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Apple si associa alla FIDO Alliance: addio alle password alfanumeriche

Apple si è unita alla FIDO Alliance, l’associazione che ha l’obiettivo di sviluppare e promuovere uno standard di autenticazione che faccia a meno delle password alfanumeriche. Dopo Google, Facebook, Amazon, Arm, Intel, Microsoft, Qualcomm, Samsung e altri protagonisti del settore tecnologico, anche il colosso di Cupertino ha finalmente deciso di mettere a disposizione le proprie forze per lo sviluppo di soluzioni di autenticazione più sicure.

Come già detto, lo scopo è quello di creare protocolli e sistemi di identificazione online che siano più efficienti delle tradizionali password alfanumeriche che risultano essere più vulnerabili rispetto – per esempio – al riconoscimento biometrico o ai sistemi a due fattori. Per il momento, non sono chiari i motivi per cui Apple abbia deciso solo ora di adire alla FIDO Alliance.

Attualmente, infatti, il gigante californiano non ha rilasciato alcuna comunicazione ufficiale. La sua adesione è desumibile dall’elenco dei membri della FIDO dove Apple ora compare come Board Level Member. La società guidata da Tim Cook, dunque, avrà sin da subito un ruolo da protagonista. Non poteva essere altrimenti considerato il profilo dell’azienda e i sistemi di autenticazione messi a punto da Apple, come il Face ID e il Touch ID.

Questi però sono dei metodi alternativi alle classiche password. L’obiettivo di FIDO, invece, è quello di sostituirle completamente con sistemi più sicuri, utilizzando dispositivi riconosciuti come attendibili. Insomma, in maniera analoga a quanto avviene con l’autenticazione a due fattori.  Allo stato attuale, non è chiaro se Apple intenda implementare tutte le specifiche di FIDO Alliance in sostituzione ai propri standard. È più probabile che venga invece sfruttato lo standard FIDO 2.0 per l’accesso ai siti web senza dover inserire la password.

D’altronde, iOS 13.3 e macOS Catalina hanno già introdotto il supporto alle chiavi fisiche FIDO2 attraverso YubiKey USB o Lightning. Tuttavia, la collaborazione di tutti i big del settore renderebbe più facile il raggiungimento di quella interoperabilità che permetterebbe – per esempio – di autorizzare l’accesso su uno smartphone Android tramite un Apple Watch.

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