L'interno dei tronchi degli alberi nasconde un universo microscopico tanto vasto quanto sconosciuto, popolato da miliardi di batteri e funghi che potrebbero rivoluzionare la nostra comprensione degli ecosistemi forestali. Una ricerca internazionale guidata dall'Università del Connecticut ha svelato per la prima volta l'esistenza di un microbioma arboreo complesso, che vive all'interno del legno vivo e rappresenta una componente fondamentale ma finora trascurata della biosfera terrestre. Questa scoperta non solo ridefinisce il concetto stesso di albero come organismo, ma apre scenari inediti per la comprensione dei cicli globali del carbonio e delle strategie di conservazione forestale.
Un mondo nascosto nel cuore degli alberi
Contrariamente a quanto si riteneva, il legno vivo non è sterile. Analizzando campioni di 2.600 alberi appartenenti a 117 specie in 28 Paesi, con tecniche avanzate di sequenziamento del DNA, i ricercatori hanno mappato comunità microbiche interne ricchissime: ogni albero ospita in media 1.200 specie tra batteri, funghi, archaea e lieviti.
La composizione varia tra le parti del tronco: nel durame, più interno e lignificato, dominano organismi anaerobici; nell’alburno, più esterno e attivo, prosperano comunità più diversificate che includono anche specie aerobiche.
Geografia microbica su scala planetaria
L’analisi mostra pattern geografici netti. Gli alberi tropicali ospitano microbiomi più ricchi e vari, mentre quelli di regioni temperate e boreali presentano comunità relativamente più semplici ma altamente specializzate. Questa distribuzione, in parte parallela a quella della biodiversità visibile, suggerisce driver evolutivi condivisi.
Specie dei generi Burkholderia e Paenibacillus ricorrono in tutti i continenti, delineando un “core microbioma” globale con funzioni ecologiche chiave. Altri gruppi mostrano preferenze regionali, in linea con climi e condizioni locali.
Funzioni ecologiche ancora da svelare
Le prime evidenze indicano ruoli cruciali per salute dell’albero ed equilibrio dell’ecosistema. Parte dei batteri fissa azoto atmosferico, altri producono composti antimicrobici che possono proteggere da patogeni; un ulteriore gruppo contribuisce a decomposizione e riciclo dei nutrienti. La presenza congiunta di microrganismi metanogeni e metanotrofi (produttori e consumatori di metano) offre una possibile spiegazione alle emissioni di gas serra dai tronchi, con implicazioni per i modelli climatici.
Implicazioni per la ricerca forestale
Per evitare contaminazioni, i campioni sono stati prelevati perforando il tronco con trapani sterilizzati e analizzati con tecnologie di sequenziamento di ultima generazione: un salto metodologico per la microbiologia forestale. I risultati suggeriscono che il microbioma interno influenzi crescita, fisiologia e resilienza ai cambiamenti climatici, aprendo la strada a pratiche di gestione più sostenibili e a nuove strategie di riforestazione.
Verso una nuova ecologia forestale
Questa scoperta trasforma l’albero da organismo singolo a olobionte: un sistema integrato formato dall’ospite vegetale e dalle sue comunità microbiche. Ne derivano approcci conservazionistici e silvicolturali che considerano anche l’ecosistema microbico interno. Restano aperte questioni cruciali su trasmissione tra generazioni e impatto del microbioma su fitness e adattamento: risposte che saranno decisive per la tutela della biodiversità forestale nel XXI secolo.