L’industria aerospaziale italiana si prepara a firmare una pagina storica dell’esplorazione spaziale con la costruzione del primo habitat permanente per esseri umani sulla superficie lunare. Il progetto, previsto per il 2033, segna un traguardo tecnologico paragonabile al lancio del satellite San Marco negli anni ’60, quando l’Italia divenne la terza nazione al mondo a mettere in orbita un proprio satellite. Questa volta l’obiettivo è ancora più ambizioso: creare una base operativa stabile che permetta agli astronauti di vivere e lavorare sul nostro satellite naturale per lunghi periodi.
Il design di una casa spaziale
Il modulo abitativo multiuso, o Mph (Multi-purpose habitation), dovrà affrontare sfide ingegneristiche senza precedenti. Le condizioni lunari sono estreme: temperature da -173°C di notte a +127°C di giorno, assenza di atmosfera e conseguente esposizione a radiazioni cosmiche e micro-meteoriti, oltre a una gravità sei volte inferiore a quella terrestre, che richiede soluzioni innovative per i sistemi di supporto vitale.
Thales Alenia Space, joint venture franco-italiana tra Thales e Leonardo, ha ottenuto dall’Agenzia Spaziale Italiana l’incarico di sviluppare la struttura. L’habitat sarà progettato per operare autonomamente per circa dieci anni, ospitando missioni con equipaggio e operazioni robotiche completamente automatiche.
Una strategia più ampia
Il modulo italiano rientra nel programma Artemis della NASA, che punta a una presenza umana permanente sulla Luna come trampolino per l’esplorazione di Marte.
Teodoro Valente, presidente dell’ASI, ha definito l’iniziativa “un’ennesima sfida scientifica per l’Italia”, mirata a portare sulla superficie lunare “un insediamento umano confortevole e sicuro”. Al progetto parteciperanno anche Altec, controllata da Thales Alenia Space Italia e ASI, e altre aziende italiane.
Tecnologie all’avanguardia
La progettazione preliminare si concentrerà su tecnologie innovative per garantire la sopravvivenza in un ambiente ostile: schermatura dalle radiazioni, gestione dell’energia, produzione di ossigeno, riciclo dei rifiuti. Particolare attenzione sarà data alla mobilità del modulo, che dovrà spostarsi sulla superficie per ottimizzare le attività scientifiche.
Giampiero Di Paolo, amministratore delegato di Thales Alenia Space Italia, ha definito l’incarico un’opportunità per “guidare il progresso scientifico e tecnologico nella costruzione del primo avamposto umano italiano sulla superficie lunare”. L’azienda, forte di un’esperienza consolidata nel settore dell’abitabilità spaziale, dovrà ora affrontare sfide ancora più complesse rispetto alle missioni in orbita terrestre, dove il campo magnetico del pianeta offre una protezione naturale dalle radiazioni cosmiche.