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Un nuovo studio sfida il principio chiave di Einstein

Un nuovo studio usa fotoni ad altissima energia per verificare l’invarianza di Lorentz su distanze cosmiche senza precedenti.

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Avatar di Antonello Buzzi

a cura di Antonello Buzzi

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 09/01/2026 alle 08:40

La notizia in un minuto

  • Un team di ricercatori ha condotto uno dei test più rigorosi sull'invarianza di Lorentz, principio fondamentale della relatività di Einstein, utilizzando raggi gamma ad altissima energia provenienti dal cosmo
  • Lo studio ha migliorato i limiti precedenti di un ordine di grandezza, sfruttando le immense distanze cosmiche per rilevare eventuali differenze infinitesimali nella velocità dei fotoni a energie diverse
  • I risultati non hanno rilevato violazioni, confermando ancora una volta la solidità della relatività speciale, ma riducendo drasticamente lo spazio dove nuova fisica della gravità quantistica potrebbe nascondersi

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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La ricerca di una teoria unificata capace di riconciliare la meccanica quantistica con la relatività generale rappresenta una delle sfide più affascinanti e frustranti della fisica contemporanea. Mentre entrambe le teorie hanno dimostrato una precisione straordinaria nei rispettivi domini, il loro matrimonio si è rivelato ostinatamente problematico. Molte proposte di gravità quantistica suggeriscono che la soluzione potrebbe nascondersi in sottili violazioni dell'invarianza di Lorentz, uno dei pilastri su cui Einstein costruì la relatività speciale oltre un secolo fa. Un recente studio guidato da ricercatori dell'Università Autonoma di Barcellona e dell'Institut d'Estudis Espacials de Catalunya ha sottoposto questo principio fondamentale a uno dei test più rigorosi mai condotti, sfruttando i raggi gamma ad altissima energia provenienti dalle profondità del cosmo.

L'invarianza di Lorentz, che afferma come le leggi della fisica rimangano identiche per tutti gli osservatori indipendentemente dal loro moto relativo, affonda le sue radici nell'esperimento seminale condotto nel 1887 da Albert Michelson ed Edward Morley. I due fisici americani tentarono di misurare il movimento della Terra attraverso lo spazio confrontando la velocità della luce lungo direzioni diverse, ma non rilevarono alcuna differenza. Questo risultato nullo, inizialmente sconcertante, si trasformò in una delle scoperte più influenti della storia scientifica, spingendo Einstein a formulare il principio della costanza della velocità della luce, cardine della relatività speciale.

Il team di ricerca, coordinato dall'ex studentessa UAB Mercè Guerrero e dalla dottoranda IEEC Anna Campoy-Ordaz, con la collaborazione di Robertus Potting dell'Università dell'Algarve e del docente UAB Markus Gaug, ha sviluppato un approccio innovativo basato sull'osservazione astrofisica. La metodologia sfrutta le immense distanze che la luce percorre attraverso l'universo: se fotoni con energie diverse vengono emessi simultaneamente da una sorgente remota, anche differenze infinitesimali nelle loro velocità potrebbero accumularsi in ritardi misurabili al momento dell'arrivo sulla Terra. Applicando una nuova tecnica statistica, i ricercatori hanno combinato misurazioni esistenti di raggi gamma ad altissima energia per esaminare diversi parametri di violazione dell'invarianza di Lorentz previsti dalla Standard Model Extension, un framework teorico che estende il Modello Standard della fisica delle particelle.

L'analisi ha migliorato i limiti precedenti di un ordine di grandezza, restringendo drasticamente lo spazio in cui nuova fisica potrebbe nascondersi

La motivazione per mettere in discussione un principio così consolidato deriva dal conflitto irrisolto tra la teoria quantistica dei campi e la relatività generale. Mentre la prima descrive la realtà attraverso funzioni d'onda probabilistiche e ha superato verifiche sperimentali con precisione straordinaria nel Modello Standard delle Particelle, la seconda spiega la gravità come curvatura dello spaziotempo stesso, confermata con notevole accuratezza in ambienti che spaziano da campi gravitazionali deboli a condizioni cosmiche estreme. Tuttavia, questi due paradigmi faticano a coesistere quando le particelle si muovono attraverso uno spaziotempo curvo influenzandone simultaneamente la geometria.

Diverse proposte di gravità quantistica prevedono che la velocità della luce possa dipendere leggermente dall'energia del fotone, una violazione che dovrebbe essere estremamente sottile per rispettare i limiti sperimentali esistenti ma potenzialmente rilevabile alle energie fotoniche più elevate. I raggi gamma ad altissima energia rappresentano quindi sonde ideali per testare questi scenari, trasformando l'universo in un laboratorio naturale per la fisica fondamentale. I risultati dello studio non hanno rilevato alcuna violazione dell'invarianza di Lorentz, confermando ancora una volta la solidità delle previsioni einsteniane anche in condizioni estreme.

Nonostante l'assenza di segnali di nuova fisica, il significato della ricerca risiede nella capacità di porre vincoli sempre più stringenti. Gli sviluppi futuri promettono strumenti ancora più sensibili: osservatori di prossima generazione come il Cherenkov Telescope Array Observatory sono progettati per rilevare raggi gamma ad altissima energia con sensibilità senza precedenti. Questi strumenti consentiranno agli scienziati di continuare a testare le fondamenta più profonde della fisica, esplorando quella frontiera ancora sfuggente dove meccanica quantistica e gravità potrebbero finalmente riconciliarsi.

Fonte dell'articolo: www.sciencedaily.com

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