Nella Transilvania, un deposito fossile eccezionale sta riscrivendo la comprensione scientifica degli ecosistemi europei del Cretaceo superiore. Il sito K2, scoperto nel bacino di Hațeg e recentemente descritto sulla rivista PLOS ONE, rappresenta un caso rarissimo di concentrazione paleontologica: oltre 800 resti di vertebrati recuperati in un'area inferiore ai cinque metri quadrati, con una densità superiore ai 100 fossili per metro quadrato. Si tratta della più ricca accumulazione di vertebrati mai documentata in questa regione, celebre da oltre un secolo per i suoi giacimenti dinosauriani ma dove ritrovamenti completi rimangono eventi straordinari.
La scoperta è il frutto di un programma di ricerca sistematico condotto dal Valiora Dinosaur Research Group, una collaborazione internazionale tra paleontologi ungheresi e romeni attiva da oltre cinque anni nella porzione occidentale del bacino di Hațeg. Le rocce investigate risalgono agli ultimi milioni di anni del Cretaceo, quel periodo critico che precede immediatamente l'estinzione di massa di 66 milioni di anni fa. Il campionamento ha portato alla luce migliaia di reperti appartenenti ad anfibi, tartarughe, coccodrilli, dinosauri, pterosauri e mammiferi, offrendo uno spaccato straordinariamente dettagliato della biodiversità di quell'antica Europa insulare.
L'aspetto più significativo dal punto di vista scientifico riguarda la natura stessa dell'accumulo fossile. Secondo l'analisi sedimentologica e tafonomica condotta dal team, circa 72 milioni di anni fa l'area ospitava un piccolo bacino lacustre alimentato periodicamente da fiumi temporanei che attraversavano un paesaggio subtropicale. Durante episodi di intense precipitazioni, questi corsi d'acqua esondavano raccogliendo carcasse animali e scheletri già esposti in superficie. Il rapido rallentamento del flusso all'ingresso del lago creava condizioni ideali per la deposizione, concentrando i resti trasportati in un ambiente deltizio costiero.
"Lo studio dettagliato delle rocce del sito K2 indica che qui esisteva un piccolo lago periodicamente alimentato da piene improvvise che trasportavano carcasse animali. Quando il flusso dei fiumi rallentava entrando nel lago, i corpi trasportati si accumulavano nell'ambiente deltizio lungo la riva, producendo questa concentrazione ossea eccezionalmente elevata", spiega Soma Budai, ricercatore dell'Università di Pavia e coautore della pubblicazione.
La qualità della preservazione fossile ha permesso identificazioni tassonomiche precise. Tra i reperti più notevoli figurano scheletri parziali ancora articolati, un'eventualità rara che suggerisce un seppellimento rapido prima della completa disarticolazione. Il primo gruppo appartiene ai Rhabdodontidae, dinosauri ornithopodi di circa due metri di lunghezza, bipedi abituali e relativamente comuni nel bacino di Hațeg. Il secondo gruppo rappresenta invece una scoperta di portata maggiore: resti di un sauropode titanosauro, quei giganteschi dinosauri dal collo lungo per i quali non esistevano precedenti confronti di scheletri così completi provenienti dalla Transilvania.
Gábor Botfalvai, professore associato presso il Dipartimento di Paleontologia dell'Università Eötvös Loránd di Budapest e responsabile del gruppo di ricerca, ricorda il momento della scoperta avvenuta nel 2019: "Durante la nostra prima ricognizione sul campo nel bacino di Hațeg, ci siamo imbattuti quasi immediatamente nel sito K2. È stato un momento decisivo: abbiamo notato istantaneamente decine di grandi ossa di dinosauro nere, eccezionalmente ben conservate, che brillavano negli strati di argilla grigia esposti nell'alveo del torrente".
L'importanza scientifica del sito K2 non si limita all'abbondanza dei reperti. Come sottolinea Zoltán Csiki-Sava, professore associato all'Università di Bucarest e coordinatore rumeno del progetto, questo giacimento rappresenta la più antica accumulazione di vertebrati conosciuta nel bacino di Hațeg. Tale posizione stratigrafica offre una finestra temporale unica per ricostruire la composizione originaria delle faune dinosauriane della regione e tracciare i percorsi evolutivi che hanno portato alle comunità documentate in siti più recenti. Emerge così la possibilità di confrontare ecosistemi successivi, identificando elementi di continuità e cambiamento nelle comunità biologiche dell'Europa orientale del Cretaceo superiore.
Le analisi in corso sui resti del titanosauro promettono di chiarire la posizione filogenetica di questi giganti all'interno dell'albero evolutivo dei sauropodi, un gruppo che nel Cretaceo superiore europeo mostra caratteristiche peculiari legate all'insularità dell'ambiente. Il fenomeno del nanismo insulare, già documentato per altri dinosauri del bacino di Hațeg, potrebbe aver interessato anche questi animali, sebbene ulteriori studi siano necessari per confermare questa ipotesi.