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I raggi X scoprono il segreto degli altermagneti

Nuovi metodi basati sui raggi X permettono di rilevare l'altermagnetism, una forma di magnetismo invisibile alle tecniche convenzionali.

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Avatar di Antonello Buzzi

a cura di Antonello Buzzi

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 11/11/2025 alle 08:50

La notizia in un minuto

  • Due nuove tecniche basate sui raggi X permettono finalmente di visualizzare e misurare le proprietà magnetiche degli altermagneti, materiali che pur possedendo potenti caratteristiche magnetiche interne risultano invisibili alle tecniche convenzionali
  • Il metodo RIXS-CD consente di mappare i domini magnetici interni, mentre la tecnica CD-RPED quantifica le proprietà magnetiche di singoli strati atomici analizzando i pattern di diffrazione degli elettroni
  • Questi progressi aprono la strada allo sviluppo della spintronica, dove gli altermagneti potrebbero rivoluzionare l'elettronica futura creando dispositivi più veloci ed efficienti basati sullo spin elettronico invece che sulla carica

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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Nel panorama della ricerca sui materiali magnetici, l'altermagnetismo rappresenta una delle frontiere più affascinanti e sfuggenti degli ultimi anni. Questa forma emergente di magnetismo, che potrebbe rivoluzionare il settore dell'elettronica spintronica, presenta una caratteristica tanto intrigante quanto problematica per i ricercatori: pur possedendo potenti proprietà magnetiche interne, non manifesta alcun campo magnetico netto verso l'esterno, risultando di fatto "invisibile" alle tecniche di misurazione convenzionali. Due studi pubblicati nel 2025 sulla prestigiosa rivista Physical Review Letters hanno ora sviluppato metodi innovativi basati sui raggi X per superare questa barriera sperimentale, aprendo la strada a una caratterizzazione completa di questi materiali promettenti.

Per comprendere la peculiarità degli altermagneti occorre confrontarli con le altre forme di magnetismo. Nei materiali ferromagnetici, come le comuni calamite da frigorifero, gli spin atomici si allineano tutti nella stessa direzione, generando un campo magnetico macroscopico misurabile. Nei materiali antiferromagnetici, invece, gli spin si dispongono in direzioni opposte cancellandosi reciprocamente, senza produrre alcun campo magnetico netto. Gli altermagneti condividono con questi ultimi l'assenza di magnetizzazione macroscopica, ma mantengono internamente proprietà magnetiche potenti che potrebbero consentire il trasporto e il controllo dell'informazione in modo più efficiente rispetto ai magneti tradizionali.

La prima tecnica sviluppata, denominata RIXS-CD (Resonant Inelastic X-ray Scattering-Circular Dichroism), affronta il problema fondamentale di mappare i domini magnetici all'interno di un altermagnete. Il metodo, descritto nel lavoro di D. Takegami e collaboratori, sfrutta lo scattering anelastico di raggi X in risonanza combinato con il dicroismo circolare. In pratica, ruotando un campione di materiale altermagnetico sotto un fascio di raggi X, i ricercatori hanno ottenuto una sorta di "impronta digitale magnetica" unica per ciascun dominio, permettendo di distinguere e mappare con precisione le diverse regioni magnetiche che le tecniche tradizionali non riescono a differenziare in modo affidabile.

Come spiegano gli autori nella loro pubblicazione, "RIXS-CD rileva la rottura della simmetria spaziale unitaria attraverso ordini magnetici che infrangono la simmetria temporale. Questo rende RIXS-CD una tecnica complementare a XMCD, con potenziali applicazioni a una classe più ampia di antiferromagneti con effetto Hall anomalo, inclusi quelli non collineari". La capacità di visualizzare l'organizzazione interna dei domini magnetici costituisce un progresso cruciale per comprendere come questi materiali rispondono a stimoli esterni e come potrebbero essere manipolati in dispositivi elettronici.

