Windows

Lenovo Thinkpad X1 Fold, com’è fatto dentro e perché

Lenovo Fold dentro
Durante il CES 2020 di Las Vegas, Lenovo ha presentato il suo tablet pieghevole, il ThinkPad X1 Fold. Grazie alla disponibilità di alcuni ingegneri e manager dell’azienda cinese, siamo riusciti a usarlo per qualche decina di minuti e infilarci nel suo chassis, per scoprire com’è fatto dentro.

Il ThinkPad X1 Fold da chiuso ha un aspetto molto peculiare, che può lasciare spiazzati. Sebbene sia piccolissimo rispetto ai notebook tradizionali, ha uno spessore praticamente doppio e questo fa storcere il naso a chi ormai vive di prodotti ultrasottili.

La fisica, però, non è una opinione: se pieghi in due un computer, avrai un prodotto largo la metà, ma spesso il doppio (o poco più, come in questo caso). La sensazione è strana, ma se si riesce ad andare oltre questo dettaglio, si possono apprezzare altri aspetti.

Appena aperto, troviamo la “configurazione da viaggio scomodo”, ovvero una modalità in cui l’impronta dell‘X1 è grande quanto quella di un netbook e si riesce a usarlo in modo ragionevole anche sugli angusti tavolini della classe economy di un aereo o sul treno.

La tastiera inclusa è bluetooth e totalmente staccata dal tablet. Viene tenuta in posizione da una struttura magnetica, ma non ha alcun aggancio fisico. Le dimensioni non sono enormi, è una tastiera che costringe a qualche compromesso, ma si integra perfettamente con il resto del PC.

Se abbiamo le mani molto grandi potremmo soffrirne un po’ e forse optare per una tastiera diversa, soprattutto perché si fa sentire la mancanza di un touchpad. Sì, certo, lo schermo è touch e c’è il pennino, ma sappiamo tutti qual è la differenza tra la precisione di gestione di un cursore e quella di uno schermo touch.

Una volta completamente aperto, il Fold dà veramente l’idea delle sue potenzialità. Le cose sono sempre un po’ strane a causa del suo rapporto 4:3, ma lo schermo è molto piacevole e questi 13,3″ offrono molto più spazio dell’equivalente in 16:9 o 16:10.  Le condizioni di luce e ambientali in genere non erano ideali per testare la qualità dell’immagine, ma essendo un OLED, abbiamo chiaro che le prestazioni sono sicuramente ragionevoli. Per quel poco che abbiamo potuto apprezzare, era molto buono.

La fotocamera è stata posta su uno dei lati lunghi. Non è ovviamente perfettamente al centro, ma quello non è un problema. Il punto discutibile è che quando si rigira il tablet per usarlo da “piegato”, la webcam resta nella parte bassa dello schermo, rendendo più complesse le inquadrature.

Thomas Butler, l’executive director di Lenovo che ci ha spiegato in dettaglio il processo di creazione, ha  svelato che hanno speso molto tempo e molti sample nello spostare quella webcam tra il lato corto e quello lungo, ma alla fine ha vinto quello lungo perché credono che si adatti meglio all’utilizzo più comune, oltre a lasciare più spazio per le antenne nella zona in cui erano più concentrate.

Di fianco alla webcam si vede uno dei punti critici del prodotto: la zona flessibile che protegge la cerniera. “Proteggere lo schermo dalle rotture è stato uno dei punti più complessi della progettazione del Fold”, ci ha detto Butler. In effetti, i punti critici dello schermo sono molti: in pratica tutta la cornice andava protetta dagli impatti laterali, mentre lo schermo doveva comunque reggere agli impatti frontali e alla fatica di aperture e chiusure.

“Il primo punto con il quale abbiamo dovuto fare i conti” , ci ha raccontato Butler, “è stato quello della flessibilità dello schermo. Gli schermi OLED sono simili ai fogli di carta: se li pieghi troppo, restano segnati. Serviva quindi una curva dolce, che lasciasse abbastanza spazio da non stressare lo schermo”. Nella foto qui sopra vediamo che, in effetti, lo schermo è attaccato a due lastre rigide che gli lasciano spazio di manovra.

Lo schermo può arcuarsi fino a far toccare le due estremità, ma la zona curva deve restare abbastanza ampia. Questa caratteristica ha dato a Lenovo lo spazio per infilarci la tastiera, in modo da riempire perfettamente lo spazio necessario e dare un aspetto più compatto al prodotto, oltre a limitare l’ingresso di sporcizia e piccoli oggetti.

Nella foto qui sopra, vediamo come si dispone il retro dello schermo quando il tablet è completamente aperto. I due fogli rigidi si incastrano perfettamente con un sistema di supporto incrociato che rende più robusta la struttura e fornisce supporto alla tastiera durante l’uso.

