Smartwatch

Honor MagicWatch 2: autonomia al top senza rinunce

Vi abbiamo già espresso il nostro apprezzamento per Honor MagicWatch 2 all’interno della recensione completa. L’azienda cinese è riuscita a realizzare uno smartwatch senza controindicazioni. Questo modello offre infatti tutto ciò che è lecito attendersi da un moderno wearable, nonostante il prezzo contenuto (si parte da 179,90 euro) e mettendo a disposizione dell’utente caratteristiche che, in alcuni casi, non sono presenti nei dispositivi più costosi. Da questo punto di vista, la questione legata all’autonomia è emblematica.

Uno dei più grandi limiti degli smartwatch è, storicamente, quello di doverli ricaricare al termine di ogni giornata. Una criticità che spesso condiziona la piacevolezza di utilizzo, considerando come ormai si sia costretti a compiere la medesima operazione anche con gli smartphone. Utilizzando MagicWatch 2, appare evidente quanto Honor abbia lavorato appositamente per cambiare la prospettiva in quest’ambito, grazie a una perfetta combinazione tra piattaforma hardware e software. 

Da questo punto di vista, tutto ruota attorno al nuovo chip Kirin A1. Si tratta del SoC che, dalla seconda metà del 2019, caratterizza tutti i dispositivi indossabili targati Honor. Il processore in questione mette a disposizione il Bluetooth 5.1, oltre a essere certificato per il dual-mode BT/BLE, sfruttando la tecnologia di trasmissione proprietaria denominata Isochronous Dual Channel. Aspetti tecnici che intervengono in maniera cruciale nella gestione energetica.

Proprio in quest’ottica dunque, abbiamo realizzato un approfondimento dedicato all’autonomia del MagicWatch 2. La logica è mostrare l’utilizzo di uno smartwatch nel corso di una classica settimana lavorativa, con l’obiettivo magari di poterlo ricaricare solo nel weekend. Come vedremo però, la nuova creatura di Honor riesce a fare molto di più, coprendo agevolmente due settimane piene lontano dalla presa elettrica. Una capacità che, davvero, cambia totalmente l’approccio ai wearable.

Giorno 1

Abbiamo caricato completamente la batteria dello smartwatch e siamo pronti a partire con la nostra prima giornata. Ovviamente, la prima operazione da compiere è quella di accoppiarlo a uno smartphone e, per l’occasione, la scelta è ricaduta su un Honor 20 (trovate a questo indirizzo la nostra recensione). Per poter utilizzare appieno le funzionalità di MagicWatch 2 è necessario attivare i servizi dell’applicazione proprietaria Huawei Health, disponibile gratuitamente sia per Android che per iOS. Nessun problema dunque nel caso si voglia accoppiare il wearable a un iPhone.

Attraverso l’applicazione in questione abbiamo abilitato la ricezione di notifiche e telefonate sullo smartwatch. In questa prima giornata in redazione l’utilizzo è stato particolarmente intenso, in quanto ci siamo serviti del MagicWatch 2 per rispondere a tutte le chiamate in entrata, vista la presenza di un microfono e di un altoparlante direttamente nel quadrante. Terminata la giornata lavorativa, ci siamo goduti una puntata di Better Call Saul su Netflix, controllando le ultime mail dal display dell’orologio. Chiudiamo il primo giorno con ancora il 90% di carica residua.

Giorno 2

Apriamo la seconda giornata con una sessione di jogging di circa 1 ora. In questo caso, sfruttiamo tre funzionalità del MagicWatch 2: tracciamo il percorso attraverso la localizzazione GPS; contiamo i passi e la distanza in chilometri; monitoriamo costantemente il battito cardiaco grazie all’apposito sensore. Tutte queste informazioni possono essere, successivamente, visualizzate in comodi grafici all’interno dell’applicazione proprietaria Huawei Health.

Prima di iniziare a lavorare, una doccia veloce. Non abbiamo necessità di togliere dal polso lo smartwatch, perché è impermeabile fino a 50 metri. Come spesso accade, ecco arrivare una telefonata proprio mentre siamo sotto la doccia, ma nessun problema: la gestiamo direttamente dal MagicWatch 2, davvero molto comodo. Il secondo giorno scorre veloce, con il solito controllo di notifiche e chiamate, senza risparmiare l’orologio. Carica residua 80%.

