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Pro
- Qualità audio piena, dinamica e altamente personalizzabile.
- ANC potente e modalità trasparenza molto più naturale della concorrenza su Android.
- Ottima gestione del rumore durante le chiamate.
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Contro
- Funzioni NearLink e L2HC 5.0 limitate ai dispositivi Huawei compatibili.
- Tips in foam disponibili separatamente.
Il verdetto di Tom's Hardware
Informazioni sul prodotto
Quando Apple ha lanciato le AirPods Pro 3 rimasi indubbiamente sorpreso, non tanto per il design o per la traduzione simultanea, quanto per quella cancellazione del rumore incredibile e che, untia alla oramai celebre modalità trasparenza di Cupertino, rendeva quegli auricolari in-ear i migliori, assieme ai Sony WF-1000XM6 (qui la recensione), in termini di isolamento acustico.
Deluso, però, da una resa audio sotto le aspettative, sono rimasto per un po' di tempo ad alternare le soluzioni di Apple e Sony in attesa di qualcosa che riuscisse di nuovo a coniugare un'ottima qualità audio, a un isolamento quasi totale.
Proprio in quel momento sono arrivate loro, le Huawei FreeBuds Pro 5 e, sorpreso dall'ottima qualità delle recenti FreeCLips 2, ho deciso di provarle come farebbe la maggior parte di voi: con uno smartphone Android, non Huawei, in situazioni quotidiane e fuori dalla comfort zone dell’ecosistema dell'azienda cinese.
Vi anticipo subito che è stato un test a tratti sorprendente e che mai mi sarei aspettato di trovare quell'equilibrio che cercavo, proprio in questi auricolari.
NearLink, L2HC 5.0 e la promessa del lossless
Partiamo dalla novità tecnica più succosa. Le FreeBuds Pro 5 integrano la nuova connessione NearLink E2.0 con una velocità di trasmissione fino a 4,6 Mbps, sfruttando il codec proprietario L2HC 5.0. Cosa significa tutto questo? Che i nuovi in-ear di Huawei propongono uno dei sistemi più avanzati in ambito TWS per l’audio lossless.
Il rovescio della medaglia? Funziona solo con dispositivi Huawei selezionati, come Mate 80 con HarmonyOS 6+. Se, come me, usate un altro smartphone Android, dovrete affidarvi al buon vecchio LDAC, che resta comunque un codec ad alta risoluzione solido e ampiamente supportato.
La sensazione generale potrebbe sembrare simile a quella offerta dai vari auricolari legati a doppio filo a un determinato ecosistema, ma nel caso di Huawei le limitazioni sono davvero pochissime e l'applicazione in dotazione risulta davvero completissima e ricca di funzioni utili per cucire il suono attorno alle necessità dell'ascoltatore.
Addio al foam
Una scelta di design che mi ha particolarmente sorpreso riguarda gli inserti. Niente più tips in foam inclusi in confezione, a differenza delle precedenti Pro 4. Una mancanza che, per quanto sopperita dagli ottimi gommini realizzati con una peculiare mescola a base di silicone, potrebbe far storcere il naso soprattutto a chi apprezza la particolare sigillatura e l’isolamento passivo che il foam può offrire.
La buona notizia è che l’ugello mantiene forma e dimensioni compatibili con le precedenti Pro 4, quindi potete riutilizzare i vecchi inserti o eventualmente acquistare i ricambi per il precedente modello e utilizzarli con quello nuovo.
Nell’app dedicata è persino presente un’impostazione dedicata per ottimizzare suono e ANC con i tips in foam, mostrando che anche Huawei è consapevole che molti utenti opteranno per la vecchia soluzione.
Qualità del suono: qui Huawei fa sul serio
Veniamo al cuore della questione. Perché sì, possiamo parlare di codec e connettività finché vogliamo, ma tutto si riduce a una domanda: come suonano? La risposta breve è solo una: dannatamente bene.
Rispetto alle AirPods Pro 3, le FreeBuds Pro 5 offrono un suono più pieno, più materico. Apple ha scelto una firma che divide, con bassi non particolarmente incisivi e nessun vero equalizzatore per personalizzare l’esperienza. Huawei, invece, mette sul tavolo quattro preset sviluppati con il team CCOM, altri preset dedicati a gaming e film, una modalità adattiva AI e un equalizzatore grafico a 10 bande completamente personalizzabile.
E sì, queste funzioni sono disponibili anche su iPhone tramite l’app Huawei.
Dal punto di vista tecnico, la configurazione dual driver si traduce in un suono ampio, con un soundstage sorprendentemente arioso per un paio di in-ear. I bassi scendono in profondità, con un impatto deciso e un ritorno rapido, mai impastato. Le medie frequenze sono meno enfatizzate rispetto al modello precedente, ma risultano più dense, con voci ben strutturate e una gestione delle sibilanti convincente. Gli alti sono brillanti, con una buona estensione e armoniche pulite.
Normalizzando mentalmente alla curva Harman, la taratura di default è meno pompata sui bassi e più scura sopra i 900 Hz rispetto alle Pro 4. Ma nell’ascolto reale il risultato è più corposo e coinvolgente. Personalmente ho applicato l'equalizzazione che sto già usando con le Sony WF-1000XM6 per fare un veloce confronto 1:1 e il risultato è stato sorprendente.
