Gli oceani stanno assorbendo la maggior parte del calore in eccesso generato dalle emissioni di combustibili fossili, impedendo che le temperature atmosferiche raggiungano livelli incompatibili con la vita sulla Terra. Questo ruolo di regolazione termica del pianeta ha però un prezzo devastante: le barriere coralline, ecosistemi marini tra i più ricchi di biodiversità e preziosi per l'umanità, stanno subendo un declino drammatico. Un nuovo studio pubblicato su Nature Communications ha quantificato per la prima volta con precisione l'impatto del Terzo Evento Globale di Sbiancamento dei Coralli, verificatosi tra il 2014 e il 2017, rivelando che circa la metà delle barriere coralline mondiali ha subito uno sbiancamento significativo.
La ricerca, coordinata da scienziati dello Smithsonian Tropical Research Institute, della James Cook University in Australia e della National Oceanic and Atmospheric Administration statunitense, ha coinvolto quasi 200 ricercatori provenienti da 143 istituzioni in 41 paesi. Si tratta dell'analisi geograficamente più estesa mai condotta sullo sbiancamento corallino, basata sull'integrazione di dati satellitari delle temperature superficiali oceaniche con oltre 15.000 rilevamenti diretti sui reef e osservazioni aeree raccolte in tutto il mondo.
Il fenomeno dello sbiancamento corallino deriva dalla rottura di una simbiosi fondamentale. I coralli sono organismi coloniali costruiti dalla collaborazione tra un piccolo animale imparentato con le meduse, che crea la struttura calcarea del reef, e alghe microscopiche che vivono nei tessuti del corallo. Queste alghe utilizzano la luce solare per produrre energia attraverso la fotosintesi, nutrendo l'animale ospite. Quando le temperature oceaniche superano determinate soglie, questa partnership si spezza: il corallo espelle le alghe simbionti e diventa bianco, perdendo la principale fonte di energia. Senza le algae, la crescita rallenta, la riproduzione diminuisce e, se lo stress termico persiste troppo a lungo o è particolarmente intenso, il corallo può morire.
I risultati dello studio sono allarmanti: l'80% delle barriere coralline analizzate ha sperimentato uno sbiancamento moderato o peggiore, mentre il 35% ha mostrato livelli moderati o elevati di mortalità corallina. Applicando i dati satellitari sullo stress termico anche alle aree non direttamente studiate, i ricercatori hanno stimato che oltre il 50% delle barriere coralline globali ha subito uno sbiancamento significativo e il 15% ha registrato una mortalità considerevole durante l'evento del 2014-2017.
Come ha spiegato C. Mark Eakin, ex direttore del Coral Reef Watch e primo autore dello studio, l'intensità delle anomalie termiche è stata senza precedenti. Circa la metà delle località coralline colpite è stata esposta a stress termico da sbiancamento due o più volte durante i tre anni dell'evento, spesso con conseguenze devastanti. La Grande Barriera Corallina australiana ha subito episodi di sbiancamento consecutivi, e da allora si sono verificati altri tre eventi analoghi. Questo ritmo accelerato impedisce ai reef di recuperare adeguatamente tra un episodio e l'altro.
Le implicazioni di questa perdita vanno ben oltre l'ecologia marina. Le barriere coralline forniscono servizi ecosistemici stimati in circa 9.800 miliardi di dollari all'anno: sostengono la pesca commerciale e di sussistenza, alimentano l'industria turistica, proteggono le coste dalle tempeste e rappresentano una fonte di composti per lo sviluppo di nuovi farmaci. Con il declino dei reef, diminuiscono anche i proventi del turismo e le forniture ittiche da cui dipendono milioni di persone.
La prospettiva futura appare particolarmente preoccupante. Negli ultimi trent'anni, il pianeta ha perso circa il 50% della sua copertura corallina. I dati raccolti a livello mondiale indicano che la Terra si trova attualmente nel mezzo di un Quarto Evento Globale di Sbiancamento dei Coralli, iniziato all'inizio del 2023 e tuttora in corso. Sean Connolly, scienziato senior dello Smithsonian, ha sottolineato che il Terzo Evento era già stato il più grave e diffuso mai registrato, eppure le barriere coralline stanno ora affrontando un episodio ancora più severo.
La metodologia adottata dallo studio rappresenta un modello per il monitoraggio degli ecosistemi su scala planetaria. Combinando l'osservazione satellitare della Terra con rilevamenti in acqua che calibrano le misurazioni spaziali e documentano l'estensione del danno, i ricercatori hanno dimostrato l'importanza di connettere diverse aree geografiche e integrare tecnologie complementari. Questo approccio collaborativo è essenziale per tracciare i cambiamenti nei sistemi naturali critici come le barriere coralline, spesso date per scontate nonostante le economie locali, regionali e globali dipendano pesantemente dalla loro salute.