image/svg+xml
Logo Tom's Hardware
  • Hardware
  • Videogiochi
  • Mobile
  • Elettronica
  • EV
  • Scienze
  • B2B
  • Quiz
  • Tom's Hardware Logo
  • Hardware
  • Videogiochi
  • Mobile
  • Elettronica
  • EV
  • Scienze
  • B2B
  • Quiz
  • Forum
  • Sconti & Coupon
Offerte & Coupon
Accedi a Xenforo
Immagine di Scoperto il gene che può salvare le banane Scoperto il gene che può salvare le banane...
Immagine di NASA accusa Boeing per il fallimento Starliner NASA accusa Boeing per il fallimento Starliner...

Santorini: 28.000 scosse per un’ondata di magma

Uno studio internazionale ricostruisce l’ascesa di 300 milioni di m³ di magma sotto Santorini, all’origine della crisi sismica del 2025.

Advertisement

Avatar di Antonello Buzzi

a cura di Antonello Buzzi

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 18/02/2026 alle 08:45

La notizia in un minuto

  • Oltre 28.000 terremoti hanno colpito Santorini in poche settimane all'inizio del 2025, causati dall'ascesa di 300 milioni di metri cubi di magma dalle profondità della crosta terrestre
  • Un sistema di intelligenza artificiale e sensori sottomarini hanno permesso di tracciare con precisione inedita il percorso del magma, rivelando una connessione idraulica sconosciuta tra Santorini e il vulcano sottomarino Kolumbo
  • Il magma si è stabilizzato a circa quattro chilometri sotto il fondale, ma l'evoluzione resta incerta: potrebbe solidificarsi o riprendere la risalita verso una possibile eruzione

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

Quando acquisti tramite i link sul nostro sito, potremmo guadagnare una commissione di affiliazione. Scopri di più

Nel Mar Egeo orientale, una delle regioni geologicamente più irrequiete d'Europa, la terra ha improvvisamente iniziato a tremare con una violenza inaspettata all'inizio del 2025. Santorini e le aree circostanti sono state scosse da oltre 28.000 terremoti concentrati in poche settimane, sollevando preoccupazioni immediate sulla possibile riattivazione del sistema vulcanico dell'arcipelago. Ora un team internazionale di ricercatori, coordinato dal GFZ Helmholtz Centre per le Geoscienze e dal GEOMAR Helmholtz Centre per la Ricerca Oceanica di Kiel, ha ricostruito con precisione inedita l'origine di questa crisi sismica, rivelando un fenomeno di intrusione magmatica che ha coinvolto circa 300 milioni di metri cubi di roccia fusa in risalita dalle profondità della crosta terrestre. I risultati, pubblicati sulla prestigiosa rivista Nature, rappresentano un importante passo avanti nella comprensione dei meccanismi che precedono potenziali eruzioni vulcaniche in ambienti sottomarini complessi.

La chiave per decifrare questa intensa attività sismica è stata la combinazione di tecnologie all'avanguardia e strategie di monitoraggio innovative. Il team ha integrato dati provenienti da stazioni sismiche terrestri con quelli raccolti da strumenti posizionati sul fondale marino nei pressi del vulcano sottomarino Kolumbo, situato a soli sette chilometri da Santorini e attivo da millenni. Particolarmente rilevante è stato l'impiego di un sistema di intelligenza artificiale sviluppato dai ricercatori del GFZ, capace di analizzare automaticamente quantità enormi di dati sismici e localizzare gli epicentri con una precisione notevolmente superiore rispetto ai metodi tradizionali. Questa analisi ad alta risoluzione ha permesso di tracciare il percorso del magma mentre ascendeva attraverso la crosta, fratturando progressivamente gli strati rocciosi circostanti e generando migliaia di scosse in un processo dinamico che si è sviluppato nell'arco di diversi mesi.