Diverse paste sonore ma qualità incredibile su entrambi i modelli di auricolari. Le FreeBuds Pro 5 sono molto dinamiche e restituiscono un suono avvolgente ma mai stancante, equilibrato, corposo e di estrema qualità, portandole a rivaleggiare tranquillamente con l'attuale modello di riferimento della categoria.
Cancellazione del rumore da primi della classe
L'ANC presente nelle FreeBuds Pro 5 di Huawei promette fino a -58 dB di cancellazione, con una gamma che arriva fino a 6 kHz. Numeri importanti che si percepiscono tutti nella pratica.
Con l'ANC impostato su “Ultra”, le Pro 5 cancellano più rumore rispetto alle Pro 4, sia con gli inserti in silicone sia con quelli in foam. Sotto i 1,5 kHz fanno un lavoro eccellente, e con i gommini in foam migliorano anche sulle medie e alte frequenze. Inoltre, ho notato meno “rumore bianco” di fondo rispetto alle Pro 4: quel leggero soffio che a volte accompagna l’ANC qui è molto più contenuto.
Eppure, quando le si confronta direttamente con le AirPods Pro 3, o con le Sony WF-1000XM6 emerge qualche differenza. Apple e Sony non puntano solo sulla profondità della cancellazione, ma su una distribuzione estremamente uniforme sulle varie frequenze, soprattutto nelle medie. Il risultato è una sensazione di silenzio più omogenea, quasi vellutata.
Le FreeBuds Pro 5, invece, sembrano seguire maggiormente la filosofia di Bose, silenziando tutto il silenziabile in maniera quasi brutale. Il risultato è ottimo ma non comparabile. Non si tratta più di "chi è il migliore" ma di "che tipo di ANC si cerca". Se amate l'omogeneità offerta da Apple e Sony potreste non apprezzare l'ANC di Huawei, che invece si sposerà benissimo con i vostri gusti se adorate il silenzio tombale a cui punta da sempre Bose.
Resta il fatto che sono uno dei modelli più convincenti in termini di cancellazione attiva del rumore, di tutto il panorama Android. Per quanto riguarda la modalità trasparenza, le FreeBuds Pro 5 offrono tre modalità: normale, enfasi vocale e dinamica con dieci livelli regolabili.
La trasparenza è più naturale, meno ovattata, meno “vitrea”. Le voci risultano più chiare, gli scambi verbali più semplici. Anche la mia voce, mentre parlo con gli auricolari indossati, suona meno cupa rispetto al modello precedente. Non siamo ancora ai livelli di Apple (quelli sembrano irraggiungibili da tutti) ma è una delle modalità trasparenza più realistiche sperimentate su Android.
Microfoni, chiamate e funzioni smart
Huawei è sempre stata forte sulle chiamate. Le Pro 4 avevano microfoni talmente validi da meritare una valutazione eccellente. Le FreeClips 2 si sono rivelate soprendenti in chiamata le e FreeBuds Pro 5 consolidano questa tradizione offrendo un’ottima riduzione del rumore di fondo e un buon filtraggio del vento, di molto superiore alle AirPods Pro 3.
Le Pro 5 introducono, inoltre, un audio adattivo che regola il volume in base al rumore esterno, e il riconoscimento della conversazione che attiva automaticamente la trasparenza quando iniziate a parlare. Funziona bene per scambi brevi, ma non mette in pausa la musica e torna in ANC dopo circa cinque secondi di silenzio. Inoltre, non si attiva se non state riproducendo nulla. Intelligente, pratico, ma con margine di miglioramento.
Interessante anche la funzione di registrazione tramite custodia o auricolari. Utile per appunti rapidi, anche se non sempre "on point" in ambienti molto rumorosi o ampi. La trascrizione AI, invece, resta riservata ai dispositivi Huawei compatibili assieme alla traduzione simultanea.
Autonomia e conclusioni
Con ANC attivo le FreeBuds Pro 5 arrivano a circa 6 ore di utilizzo continuo, contro le 7,5 delle AirPods Pro 3. Con la custodia si toccano le 22 ore complessive. Non un record assoluto, ma in linea con i modelli di punta della categoria.
La latenza, testata con smartphone di terze parti, è buona con nessun problema evidente nella visione di video. in termini di resistenza, invece, la certificazione IP57 contro acqua e polvere garantisce la giusta tranquillità con sudore e pioggia.
Ma la vera domanda rimane una: ha senso comprarle? Bè, dipende da cosa cercate. In termini di ANC, trasparenza e qualità audio sono uno fra i modelli migliori attualmente disponibili in commercio. Battono su diversi aspetti le AirPods Pro 3, rivaleggiano ad armi pari con le Sony WF-1000XM6 e costano meno di entrambe.
Debuttano sul mercato al prezzo di 199 euro, già di per sé aggressivo rispetto ai competitor che abbiamo citato, ma possono essere acquistate a 169 euro sfruttando un coupon sul sito ufficiale Huawei: vi basta seguire questo link e troverete lo sconto già applicato.
A differenza dei tanti auricolari "ecosistema-centrici", usandole con uno smartphone non Huawei, le FreeBuds Pro 5 restano un prodotto di fascia alta molto competitivo. Si perde qualche funzione, questo è vero, ma restano una delle alternative Android, alle AirPods Pro 3, più complete, versatili e qualitativamente notevoli.