Samsung ha svelato recentemente Exynos 2600, il suo nuovo chip di punta per smartphone di fascia alta, con una scelta progettuale che rompe con anni di tradizione ingegneristica. Il SoC realizzato a 2 nm – una prima assoluta nel settore mobile – adotta infatti un'architettura modulare che elimina completamente il modem cellulare integrato, segnando un cambio di rotta strategico per il produttore sudcoreano. Una decisione che solleva interrogativi sulle priorità termiche e prestazionali della prossima generazione di Galaxy, attesa per i modelli S26 e S26+.
La caratteristica più rilevante dell'Exynos 2600 è proprio l'assenza di un modem 5G integrato, elemento che aveva contraddistinto tutti i chip Samsung degli ultimi anni. A differenza dell'Exynos 2400 con modem Shannon 5153 a bordo e dell'Exynos 2500 dotato di Shannon 5163, il nuovo processore richiede l'abbinamento con un chipset esterno dedicato alla connettività. Secondo indiscrezioni del leaker @erenylmaz075, Samsung utilizzerà il modem Shannon 5410, un componente ancora non ufficializzato che dovrebbe supportare tutti gli standard cellulari da 2G a 5G, oltre alla connettività satellitare diretta (NTN).
Non solo connettività cellulare: Exynos 2600 è privo anche di moduli integrati per GPS, Wi-Fi, Bluetooth, UWB e NFC. Una configurazione che costringe Samsung ad affidarsi a chip aggiuntivi per gestire l'intera gamma di connessioni wireless. Per i futuri Galaxy S26 e S26+ si vocifera dell'utilizzo del chip S6568, ancora da annunciare, che dovrebbe offrire supporto a Wi-Fi 7 e Bluetooth 6.1, portando quindi gli standard di connettività più recenti sui dispositivi di punta del brand coreano.
La scelta di separare modem e SoC non è necessariamente uno svantaggio tecnico. Apple, ad esempio, continua a utilizzare modem esterni nei suoi iPhone e iPad, optando per componenti Qualcomm nelle ultime generazioni. Tuttavia, l'integrazione completa è generalmente considerata vantaggiosa per l'efficienza spaziale all'interno degli smartphone, permettendo ai produttori di ottimizzare il layout delle componenti e ridurre l'ingombro complessivo della scheda madre. Samsung sembra aver sacrificato questo vantaggio per ottenere benefici in altre aree critiche.
Secondo le ricostruzioni più accreditate, la decisione di Samsung si baserebbe su tre pilastri: riduzione della generazione di calore, redistribuzione dell'area del die e miglioramento delle prestazioni complessive. Eliminando il modem integrato, l'azienda ha potuto destinare maggiore superficie del chip ai blocchi funzionali principali – CPU, GPU, unità di elaborazione neurale (NPU) e processore di segnale d'immagine (ISP) – consentendo l'implementazione di un numero superiore di transistor e architetture più complesse. Il risultato atteso è un incremento prestazionale significativo, specialmente sotto carichi di lavoro intensi e prolungati.
Il passaggio al nodo produttivo a 2 nm rappresenta un salto generazionale importante per Samsung Foundry, che cerca di recuperare terreno rispetto a TSMC nelle tecnologie di litografia più avanzate. La riduzione dimensionale dei transistor, combinata con nuove architetture per core CPU e GPU e con la soluzione Heat Path Block (HPB) per una dissipazione termica ottimizzata, dovrebbe tradursi in guadagni tangibili sia in termini di efficienza energetica che di potenza di calcolo grezza.
Resta da verificare se questa strategia modulare si tradurrà in vantaggi concreti rispetto ai chip Exynos precedenti, spesso criticati per throttling termico e consumo energetico elevato rispetto alla concorrenza. Il mercato dei SoC flagship è dominato da Qualcomm con la serie Snapdragon 8, da Apple con i chip della serie A e da MediaTek con i Dimensity di fascia alta, tutti prodotti che hanno fissato standard elevati in termini di rapporto prestazioni-efficienza. Solo i benchmark indipendenti e i test sul campo potranno stabilire se l'Exynos 2600 riuscirà finalmente a colmare il gap prestazionale che storicamente ha caratterizzato i processori Samsung rispetto ai rivali.