La sequenza degli eventi ricostruita dai geofisici inizia in realtà molto prima delle scosse più intense. Nel luglio 2024, il magma aveva già cominciato ad accumularsi in un serbatoio poco profondo sotto Santorini, causando un sollevamento dell'isola di alcuni centimetri, rilevato attraverso interferometria radar satellitare (InSAR) e stazioni GPS. L'attività sismica è aumentata gradualmente nei primi giorni di gennaio 2025, per poi intensificarsi drammaticamente verso la fine del mese, quando nuove quantità di roccia fusa hanno iniziato a risalire da livelli ancora più profondi della crosta. Gli epicentri si sono spostati progressivamente verso nordest, migrando per oltre dieci chilometri da Santorini, mentre la profondità focale dei terremoti variava in modo pulsante: da circa 18 chilometri sotto la superficie marina fino a soli tre chilometri sotto il fondale, segno inequivocabile dell'ascesa magmatica attraverso fratture sempre più superficiali.

Come spiega il dottor Marius Isken, geofisico del GFZ e primo autore dello studio, "l'attività sismica registrata era tipica del magma che ascende attraverso la crosta terrestre. Il magma in movimento rompe la roccia e forma percorsi, causando un'intensa attività sismica. La nostra analisi ci ha permesso di tracciare il percorso e la dinamica dell'ascesa magmatica con un grado di accuratezza molto elevato". Questo livello di dettaglio è stato possibile anche grazie alla rete di sensori sottomarini installati dal GEOMAR nel cratere di Kolumbo proprio all'inizio di gennaio, nell'ambito del progetto MULTI-MAREX. Questi strumenti hanno registrato non solo i segnali sismici ma anche variazioni di pressione causate dall'abbassamento del fondale marino, che in alcune zone ha raggiunto i 30 centimetri durante l'intrusione magmatica.

Durante la crisi sismica, Santorini si è progressivamente abbassata mentre il magma migrava verso nordest, rivelando un'inaspettata connessione idraulica tra l'isola e il vicino vulcano sottomarino Kolumbo

Una delle scoperte più significative riguarda proprio il comportamento interconnesso dei due sistemi vulcanici. Mentre il magma si spostava, Santorini ha iniziato gradualmente a sprofondare, un fenomeno che i ricercatori interpretano come evidenza di una connessione idraulica precedentemente sconosciuta tra i serbatoi magmatici di Santorini e Kolumbo. Questa interconnessione sotterranea suggerisce che i due vulcani non operano in modo indipendente ma condividono almeno parzialmente il sistema di alimentazione magmatica, un elemento cruciale per comprendere il comportamento futuro dell'intera area vulcanica e valutare i rischi associati.

Il contesto geologico della regione è estremamente complesso e dinamico. Santorini si trova nell'arco vulcanico ellenico, una delle zone più attive d'Europa dal punto di vista tettonico e vulcanico, dove la Placca Africana spinge verso nordest contro la Placca Ellenica. Questo movimento genera una fitta rete di faglie attive e provoca la frammentazione della crosta mediterranea in microplacche più piccole che si spostano, sprofondano e parzialmente fondono, alimentando sia terremoti che eruzioni vulcaniche. Santorini stessa è il bordo emerso di una caldera formatasi circa 3.600 anni fa durante una delle eruzioni più catastrofiche della storia umana, che probabilmente influenzò profondamente le civiltà del Mediterraneo orientale. L'ultima eruzione documentata risale al 1950, mentre nel 1956 due potenti terremoti di magnitudo 7.4 e 7.2, avvenuti a soli 13 minuti di distanza, colpirono il Mar Egeo meridionale generando uno tsunami.

Il dottor Jens Karstens, geofisico marino del GEOMAR e co-autore principale, sottolinea l'importanza della collaborazione internazionale: "Attraverso una stretta cooperazione internazionale e la combinazione di vari metodi geofisici, siamo stati in grado di seguire lo sviluppo della crisi sismica quasi in tempo reale e persino di apprendere qualcosa sull'interazione tra i due vulcani. Questo ci aiuterà a migliorare il monitoraggio di entrambi i vulcani in futuro". La condivisione immediata dei dati con le autorità greche ha permesso valutazioni rapide e accurate della situazione, un aspetto fondamentale per la gestione del rischio in un'area densamente abitata e con una fiorente industria turistica.

