano nelle stesse acque aperte, ma occupavano verosimilmente nicchie ecologiche distinte, puntando a prede diverse: un esempio precoce di partizione delle risorse all'interno della stessa comunità marina.
La distribuzione geografica dei due generi offre ulteriori elementi di riflessione sul dinamismo evolutivo del Triassico iniziale. Erythrobatrachus è noto esclusivamente dall'Australia, mentre Aphaneramma ha lasciato tracce fossili in rocce di età analoga alle Svalbard nell'Artico scandinavo, nell'Estremo Oriente russo, in Pakistan e in Madagascar. Questa dispersione suggerisce che alcuni dei primi tetrapodi marini mesozoici abbiano rapidamente diversificato i loro ruoli ecologici e si siano diffusi su scala planetaria, probabilmente percorrendo le coste interconnesse dei supercontinenti nel corso dei primi due milioni di anni dell'Era dei Dinosauri.
La scoperta è particolarmente significativa perché la maggior parte dei fossili di questi antichi predatori acquatici è stata rinvenuta nell'emisfero settentrionale: i ritrovamenti dall'emisfero australe erano rari e poco documentati. I reperti australiani colmano dunque una lacuna geografica importante nella ricostruzione biogeografica dei tetrapodi marini mesozoici, dimostrando che la diversificazione di questi animali fu un fenomeno davvero globale, non confinato alle acque settentrionali della Tetide, il grande oceano preistorico che separava Laurasia da Gondwana.
I fossili ritrovati di Erythrobatrachus sono ora in corso di restituzione all'Australia, dove potranno essere conservati e studiati nel lungo periodo. Ulteriori esemplari di anfibi dell'Era dei Dinosauri sono consultabili presso lo Swedish Museum of Natural History di Stoccolma. Le domande aperte restano numerose: quante altre specie di trematosauridi potrebbero essere nascoste nelle collezioni museali mondiali, erroneamente classificate o semplicemente non ancora studiate con le tecniche di imaging disponibili oggi? E quanto rapidamente, nei millenni successivi all'estinzione, queste creature abbiano effettivamente colonizzato gli oceani globali rimane un campo di ricerca attivo, destinato a essere ridisegnato ogni volta che un cassetto di museo viene riaperto con occhi nuovi.