image/svg+xml
Logo Tom's Hardware
  • Hardware
  • Videogiochi
  • Mobile
  • Elettronica
  • EV
  • Scienze
  • B2B
  • Quiz
  • Tom's Hardware Logo
  • Hardware
  • Videogiochi
  • Mobile
  • Elettronica
  • EV
  • Scienze
  • B2B
  • Quiz
  • Forum
  • Sconti & Coupon
Offerte & Coupon
Accedi a Xenforo
Immagine di Idrogeno verde, risolto il problema nascosto Idrogeno verde, risolto il problema nascosto...
Immagine di Un noto integratore cerebrale accorcia la vita degli uomini Un noto integratore cerebrale accorcia la vita degli uomini...

Perché alcune persone restano mentalmente brillanti per decenni

Uno studio su oltre 18.000 persone collega la memoria eccezionale degli over 80 a varianti genetiche che riducono il rischio di Alzheimer.

Advertisement

Avatar di Antonello Buzzi

a cura di Antonello Buzzi

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 23/01/2026 alle 08:55

La notizia in un minuto

  • I super ager ultraottantenni con memoria eccezionale presentano una probabilità inferiore del 68% di possedere la variante genetica di rischio APOE-ε4 rispetto ai coetanei con Alzheimer
  • Uno studio su oltre 18.000 partecipanti rivela che i super ager sono 103% più propensi a possedere la variante protettiva APOE-ε2 rispetto agli ultraottantenni con demenza
  • La ricerca identifica un profilo genetico distintivo che potrebbe aprire nuove strade nella comprensione dei meccanismi di resilienza all'Alzheimer

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

Quando acquisti tramite i link sul nostro sito, potremmo guadagnare una commissione di affiliazione. Scopri di più

La memoria eccezionale degli ultraottantenni potrebbe nascondere un segreto genetico fondamentale per comprendere i meccanismi di resistenza all'Alzheimer. Un vasto studio coordinato dal Vanderbilt University Medical Center e pubblicato sulla rivista Alzheimer's & Dementia ha analizzato il profilo genetico dei cosiddetti "super ager", persone che superano gli 80 anni mantenendo capacità cognitive paragonabili a quelle di adulti di 20 o 30 anni più giovani. La ricerca, che ha esaminato oltre 18.000 partecipanti attraverso otto coorti nazionali americane, rivela differenze genetiche sorprendenti che potrebbero aprire nuove strade nella prevenzione della demenza.

Il cuore della scoperta riguarda il gene APOE, già noto per il suo ruolo nell'Alzheimer ad esordio tardivo. Esistono diverse varianti di questo gene: la versione APOE-ε4 rappresenta il più potente fattore di rischio genetico noto per la malattia, mentre la variante APOE-ε2 è stata associata a un effetto protettivo. I ricercatori guidati da Leslie Gaynor, assistente professoressa di Medicina nella Divisione di Geriatria, e Alaina Durant, analista genetica del Vanderbilt Memory and Alzheimer's Center, hanno confrontato la frequenza di queste varianti nei super ager rispetto a coetanei con funzioni cognitive normali o affetti da demenza di Alzheimer.

I risultati mostrano un quadro genetico distintivo. I super ager presentano una probabilità inferiore del 68% di possedere la variante di rischio APOE-ε4 rispetto a individui ultraottantenni con diagnosi di Alzheimer. Ancora più significativo è il confronto con anziani cognitivamente sani della stessa età: anche in questo caso, i super ager mostrano una riduzione del 19% nella presenza della variante rischiosa. Come sottolineato da Gaynor, sebbene tutti gli adulti che raggiungono gli 80 anni senza demenza clinica dimostrino un invecchiamento eccezionale, il fenotipo dei super ager identifica un gruppo particolarmente straordinario con ridotto rischio genetico per l'Alzheimer.

I super ager risultano 103% più propensi a possedere la variante protettiva APOE-ε2 rispetto agli ultraottantenni con Alzheimer

L'altro versante della scoperta riguarda proprio la variante protettiva. Per la prima volta, uno studio documenta una frequenza significativamente superiore di APOE-ε2 nei super ager. Rispetto agli anziani cognitivamente normali over 80, questi individui eccezionali mostrano una probabilità maggiore del 28% di portare questa variante. Il dato diventa ancora più marcato nel confronto con pazienti affetti da Alzheimer: in questo caso, la probabilità sale al 103%, suggerendo un potente effetto protettivo di questa configurazione genetica.

La metodologia dello studio si è basata sui dati dell'Alzheimer's Disease Sequencing Project Phenotype Harmonization Consortium (ADSP-PHC), coordinato da Timothy Hohman, professore di Neurologia e coautore della ricerca. La popolazione analizzata comprendeva 18.080 partecipanti provenienti da diverse etnie: 1.412 super ager bianchi non ispanici, 211 super ager neri non ispanici, 8.829 individui con demenza di Alzheimer e 7.628 controlli cognitivamente normali. Per qualificarsi come super ager, i partecipanti ultraottantenni dovevano ottenere punteggi di memoria superiori alla media degli adulti cognitivamente normali di età compresa tra 50 e 64 anni.