Nonostante l'attività sismica sia diminuita nelle settimane successive al picco di fine gennaio, il monitoraggio continua con intensità. I ricercatori del GFZ stanno conducendo misurazioni ripetute di gas vulcanici e temperature su Santorini, mentre il GEOMAR mantiene attive otto piattaforme di monitoraggio sul fondale marino nella regione. Il magma si è stabilizzato a circa quattro chilometri sotto il fondale, ma l'evoluzione futura rimane incerta: potrebbe raffreddarsi e solidificarsi lentamente, oppure riprendere la risalita verso la superficie in caso di nuove iniezioni di materiale fuso dal mantello profondo. La professoressa Heidrun Kopp del GEOMAR, che coordina il progetto MULTI-MAREX, evidenzia come questa iniziativa faccia parte della missione di ricerca mareXtreme dell'Alleanza Tedesca per la Ricerca Marina, che riunisce dieci istituzioni partner con l'obiettivo di creare un laboratorio di ricerca in condizioni reali per comprendere meglio i rischi marini estremi nel Mediterraneo centrale.

Le prospettive future della ricerca puntano a sviluppare modelli predittivi più affidabili per distinguere tra intrusioni magmatiche che si arrestano in profondità e quelle che possono sfociare in eruzioni. La professoressa Paraskevi Nomikou dell'Università di Atene, co-autrice dello studio, conclude: "Comprendere le dinamiche di questa regione geologicamente estremamente attiva nel modo più accurato possibile è cruciale per la sicurezza e la protezione della popolazione". La combinazione di intelligenza artificiale, sensori sottomarini e monitoraggio satellitare rappresenta un nuovo standard per la sorveglianza vulcanica in ambienti marini, offrendo la possibilità di anticipare fenomeni potenzialmente catastrofici e migliorare significativamente i sistemi di allerta precoce nelle aree vulcaniche abitate del Mediterraneo e oltre.

Fonte dell'articolo: www.sciencedaily.com

Le notizie più lette

#1
Phil Spencer si ritira e Sarah Bond si dimette, è la fine per Xbox?

Videogioco

Phil Spencer si ritira e Sarah Bond si dimette, è la fine per Xbox?

#2
Furto in casa Google, rubati i segreti del chip Tensor
5

Smartphone

Furto in casa Google, rubati i segreti del chip Tensor

#3
Un'iPhone dotato di internet satellitare? Si ma tramite una cover

Smartphone

Un'iPhone dotato di internet satellitare? Si ma tramite una cover

👋 Partecipa alla discussione!

0 Commenti

⚠️ Stai commentando come Ospite . Vuoi accedere?

Invia

Per commentare come utente ospite, clicca quadrati

Cliccati: 0 /

Reset

Questa funzionalità è attualmente in beta, se trovi qualche errore segnalacelo.

Segui questa discussione

Advertisement

Ti potrebbe interessare anche

NASA accusa Boeing per il fallimento Starliner

Scienze

NASA accusa Boeing per il fallimento Starliner

Di Antonello Buzzi
Scoperto il gene che può salvare le banane

Scienze

Scoperto il gene che può salvare le banane

Di Antonello Buzzi
Nanopori subnanometrici, svolta da Osaka

Scienze

Nanopori subnanometrici, svolta da Osaka

Di Antonello Buzzi
Scoperto l’interruttore naturale dell’infiammazione
2

Scienze

Scoperto l’interruttore naturale dell’infiammazione

Di Antonello Buzzi
Miopia, una nuova ipotesi punta sulla scarsa luce

Scienze

Miopia, una nuova ipotesi punta sulla scarsa luce

Di Antonello Buzzi

Advertisement

Advertisement

Footer
Tom's Hardware Logo

 
Contatti
  • Contattaci
  • Feed RSS
Legale
  • Chi siamo
  • Privacy
  • Cookie
  • Affiliazione Commerciale
Altri link
  • Forum
Il Network 3Labs Network Logo
  • Tom's Hardware
  • SpazioGames
  • CulturaPop
  • Data4Biz
  • TechRadar
  • SosHomeGarden
  • Aibay

Tom's Hardware - Testata giornalistica associata all'USPI Unione Stampa Periodica Italiana, registrata presso il Tribunale di Milano, nr. 285 del 9/9/2013 - Direttore: Andrea Ferrario

3LABS S.R.L. • Via Pietro Paleocapa 1 - Milano (MI) 20121
CF/P.IVA: 04146420965 - REA: MI - 1729249 - Capitale Sociale: 10.000 euro

© 2026 3Labs Srl. Tutti i diritti riservati.