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Il “segreto” del suolo che raddoppia la ricrescita forestale

Un esperimento durato fino a 20 anni rivela che l’azoto è determinante nelle prime fasi di ricrescita, mentre il fosforo ha un impatto limitato.

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Avatar di Antonello Buzzi

a cura di Antonello Buzzi

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 16/01/2026 alle 08:45

La notizia in un minuto

  • Le foreste tropicali con adeguate quantità di azoto nel suolo si rigenerano a velocità doppia nei primi dieci anni dopo la deforestazione, secondo uno studio su 76 porzioni in America Centrale durato 20 anni
  • Le carenze di azoto nelle giovani foreste tropicali potrebbero impedire il sequestro di 0,69 miliardi di tonnellate di CO₂ all'anno, equivalenti a due anni di emissioni del Regno Unito
  • I ricercatori propongono strategie sostenibili come piantare leguminose che arricchiscono naturalmente il suolo di azoto, evitando fertilizzanti chimici che emettono gas serra

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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Le foreste tropicali possono rigenerarsi a una velocità doppia dopo la deforestazione quando i loro suoli contengono quantità adeguate di azoto. È quanto emerge da uno studio sperimentale senza precedenti per ampiezza e durata, che dimostra come i processi che avvengono nel sottosuolo giochino un ruolo determinante nella capacità degli ecosistemi forestali di riprendersi dopo eventi di disboscamento. La ricerca, condotta da un consorzio internazionale guidato dall'Università di Leeds e pubblicata il 13 gennaio su Nature Communications, apre nuove prospettive per le strategie di riforestazione orientate alla mitigazione climatica.

Il team scientifico ha progettato l'esperimento più esteso mai realizzato per analizzare l'influenza dei nutrienti sulla ricrescita delle foreste tropicali. I ricercatori hanno monitorato 76 porzioni forestali in America Centrale per un periodo fino a 20 anni, selezionando siti con età e dimensioni diverse per seguire l'evoluzione della vegetazione nel tempo. Ciascuna porzione è stata sottoposta a trattamenti differenziati: fertilizzazione con azoto, con fosforo, con entrambi i nutrienti, oppure nessun intervento. Questo approccio sperimentale ha permesso di confrontare direttamente le risposte degli ecosistemi in condizioni variabili di disponibilità nutritiva.

I risultati hanno evidenziato che durante i primi dieci anni di recupero, le foreste con disponibilità adeguata di azoto hanno mostrato tassi di ricrescita circa doppi rispetto a quelle carenti di questo elemento. Il fosforo, invece, non ha prodotto effetti comparabili quando somministrato isolatamente. Questa scoperta sfida alcune assunzioni consolidate sulle dinamiche nutritive delle foreste tropicali e sottolinea l'importanza critica dell'azoto nelle fasi iniziali della rigenerazione forestale.

Wenguang Tang, primo autore dello studio che ha condotto la ricerca durante il dottorato all'Università di Leeds, ha spiegato che l'indagine suggerisce l'esistenza di modalità per incrementare la cattura e lo stoccaggio dei gas serra attraverso la riforestazione, gestendo i nutrienti disponibili per gli alberi. Tuttavia, gli scienziati mettono in guardia contro l'applicazione su larga scala di fertilizzanti azotati, che potrebbero generare effetti collaterali dannosi, tra cui le emissioni di protossido di azoto, un gas serra con potenziale di riscaldamento globale molto elevato.

Se le carenze di azoto interessano le giovani foreste tropicali a livello mondiale, circa 0,69 miliardi di tonnellate di anidride carbonica potrebbero non essere sequestrate ogni anno

Il gruppo di ricerca propone invece alternative pratiche e sostenibili. Una strategia consiste nel piantare specie della famiglia delle leguminose, che attraverso la simbiosi con batteri azotofissatori arricchiscono naturalmente il suolo di azoto. Un'altra opzione prevede il ripristino forestale in aree che già presentano concentrazioni sufficienti di questo elemento a causa della deposizione atmosferica derivante dall'inquinamento industriale e agricolo.

Le foreste tropicali rappresentano alcuni tra i più importanti pozzi di carbonio del pianeta, contribuendo alla mitigazione dei cambiamenti climatici attraverso il processo di sequestro del carbonio atmosferico e il suo immagazzinamento nella biomassa vegetale. Secondo le stime dei ricercatori, se le carenze di azoto interessano le giovani foreste tropicali a livello mondiale, circa 0,69 miliardi di tonnellate di anidride carbonica potrebbero non essere sequestrate ogni anno, una quantità equivalente a circa due anni di emissioni di gas serra del Regno Unito.

Lo studio ha coinvolto ricercatori dell'Università di Glasgow, dello Smithsonian Tropical Research Institute, delle università Yale, Princeton e Cornell, della National University of Singapore e del Cary Institute of Ecosystem Studies. La dottoressa Sarah Batterman, professoressa associata presso la School of Geography dell'Università di Leeds e responsabile principale della ricerca, ha sottolineato che i risultati sperimentali hanno implicazioni rilevanti per la comprensione e la gestione delle foreste tropicali come soluzioni climatiche naturali.

La pubblicazione arriva poche settimane dopo la conclusione della COP 30 in Brasile, dove è stato annunciato il Tropical Forest Forever Facility, un fondo destinato ad aiutare i paesi con foreste tropicali nella protezione degli ecosistemi esistenti e nel ripristino di quelli danneggiati. Batterman ha precisato che, sebbene evitare la deforestazione delle foreste mature debba rimanere la priorità assoluta, la comprensione dell'impatto dei nutrienti sul sequestro del carbonio diventa cruciale quando i responsabili politici devono valutare dove e come ripristinare le foreste per massimizzare la cattura di anidride carbonica. 

Fonte dell'articolo: www.sciencedaily.com

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