Il divario digitale tra aree urbane e rurali potrebbe essere colmato attraverso una strategia molto concreta: allocare maggiore spettro radio nelle bande sotto 1 GHz agli operatori mobili. È la tesi centrale di un nuovo report globale della Gsma, che analizza dati provenienti da diversi paesi europei inclusa l'Italia, dimostrando come le frequenze low-band rappresentino la chiave per estendere efficacemente la copertura 4G e soprattutto 5G nelle zone ancora afflitte da digital divide. La ricerca, condotta da Gsma Intelligence, non si limita a osservazioni teoriche ma quantifica con precisione l'impatto delle politiche spettrali sulla connettività rurale, fornendo ai regolatori strumenti concreti per accelerare lo sviluppo infrastrutturale.
I dati raccolti dalla Gsma rivelano una disparità ancora marcata: le popolazioni rurali hanno 28% di probabilità in meno di utilizzare Internet mobile rispetto agli abitanti delle città, percentuale che sale al 30% quando si considerano servizi digitali essenziali come home banking, telemedicina o piattaforme educative online. Anche dove esiste copertura nominale, la qualità delle reti rappresenta un collo di bottiglia critico che limita l'adozione dei servizi digitali e ostacola la partecipazione delle comunità rurali all'economia connessa.
Le frequenze sotto 1 GHz possiedono caratteristiche fisiche di propagazione superiori alle bande medie e alte: i segnali viaggiano più lontano, penetrano meglio negli edifici e richiedono meno celle per coprire la stessa area geografica. Non sorprende quindi che gli utenti rurali trascorrano più del doppio del tempo connessi a bande basse rispetto alle controparti urbane, sia su reti 4G che 5G, confermando come queste frequenze costituiscano de facto l'infrastruttura primaria per la connettività extraurbana.
La ricerca quantifica con precisione l'impatto dell'allocazione spettrale: ogni 50 MHz aggiuntivi di spettro sotto 1 GHz si traducono in un incremento del 7% della copertura 4G e dell'11% della copertura 5G nelle aree rurali. L'effetto non si limita all'estensione geografica ma si riflette anche sulle prestazioni, con miglioramenti fino all'8% nelle velocità di download e una significativa riduzione della congestione ai margini delle celle, dove gli utenti rurali sperimentano tipicamente i problemi più severi di connettività.
L'aspetto economico risulta altrettanto determinante: una riduzione del 10% nel rapporto tra costi di acquisizione dello spettro e ricavi degli operatori si correla con miglioramenti sostanziali nelle implementazioni rurali. Prezzi più accessibili per le licenze spettrali liberano risorse che le telco possono reinvestire nell'estensione della copertura e nel potenziamento della qualità delle reti, rendendo sostenibile il business case per aree geografiche tradizionalmente meno redditizie.
Luciana Camargos, responsabile dello spettro presso la Gsma, sottolinea come "lo spettro low-band sia il fondamento della connettività mobile rurale" e come renderlo disponibile a condizioni economicamente sostenibili, con certezza normativa a lungo termine, possa tradursi direttamente in migliore accesso a istruzione, sanità, servizi finanziari e nuove opportunità economiche per milioni di persone ancora escluse dalla rivoluzione digitale.
Le raccomandazioni della Gsma ai governi e agli enti regolatori sono articolate su quattro pilastri: priorità assoluta nell'assegnazione di tutto lo spettro low-band disponibile per servizi mobili; prezzi accessibili per le licenze, calibrati sui fondamentali economici reali dei territori rurali; garanzie normative a lungo termine che riflettano la durata pluridecennale degli investimenti infrastrutturali; eliminazione degli ostacoli burocratici alla condivisione volontaria delle reti tra operatori e riduzione dei costi amministrativi per l'accesso ai siti e le procedure di pianificazione.