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Google nega di raccogliere dati dei minori ma paga 30 milioni di dollari

Google paga 30 milioni di dollari per risolvere una causa sulla raccolta di dati dei minori, pur negando qualsiasi responsabilità legale.

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Avatar di Luca Zaninello

a cura di Luca Zaninello

Managing Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 20/08/2025 alle 09:25

La notizia in un minuto

  • Google paga 30 milioni di dollari per chiudere una controversia sulla raccolta illegale di dati di minori su YouTube, evitando un processo che coinvolgeva fino a 45 milioni di utenti che hanno usato la piattaforma prima dei 13 anni tra il 2013 e il 2020
  • L'azienda è accusata di aver violato il COPPA, la legge federale americana che vieta la raccolta di dati personali dai minori di 13 anni senza il consenso dei genitori, continuando a tracciare i giovani utenti per scopi pubblicitari
  • Il caso evidenzia le difficoltà delle piattaforme digitali nel distinguere utenti adulti e minori e la necessità di aggiornare le normative sulla privacy dei bambini online di fronte alle moderne tecniche di profilazione

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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La tutela della privacy dei minori online torna al centro dell'attenzione con una maxi-sanzione che coinvolge il gigante di Mountain View. Google ha deciso di chiudere una controversia legale che la vedeva accusata di aver raccolto illegalmente dati personali di bambini attraverso la piattaforma YouTube, versando una somma di 30 milioni di dollari per evitare un processo che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi. La vicenda, che si protrae da anni, mette in evidenza le difficoltà delle grandi piattaforme tecnologiche nel bilanciare modelli di business basati sui dati con le normative sulla protezione dei minori.

Una class action da record coinvolge milioni di utenti

L'azione legale collettiva ha dimensioni impressionanti: secondo le stime degli avvocati che hanno promosso la causa, potrebbero essere coinvolte fino a 45 milioni di persone negli Stati Uniti. Si tratta di tutti coloro che hanno utilizzato YouTube mentre avevano meno di 13 anni nel periodo compreso tra il primo luglio 2013 e il primo aprile 2020. Questo significa che migliaia di giovani adulti di oggi potrebbero avere diritto a ricevere un risarcimento, seppur di modesta entità, per quella che viene considerata una violazione sistematica della loro privacy durante l'infanzia.

Il calcolo delle potenziali compensazioni individuali è ancora in corso, ma considerando l'entità dell'accordo e il numero degli aventi diritto, i singoli pagamenti potrebbero risultare simbolici piuttosto che sostanziosi. Tuttavia, l'importanza della vicenda va ben oltre l'aspetto economico.

Le regole violate e il quadro normativo americano

Al cuore della controversia c'è il COPPA (Children's Online Privacy Protection Act), una legge federale americana in vigore da oltre due decenni che stabilisce rigide limitazioni alla raccolta di dati personali dai minori di 13 anni. La normativa, considerata pionieristica nel panorama internazionale della privacy digitale, richiede il consenso esplicito dei genitori prima di qualsiasi forma di tracciamento o profilazione dei bambini.

Secondo l'accusa, Google avrebbe sistematicamente ignorato queste prescrizioni, continuando a raccogliere informazioni sui giovani utenti attraverso i meccanismi standard di YouTube, inclusi cookie di tracciamento e dati comportamentali utilizzati per la personalizzazione degli annunci pubblicitari. Una pratica che, pur essendo diventata routine nel settore tecnologico, resta esplicitamente vietata quando coinvolge i minori.

La strategia difensiva di Google

Nonostante abbia accettato di pagare la somma richiesta per chiudere la controversia, Google mantiene una posizione di netto rifiuto delle accuse. L'azienda ha scelto la strada dell'accordo extragiudiziale probabilmente per evitare i rischi e i costi di un processo lungo e mediatico, che avrebbe potuto esporre ulteriori dettagli sulle sue pratiche di raccolta dati e danneggiare ulteriormente la sua reputazione.

Questa strategia è tipica delle grandi corporation tecnologiche quando si trovano ad affrontare class action su temi sensibili come la privacy: preferiscono sostenere costi certi ma limitati piuttosto che rischiare sentenze sfavorevoli che potrebbero creare precedenti pericolosi per il loro modello di business. L'accordo, infatti, non comporta alcun riconoscimento di colpevolezza da parte di Google.

Le implicazioni per il futuro della privacy online

Questo caso rappresenta un segnale importante nell'evoluzione del rapporto tra piattaforme digitali e protezione dei minori. Mentre in Europa il GDPR ha innalzato gli standard di protezione dati per tutti gli utenti, negli Stati Uniti la tutela specifica dei bambini rimane affidata principalmente al COPPA, che però mostra sempre più i suoi limiti di fronte alle sofisticate tecniche di profilazione moderne.

La vicenda di YouTube dimostra come sia difficile per le piattaforme che si basano sulla pubblicità personalizzata distinguere efficacemente tra utenti adulti e minori, specialmente quando questi ultimi possono facilmente falsificare la propria età durante la registrazione. Un problema che richiederà soluzioni tecniche sempre più raffinate e, probabilmente, un aggiornamento delle normative esistenti.

Fonte dell'articolo: techcrunch.com

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