Il plutonio continua a sorprendere i fisici con proprietà che sembrano infrangere le leggi note della materia. Mentre la maggior parte dei materiali si espande con il calore, la fase delta di questo elemento radioattivo fa l’opposto: si contrae quando la temperatura supera quella ambiente. Un’anomalia che ha incuriosito e confuso gli scienziati per decenni, finché un team del Lawrence Livermore National Laboratory non ha sviluppato un modello teorico in grado di riprodurre e spiegare questo comportamento insolito.
La sfida della sicurezza nazionale
Comprendere a fondo il plutonio è una priorità strategica per gli Stati Uniti, sia per applicazioni militari sia per usi civili. Il laboratorio californiano investe risorse considerevoli per prevedere il comportamento dell’elemento in ogni fase, e la contrazione termica della fase delta era uno dei misteri ancora irrisolti.
Lo studio, introduce un modello basato sul calcolo dell’energia libera, ossia la porzione di energia realmente disponibile in un sistema. Questo parametro è fondamentale per descrivere il comportamento della materia su scala atomica e, nel caso del plutonio, ha permesso di individuare la chiave dell’anomalia.
Il ruolo nascosto del magnetismo
La vera novità del modello sta nell’aver incluso per la prima volta gli effetti delle fluttuazioni magnetiche. Come spiega Per Söderlind, autore principale dello studio, il plutonio possiede una struttura elettronica tra le più complesse dei metalli puri, influenzata dalla relatività, dal magnetismo e dalla disposizione cristallina.
Il modello considera stati magnetici dinamici che variano con la temperatura, riuscendo così a spiegare la contrazione osservata sperimentalmente alle alte temperature. Una soluzione che chiude un enigma scientifico aperto da anni.
Oltre il plutonio: nuove prospettive
La metodologia sviluppata potrebbe essere applicata ad altri materiali in cui il magnetismo dinamico è determinante, come il ferro e alcune sue leghe, con implicazioni importanti anche in geofisica.
I prossimi passi prevedono l’inclusione nei calcoli degli effetti delle microstrutture e dei difetti reali dei materiali, per avvicinare la teoria alle condizioni pratiche. La solidità delle previsioni dipende infatti dalla comprensione profonda della struttura elettronica e dell’energia libera.
Grazie a questo modello, la scienza dispone di un nuovo strumento per interpretare il comportamento di uno degli elementi più enigmatici della tavola periodica, con potenziali ricadute sia nella ricerca di base sia nelle applicazioni tecnologiche avanzate.