Giorno 3

Giornata speculare alla prima. In questo caso però, siamo stati maggiormente impegnati nella registrazione di video e, in contesti del genere, avere a disposizione dei pulsanti fisici per navigare nell’interfaccia di sistema di uno smartwatch può davvero fare la differenza. MagicWatch 2 è ovviamente dotato di touch-screen, ma presenta anche due pulsanti sul bordo destro. La logica dell’azienda cinese è stata evidentemente quella di facilitare l’interazione da parte dell’utente. Missione compiuta.

Nel corso delle sessioni di registrazione, abbiamo trascorso parecchio tempo all’aperto. In questo caso, la perfetta visibilità alla luce del sole del display OLED da 1,39 pollici è una manna dal cielo. La risoluzione di 454 x 454 pixel risulta ottima per la lettura al volo delle scritte, che poi rappresenta l’utilizzo più frequente che si compie sullo schermo di uno smartwatch. Insomma, grande cura al dettaglio da parte di Honor. Finiamo la giornata con il 75% di carica.

Giorno 4

Questa volta inauguriamo la giornata con una nuotata in piscina. MagicWatch 2 è in grado di resistere alle infiltrazioni d’acqua fino a 5 ATM (atmosfere), per cui nessun problema di sorta. In più, il software presenta un’apposita funzionalità di monitoraggio di questa attività sportiva, con tanto di conteggio delle bracciate. La precisione non è certamente quella di uno strumento professionale, ma lo smartwatch fa comunque ampiamente il proprio dovere anche in questo particolare contesto.

Diamo un’occhiata ai grafici dedicati al battito cardiaco e iniziamo a lavorare. Oggi riceviamo letteralmente migliaia di notifiche: ci stiamo coordinando con tutto il team di redazione per seguire una presentazione in streaming. Poter controllare dal display per quali messaggi abbia senso prendere fisicamente in mano lo smartphone consente davvero di risparmiare tempo prezioso. Concludiamo la quarta giornata con ancora il 65% di carica residua.

Giorni 5, 6 e 7

Il venerdì è una giornata particolare, in cui tendiamo a essere particolarmente verticali sulla produzione editoriale, visto l’arrivo del weekend. In questo caso, così come avviene sabato e domenica, l’utilizzo dello smartwatch è inevitabilmente ridotto. Sottolineiamo comunque il fatto che, per tutta la settimana, abbiamo tenuto al polso MagicWatch 2 anche di notte, attivando la funzionalità di monitoraggio del sonno. Ma non è tutto.

Sfruttando il monitoraggio del battito cardiaco, questo smartwatch è anche in grado di rilevare il livello di stress. Un dato significativo da tenere sotto controllo, che cala inevitabilmente nel corso del fine settimana. In tutto questo comunque, concludiamo i sette giorni pieni di utilizzo, senza aver rinunciato ad alcuna funzionalità, con il 50% di carica residua. Un risultato che non ha praticamente eguali sul mercato.

Dunque, dati alla mano, possiamo tranquillamente affermare che l’autonomia dichiarata da Honor (circa 14 giorni a seconda dell’utilizzo) sia assolutamente veritiera. Pensate, 2 settimane lontani dalla presa elettrica, senza il pensiero di dover ricaricare lo smartwatch alla fine di ogni giornata. Cosa chiedere di più a un wearable?

Ecco come MagicWatch 2, considerando anche tutte le funzionalità messe a disposizione dell’utente, si configura come best buy della categoria. Del resto: Apple Watch Serie 5 è proposto a cifre nettamente superiori (si parte da 349 euro) e offre un’autonomia non paragonabile, un po’ come avviene con il Galaxy Watch Active 2.

Discorso analogo per il fratello “maggiore” del MagicWatch 2, quel Huawei Watch GT 2 con cui condivide la scheda tecnica. Il vantaggio dello smartwatch Honor però è quello di essere stato posizionato a partire da cifre inferiori, il che consentirà inevitabilmente di poterlo recuperare a prezzi estremamente vantaggiosi nel giro di qualche settimana. Insomma, l’azienda cinese ha realizzato un potenziale best seller.