I dati epidemiologici forniscono un contesto importante: a livello mondiale, circa il 13,7% della popolazione possiede la variante APOE-ε4, mentre nella popolazione studiata questa percentuale raggiungeva il 43,9%, riflettendo l'arricchimento deliberato di soggetti a rischio o affetti da Alzheimer. Questa differenza rende ancora più significativa la ridotta presenza della variante rischiosa nei super ager, evidenziando come il loro profilo genetico si discosti sostanzialmente sia dalla popolazione generale che dai pazienti con demenza.

Le implicazioni per la ricerca sull'Alzheimer sono notevoli. Secondo Gaynor, questi risultati incoraggiano fortemente l'idea che il fenotipo dei super ager possa rivelarsi uno strumento prezioso nella ricerca dei meccanismi che conferiscono resilienza alla malattia. Comprendere perché alcune persone mantengono capacità cognitive eccezionali nonostante l'età avanzata potrebbe illuminare percorsi biologici ancora sconosciuti, potenzialmente traducibili in strategie preventive o terapeutiche. Il lavoro, sostenuto da finanziamenti dei National Institutes of Health e realizzato in collaborazione con 32 ricercatori provenienti da 15 università, rappresenta il più ampio studio finora condotto sulle differenze genetiche legate allo status di super ager.

Le prospettive future della ricerca dovranno chiarire i meccanismi molecolari attraverso cui queste varianti genetiche influenzano il rischio di demenza e il mantenimento delle funzioni cognitive. Rimangono domande aperte su come la variante protettiva APOE-ε2 eserciti i suoi effetti benefici a livello cerebrale, e se esistano altri fattori genetici o ambientali che interagiscono con queste varianti per determinare il fenotipo dei super ager.

Fonte dell'articolo: www.sciencedaily.com

Le notizie più lette

#1
Perplexity Computer: ho speso 200 euro in 12 ore così non devi farlo tu
2

Business

Perplexity Computer: ho speso 200 euro in 12 ore così non devi farlo tu

#2
RDNA 5 AT0, la top AMD torna per i gamer
8

Hardware

RDNA 5 AT0, la top AMD torna per i gamer

#3
Il MacBook low-cost avrà queste limitazioni
3

Hardware

Il MacBook low-cost avrà queste limitazioni

#4
SwitchBot AI Hub rivoluziona la smart home con OpenClaw

Altri temi

SwitchBot AI Hub rivoluziona la smart home con OpenClaw

#5
Samsung Galaxy S26 e S26 Ultra, perfettamente bilanciati
4

Anteprima

Samsung Galaxy S26 e S26 Ultra, perfettamente bilanciati

👋 Partecipa alla discussione!

0 Commenti

⚠️ Stai commentando come Ospite . Vuoi accedere?

Invia

Per commentare come utente ospite, clicca triangoli

Cliccati: 0 /

Reset

Questa funzionalità è attualmente in beta, se trovi qualche errore segnalacelo.

Segui questa discussione

Advertisement

Ti potrebbe interessare anche

Un noto integratore cerebrale accorcia la vita degli uomini
1

Scienze

Un noto integratore cerebrale accorcia la vita degli uomini

Di Antonello Buzzi
Idrogeno verde, risolto il problema nascosto
2

Scienze

Idrogeno verde, risolto il problema nascosto

Di Antonello Buzzi
Risolto il mistero del nitrito dei cavalli

Scienze

Risolto il mistero del nitrito dei cavalli

Di Antonello Buzzi
Prostata: microplastiche trovate nel 90% dei tumori

Scienze

Prostata: microplastiche trovate nel 90% dei tumori

Di Antonello Buzzi
Simboli di 40.000 anni riscrivono le origini della scrittura

Scienze

Simboli di 40.000 anni riscrivono le origini della scrittura

Di Antonello Buzzi

Advertisement

Advertisement

Footer
Tom's Hardware Logo

 
Contatti
  • Contattaci
  • Feed RSS
Legale
  • Chi siamo
  • Privacy
  • Cookie
  • Affiliazione Commerciale
Altri link
  • Forum
Il Network 3Labs Network Logo
  • Tom's Hardware
  • SpazioGames
  • CulturaPop
  • Data4Biz
  • SosHomeGarden
  • Aibay
  • Coinlabs

Tom's Hardware - Testata giornalistica associata all'USPI Unione Stampa Periodica Italiana, registrata presso il Tribunale di Milano, nr. 285 del 9/9/2013 - Direttore: Andrea Ferrario

3LABS S.R.L. • Via Pietro Paleocapa 1 - Milano (MI) 20121
CF/P.IVA: 04146420965 - REA: MI - 1729249 - Capitale Sociale: 10.000 euro

© 2026 3Labs Srl. Tutti i diritti riservati.