“Un problema inatteso”, dice Butler, “lo abbiamo incontrato scegliendo il materiale con cui realizzare i due fogli ridigi che dovevano supportare la tastiera. Pensavamo che dovessero essere il più robusti e duri possibile per proteggere lo schermo e i componenti sottostanti dalla pressione, ma ci siamo sbagliati. Se li facevamo in metallo, lo schermo si rompeva. Abbiamo allora optato per la fibra di carbonio che pur restando molto rigida ha la capacità di assorbire gli urti ed evitare di scaricarne la forza sul foglio OLED”.

Risolto il problema del supporto allo schermo, restava da proteggere la zona curva dello schermo quando il tablet è in posizione ripiegata. La prima cosa da fare, era inserire un “cuscinetto” tra il metallo del retro e lo schermo. Per questo è stata inserita una imbottitura in materiale plastico/gommoso che avvolge il retro dello schermo in quella fase.

Uno degli urti più deleteri per uno schermo OLED è quello che si  verifica sul fianco del foglio ed è importantissimo proteggerlo. La scocca laterale in metallo e plastica svolge egregiamente questo compito, ma la zona della curva ha rappresentato, ancora una volta, un problema. Per questo, è stata progettata una cerniera nuova, completamente diversa da quella degli Yoga, che potesse ripiegarsi e sollevarsi a scudo della zona più fragile.

Questa cerniera viene posta a fianco dello schermo, in modo che il suo movimento basculante permetta alla parte centrale di sollevarsi mentre si chiude e salire a coprire il bordo ripiegato dello schermo.

Tutti questi movimenti “poco convenzionali” nella zona centrale hanno portato anche a una serie di problemi nella gestione della cover del tablet, che da semplice “ritaglio di pelle sintetica” è diventata un’opera di ingegneria.

Come si vede nelle foto qui sopra, per fare in modo che la custodia non prendesse strane forme e continuasse nella sua opera ti protezione senza sbavature nella forma, è stato necessario inserire un meccanismo a molla in grado di farla scorrere sulla scocca del tablet in modo da adattarsi alla sua forma durante la trasformazione.

Come effetto collaterale, si è scoperto che inserendo il reggipennino in fondo alla cover, il movimento lo portava automaticamente fuori dal tablet quando lo si apriva completamente, con un effetto molto scenografico.

Anche la parte di componentistica ha dato i suoi grattacapi agli ingegneri Lenovo,  costringendoli a una pianificazione molto attenta. “All’interno del Fold”, ha spiegato Butler, “usiamo la nuova CPU Intel pensata per form factor complessi e fanless. Tuttavia, noi abbiamo chiesto a Intel di usare frequenze più elevate per dare agli utenti tutta la potenza che ti aspetti da un vero notebook. Questo ci ha costretti a usare un sistema di ventilazione disegnandolo da zero. Siamo molto soddisfatti del risultato perché grazie alle grate di ventilazione non ci sono punti sensibilmente più caldi sul tablet e questo migliora il comfort durante l’uso”.

Ma il raffreddamento non è l’unico aspetto complesso da considerare. “Durante lo sviluppo”, continua Butler, “è apparso immediatamente chiaro che anche il bilanciamento dei pesi fosse vitale. Avere una delle due metà più pesante dell’altra avrebbe reso il tablet difficile da gestire con una mano, aumentandone il rischio di caduta”.

La soluzione è stata quella di mettere tutta la componentistica da un lato e riservare l’altro lato quasi esclusivamente alla batteria, prodotta su misura in modo da arrivare al peso di bilanciamento.

In definitiva, cosa ce n’è sembrato di questo Lenovo Fold? La prima risposta è d’obbligo: bisogna considerare che è il primo della sua stirpe. Ciononostante, è un prodotto che ha già un suo senso. Da un punto di vista ingegneristico non lo si può non amare: sono serviti quattro anni per svilupparlo e molto lavoro è stato fatto quando addirittura lo schermo pieghevole era solo un prototipo. La cura e il numero di accorgimenti necessari alla sua realizzazione sono davvero tantissimi.

Da un punto di vista dell’uso, Butler ci ha spiegato che il formato 4:3 è stata una scelta obbligata perché era l’unico che permettesse di inserire una tastiera di dimensioni ragionevoli direttamente nel prodotto. Inoltre, i 4:3 forniscono un’area d’uso molto maggiore rispetto ai 16:9.

Dal nostro punto di vista, riabituarsi ai 4:3 necessita di un po’ di tempo e ogni tanto si apprezza, mentre altre volte si rimpiange il formato più largo. La comodità del poter ripiegare il tablet è comunque notevole, nonostante lo spessore che si raggiunge.

Per chi è abituato a usare un normale notebook per applicazioni da power user come coding pesante o disegno CAD, questo formato potrebbe essere ostico, ma chi ha già fatto il salto verso il formato tablet potrebbe amarlo alla follia. Ma lo sapremo solo dopo una recensione vera e propria, che ci aspettiamo arriverà quest’estate.