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Apple: dal fiasco delle Mappe alle beta pubbliche di iOS

C'è il fiasco delle Mappe all'origine delle beta pubbliche di iOS e, più in generale, di un nuovo processo di sviluppo dei software da parte di Apple.

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Avatar di Manolo De Agostini

a cura di Manolo De Agostini

@Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 09/08/2016 alle 07:11
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Eddy Cue, alto dirigente di Apple, ha spiegato in un'intervista con Fast Company che all'origine della diffusione delle beta pubbliche di iOS c'è uno degli scivoloni più lapalissiani e roboanti degli ultimi anni, ossia la distribuzione dell'applicazione Mappe, sviluppata da Apple stessa per slegarsi definitivamente da Google e dal suo Maps.

Era il 2012, tempi di iOS 6 per intenderci. Dell'inadeguatezza delle Mappe si parlò molto, tanto che vi dedicammo uno spiritoso articolo. Apple fu costretta alle scuse pubbliche e l'azienda cacciò uno dei suoi uomini più validi di allora, Scott Forstall.

apple mappe

Ma in che modo sono correlati i due avvenimenti? Semplice, Apple per lo sviluppo di Mappe aveva effettuato test molto limitati, ottenendo un buon feedback. Il problema è che le Mappe sono un prodotto complesso e come tale serve un bacino di tester molto più ampio per scovare e sistemare tutti i problemi. L'app, inoltre, fu sviluppata da alcune dozzine di persone, mentre Google impiegava migliaia di ingegneri. Di recente Apple ha annunciato che aprirà in India un centro di sviluppo con 4000 persone che lavoreranno proprio sui dati di Mappe.

"La prima cosa (dopo il fiasco, ndr) è che sei in imbarazzo", ha spiegato Cue in merito alle critiche ricevute. "Abbiamo completamente sottovalutato il prodotto, la sua complessità". In azienda prese il via un acceso dibattito tra chi pensava fosse meglio abbandonare del tutto lo sviluppo, chi voleva continuarlo e chi voleva tornare a puntare sulle app di terze parti come Google Maps.

Alla fine fu scelto di risolvere le magagne di Mappe, la decisione più saggia con il senno di poi (le Mappe saranno utili all'espansione nel mondo automotive). "C'erano così tante caratteristiche che volevamo realizzare che erano dipendenti da quella tecnologia. Non ci vedevamo nella posizione in cui potesse essere una cosa che non avessimo", ha aggiunto Cue.

Lo scivolone ebbe quindi ripercussioni importanti. "Abbiamo fatto cambiamenti rilevanti a tutti i nostri processi di sviluppo", ha spiegato il dirigente. "Per tutti noi che vivevamo a Cupertino le Mappe erano dannatamente buone. Quindi per noi il problema non era così scontato. Non fummo mai in grado di portare le Mappe a un maggior numero di persone per ottenere consigli. Ora lo facciamo".

Il resto è cronaca: dopo la prima beta pubblica di OS X toccò a iOS con la versione 8.3 del marzo 2015. Oggi gli utenti possono provare iOS 10 in anteprima, consentendo ad Apple di ampliare la base di tester e scovare quanti più bug possibili prima del debutto ufficiale. Una pratica che da anni perseguono aziende come Microsoft e che ha dimostrato la sua bontà.

Probabilmente se Steve Jobs fosse ancora vivo e in sella alla sua creatura le beta pubbliche non sarebbero mai arrivate. Apple però è un'azienda strana, con logiche spesso diverse dagli altri colossi. Anche questa è quindi ha rappresentato una piccola/grande rivoluzione per l'azienda di Cupertino.

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