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Una proteina nota ai clinici svela un ruolo totalmente nuovo

Una proteina considerata marcatore di tumori aggressivi si rivela componente chiave della riparazione tissutale, aprendo nuove prospettive terapeutiche.

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Avatar di Antonello Buzzi

a cura di Antonello Buzzi

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 18/11/2025 alle 09:00

La notizia in un minuto

  • SerpinB3, proteina nota da 40 anni come marcatore di tumori aggressivi, si rivela un componente chiave della riparazione tissutale che stimola la migrazione dei cheratinociti per chiudere le ferite cutanee
  • La scoperta apre prospettive terapeutiche duali: aumentare l'attività di SerpinB3 per trattare ferite croniche (6 milioni l'anno negli USA) o inibirla per rallentare la progressione tumorale
  • I tumori aggressivi avrebbero "cooptato" un meccanismo evolutivo di riparazione epiteliale, sfruttando SerpinB3 per proliferare e metastatizzare

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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Una proteina a lungo considerata principalmente un marcatore di tumori aggressivi si rivela essere in realtà un componente fondamentale del sistema di riparazione tissutale del corpo umano. La scoperta, che ridefinisce la comprensione di un biomarcatore clinico utilizzato da oltre quarant'anni, potrebbe aprire strade terapeutiche completamente nuove sia per il trattamento delle ferite croniche che per il controllo della progressione tumorale. Si tratta di SerpinB3, una proteina appartenente alla famiglia delle serpine, molecole regolatrici che controllano processi cruciali come la coagulazione sanguigna e le risposte immunitarie.

Il team di ricerca guidato da Jordan Yaron e Kaushal Rege presso il Biodesign Center for Biomaterials Innovation and Translation dell'Arizona State University ha pubblicato i risultati del proprio studio sui Proceedings of the National Academy of Sciences, dimostrando attraverso analisi molecolari e sperimentazione in laboratorio come SerpinB3 stimoli attivamente la migrazione dei cheratinociti, le cellule epiteliali responsabili della chiusura delle lesioni cutanee. Quando i ricercatori hanno fornito quantità aggiuntive della proteina a colture cellulari, hanno osservato un'accelerazione della riparazione paragonabile a quella indotta dal fattore di crescita epidermico, una molecola già nota per le sue proprietà rigenerative.

La ricerca nasce dall'intersezione di due filoni di indagine: lo sviluppo di nanomateriali bioattivi per la rigenerazione tissutale e lo studio delle serpine, una classe di inibitori delle proteasi seriniche. Durante l'analisi dell'espressione genica nel tessuto in fase di guarigione, gli scienziati hanno notato un aumento marcato dei livelli di SerpinB3 nelle ferite cutanee, incremento ancora più pronunciato quando venivano applicati bendaggi avanzati a base di biomateriali. Questo dato ha rivelato un collegamento inatteso tra materiali ingegnerizzati e una proteina considerata fino ad allora soprattutto in contesti patologici.

SerpinB3, nota anche come antigene del carcinoma squamocellulare-1, venne identificata per la prima volta nel tessuto di carcinoma cervicale nel 1977. Da allora è diventata uno strumento diagnostico di routine per tumori aggressivi del polmone, del fegato e della pelle, dove concentrazioni elevate correlano spesso con prognosi sfavorevoli e maggiore tendenza alla metastatizzazione. La comunità scientifica l'ha quindi catalogata principalmente come marcatore e promotore della crescita neoplastica, senza mai chiarirne completamente la funzione fisiologica normale.

"Dopo più di quattro decenni in cui SerpinB3 è stata riconosciuta come fattore di crescita e metastasi tumorale, il suo ruolo normale nell'organismo rimaneva un mistero", afferma Yaron

Il meccanismo d'azione identificato mostra come la proteina agisca sui cheratinociti riducendo la loro adesione al microambiente circostante e aumentandone la mobilità. Questa modificazione cellulare permette alle cellule di scivolare letteralmente nell'area danneggiata e di ricostituire il tessuto. Analisi istologiche hanno inoltre rivelato che le ferite trattate presentavano fibre di collagene più ordinate e organizzate, creando un'impalcatura strutturale più robusta che favorisce il recupero della resistenza e dell'integrità cutanea.

Le implicazioni cliniche sono significative. Negli Stati Uniti si verificano ogni anno circa 6 milioni di ferite, molte delle quali associate a diabete, ustioni, infezioni o età avanzata, con un costo sanitario stimato in 20 miliardi di dollari annui. Le ulcere da pressione e altre lesioni difficili da trattare rappresentano una sfida medica persistente, e la possibilità di modulare l'attività di SerpinB3 potrebbe tradursi in terapie mirate per accelerare la guarigione in questi pazienti.

La doppia natura di questa proteina suggerisce anche strategie oncologiche innovative. Se l'aumento dell'attività di SerpinB3 potrebbe promuovere la riparazione tissutale, la sua inibizione selettiva potrebbe rappresentare un approccio per rallentare la progressione dei tumori che sfruttano i meccanismi rigenerativi per diffondersi. Come sottolinea Rege, professore di ingegneria chimica e direttore del centro di ricerca: "Questo viaggio, iniziato dalla ricerca applicata sui biomateriali per la riparazione tissutale fino alla scoperta del ruolo fondamentale di questa proteina come meccanismo di risposta al danno nella pelle, è stato davvero affascinante".

Il gruppo di ricerca sta ora esplorando il coinvolgimento di SerpinB3 in altre condizioni patologiche, incluse malattie infiammatorie che vanno dai disturbi cutanei all'asma. La comprensione di come le cellule tumorali abbiano "imparato" a cooptare un sistema evolutivo di riparazione epiteliale per proliferare e migrare apre interrogativi fondamentali sulla biologia del cancro e sui confini tra rigenerazione fisiologica e crescita neoplastica. Ricerche ulteriori saranno necessarie per delineare con precisione come SerpinB3 si inserisca nei complessi network molecolari che orchestrano la guarigione, ma la strada verso applicazioni terapeutiche concrete appare tracciata.

Fonte dell'articolo: www.sciencedaily.com

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