Il tè rappresenta oggi uno dei campi di ricerca più attivi nell'ambito della nutrizione preventiva e della salute pubblica. Una nuova revisione scientifica complessiva ha esaminato decenni di studi su questa bevanda millenaria, confermando che il consumo regolare di tè, in particolare quello verde, è associato a una significativa riduzione del rischio di malattie cardiovascolari, obesità, diabete e diverse forme di tumore. Ma le evidenze raccolte vanno ben oltre: emergono correlazioni robuste anche con la protezione delle funzioni cognitive, il rallentamento della sarcopenia negli anziani e importanti effetti antinfiammatori e antimicrobici. Un quadro che colloca il tè tra le bevande con il maggior potenziale protettivo per la salute a lungo termine,pur con alcune importanti cautele legate alle moderne varianti commerciali.
La ricerca, pubblicata sulla rivista Beverage Plant Research dal gruppo guidato da Mingchuan Yang e Li Zhou del Tea Research Institute presso la Chinese Academy of Agricultural Sciences, ha sintetizzato le evidenze disponibili sia da studi di laboratorio che da ampi studi epidemiologici condotti su popolazioni umane. Il tè deriva dalle foglie della pianta Camellia sinensis e il suo utilizzo risale a secoli fa, quando veniva consumato principalmente per scopi medicinali prima di diffondersi come bevanda quotidiana in tutto il mondo. La chiave dei suoi effetti benefici risiede nell'elevata concentrazione di polifenoli, in particolare le catechine, composti bioattivi che gli autori identificano come responsabili principali delle proprietà protettive.
Sul fronte cardiovascolare, gli studi di coorte analizzati mostrano che i consumatori abituali di tè presentano tassi di mortalità per tutte le cause significativamente inferiori rispetto ai non consumatori. Il tè verde in particolare sembra esercitare effetti protettivi misurabili: contribuisce alla riduzione della pressione arteriosa e al miglioramento del profilo lipidico, con un impatto positivo sui livelli di colesterolo. Questi meccanismi si traducono in una diminuzione documentata dell'incidenza di eventi cardiovascolari e di alcune neoplasie nei bevitori regolari di tè.
Nel campo del metabolismo e del controllo del peso corporeo, le evidenze indicano che le catechine del tè verde possono supportare la perdita di peso e migliorare diversi marcatori metabolici in individui con obesità. Gli studi suggeriscono un'azione diretta sul metabolismo dei lipidi e sulla regolazione della glicemia, elementi che rendono il tè un potenziale alleato nella gestione del diabete di tipo 2. Tuttavia, gli autori sottolineano che mentre il tè verde ha beneficiato di un'attenzione scientifica considerevole, le altre varietà – tè nero, oolong e bianco – restano meno studiate, lasciando aperti interrogativi importanti sui loro specifici profili di bioattività.
Particolarmente interessanti sono i dati relativi alla neuroprotezione e alla preservazione della massa muscolare nell'invecchiamento. La ricerca rileva che gli adulti più anziani che consumano regolarmente tè mostrano tassi inferiori di declino cognitivo e una minore presenza di biomarcatori associati alla malattia di Alzheimer. Parallelamente, le catechine sembrano esercitare un effetto protettivo contro la sarcopenia, la perdita progressiva di massa e forza muscolare tipica dell'età avanzata. Questo si traduce in migliori performance fisiche, maggiore forza e funzionalità globale, elementi cruciali per mantenere l'autonomia e la qualità della vita negli anziani.
La revisione non manca però di evidenziare rischi e limitazioni significative. Non tutti i prodotti a base di tè offrono gli stessi benefici: le varianti commerciali come tè in bottiglia e bubble tea contengono spesso zuccheri aggiunti, dolcificanti artificiali e conservanti che possono attenuare o persino annullare gli effetti protettivi naturali della bevanda. Gli autori segnalano inoltre preoccupazioni relative a contaminanti quali residui di pesticidi, metalli pesanti e microplastiche rilevabili in alcune produzioni. Sebbene a livelli di consumo tipici questi elementi non rappresentino un rischio significativo per la maggior parte delle persone, potrebbero diventare rilevanti per chi consuma quantità molto elevate di tè nel lungo periodo.
Un altro aspetto metodologico importante riguarda l'interferenza del tè con l'assorbimento di alcuni nutrienti essenziali, in particolare il ferro non-eme e il calcio. Questa interazione potrebbe essere clinicamente significativa per specifici gruppi di popolazione, come chi segue diete vegetariane o persone con fabbisogni nutrizionali particolari, suggerendo la necessità di strategie di consumo personalizzate.
Le conclusioni degli autori convergono su un messaggio chiaro: il tè tradizionale, preparato per infusione delle foglie, offre benefici concreti e documentati quando consumato con moderazione e regolarità. L'assunzione quotidiana di tè verde appare associata a una riduzione misurabile del rischio di malattie cardiovascolari, diabete e alcune forme di cancro. Tuttavia, Yang, Zhou e colleghi sottolineano che rimangono lacune sostanziali nella letteratura scientifica: servono studi di lungo termine che confrontino sistematicamente le diverse varietà di tè, che approfondiscano gli effetti dei contaminanti e che definiscano con maggiore precisione le dosi ottimali per diverse popolazioni e condizioni di salute.