La tecnica CD-RPED permette di quantificare le proprietà magnetiche di singoli strati atomici invisibili misurando l'eco elettronico prodotto dall'interazione con i raggi X

Il secondo approccio, proposto da Peter Krüger della Chiba University in Giappone, si concentra invece sulla misurazione quantitativa della forza magnetica a livello di singolo strato atomico. La tecnica CD-RPED (Circular Dichroism in Resonant Photoelectron Diffraction) funziona dirigendo raggi X sugli atomi del materiale altermagnetico, che in risposta emettono fotoelettroni. Gli strati magnetici circostanti influenzano la diffrazione di questi elettroni, creando pattern caratteristici che fungono da "eco" della struttura magnetica nascosta. Analizzando questi pattern di diffrazione, i ricercatori possono quantificare le proprietà magnetiche di ciascuno strato atomico, anche quelli completamente invisibili alle misurazioni convenzionali.

Krüger sottolinea nella sua pubblicazione, disponibile anche come preprint su arXiv con DOI 10.48550/arxiv.2504.08380, che i risultati principali sono validi per qualsiasi altermagnete e pongono le basi per rendere CD-RPED una tecnica potente per la caratterizzazione magnetica dei materiali candidati. Entrambi gli studi hanno utilizzato come sistema modello il MnTe (tellurio di manganese), un composto che presenta proprietà altermagnetiche e che è diventato un materiale di riferimento per questa classe emergente.

Le energie dei raggi X utilizzate negli esperimenti sono altamente specifiche: le misurazioni sono state condotte alla risonanza L3 (con energia di 639,7 eV) e alla risonanza L2 (energia di 651,8 eV), corrispondenti alle transizioni elettroniche caratteristiche del manganese. Questa precisione nella scelta dell'energia dei fotoni incidenti è fondamentale per massimizzare la sensibilità alle proprietà magnetiche del materiale ed evidenzia il livello di sofisticazione raggiunto dalle tecniche spettroscopiche a raggi X presso le grandi facility internazionali di luce di sincrotrone.

L'importanza di questi progressi metodologici va ben oltre la caratterizzazione di laboratorio. L'altermagnetismo è considerato estremamente promettente per lo sviluppo della prossima generazione di tecnologie di calcolo basate sullo spin elettronico, note come spintronica. In questi dispositivi futuristici, l'informazione sarebbe codificata e manipolata attraverso la proprietà quantistica intrinseca degli elettroni chiamata spin, piuttosto che attraverso la loro carica elettrica come nei dispositivi elettronici convenzionali. Gli altermagneti, combinando l'assenza di campo magnetico esterno con potenti proprietà magnetiche interne, potrebbero permettere di realizzare dispositivi più veloci, più efficienti energeticamente e più densi di informazione rispetto alle tecnologie attuali.

Tuttavia, fino a oggi, la caratterizzazione inadeguata di questi materiali ha rappresentato un ostacolo significativo al loro sviluppo tecnologico. Non potendo mappare i domini magnetici o misurare con precisione le proprietà magnetiche locali, i ricercatori faticavano a comprendere come gli altermagneti si comportano sotto diverse condizioni operative e come potrebbero essere integrati in dispositivi funzionanti. Le due tecniche presentate in questi studi complementari affrontano esattamente questi limiti, rendendo finalmente "visibile" ciò che prima era nascosto alle indagini sperimentali.

La strada verso applicazioni concrete rimane naturalmente ancora lunga. Sarà necessario applicare queste tecniche a un'ampia gamma di materiali candidati altermagnetici, comprendere le relazioni tra struttura atomica e proprietà magnetiche, e sviluppare metodi per controllare e manipolare i domini magnetici in modo prevedibile e riproducibile. Inoltre, queste tecniche spettroscopiche avanzate richiedono attualmente l'accesso a grandi infrastrutture di ricerca come i sincrotroni, sebbene lo sviluppo di sorgenti di raggi X più compatte potrebbe in futuro democratizzare l'accesso a questi strumenti diagnostici. Ciò che è certo è che l'altermagnetismo, grazie a questi progressi metodologici, non è più un fenomeno invisibile agli occhi della scienza, e la sua comprensione completa potrebbe aprire scenari inediti per l'elettronica del futuro.

Fonte dell'articolo: phys.org

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