Al Mobile World Congress di Barcellona succede spesso che le notizie più interessanti non arrivino dalle conferenze stampa, ma dalle chiacchierate nei piccoli stand. Quelle fatte in piedi, con il badge che penzola dal collo e il rumore costante di vociare sullo sfondo, mentre qualcuno prova a convincerti che l’ennesimo smartphone con tre fotocamere e un nome lunghissimo cambierà il mondo.
Quest’anno, però, una delle conversazioni più curiose che ci sono capitate è stata con un rappresentante di Jolla, piccola azienda finlandese che chi segue il mondo Linux e mobile alternativi conosce bene, ma che per il grande pubblico è poco più di una nota a margine nella storia degli smartphone.
E invece Jolla è tornata e, soprattutto, è tornata con un’idea che oggi suona più attuale che mai: costruire uno smartphone europeo, con software europeo, lontano dal dominio di Google e Apple per valorizzare innanzitutto le necessità di una maggiore privacy richieste dall'utenza.
L’incontro è avvenuto quasi per caso, lontano dai palchi più affollati del Mobile World Congress. Non c’era una presentazione in grande stile, nessun keynote spettacolare, nessuna fila di influencer pronti a filmare ogni dettaglio. Solo un piccolo spazio, qualche prototipo sul tavolo e un rappresentante di Jolla disposto a raccontare cosa stanno facendo.
La prima cosa che mi ha detto, quasi senza preamboli, è stata che oggi esiste un interesse reale per tecnologie europee. Non per moda, ma per una sempre più crescente necessità. Infatti oltre 10.000 utenti europei hanno dato fiducia all'azienda finanziando il prossimo Jolla Phone che ora ha una data di uscita concreta e, soprattutto, è disponibile in preordine anche per chi non ha finanziato il progetto precedentemente.
Negli ultimi anni il rapporto tra Europa e "Big Tech" americane si è fatto sempre più complicato, tra regolamentazioni, problemi legati alla privacy e una crescente diffidenza verso servizi digitali che passano inevitabilmente da server statunitensi. Non stupisce, difatti, che sempre più nazioni si adoperino per distaccarsi dalle tecnologie americane; un esempio fra tutti arriva dalla Francia che ha recentemente realizzato la propria "suite Office" da distribuire agli enti statali per prendere le distanze da Microsoft.
In questo contesto, Jolla sta provando proprio a posizionarsi come un'alternativa concreta a Apple e Google, non tanto a livello di potenza o di prezzo, ma di filosofia. Il nuovo Jolla Phone, difatti, viene definito apertamente come uno “European phone” e no, non è solo una astuta manovra di marketing.
Un nome che sembrava scomparso
Per capire perché questo progetto sia così interessante bisogna fare un passo indietro. Jolla nasce dalle ceneri di Nokia, quando alcuni ex dipendenti decisero di continuare a sviluppare un sistema operativo mobile basato su Linux, invece di seguire la strada di Windows Phone, prima, e Android poi.
Il primo Jolla Phone uscì nel 2013 e, contro ogni previsione, ricevette aggiornamenti software fino al 2020. Un risultato che oggi sembra quasi fantascienza, se pensiamo a quanti smartphone Android vengono abbandonati dopo due anni. Poi, però, arrivarono i problemi.
Il tablet mai decollato, le difficoltà finanziarie, il cambio di strategia, la scelta di concentrarsi sulla licenza del sistema operativo Sailfish per governi e aziende. Insomma una serie di scelte strategiche che non sono mai realmente decollate e che hanno portato a una apparente sparizione di Jolla dal settore.
Il rappresentante di Jolla con cui abbiamo avuto modo di parlare, nel presentare il nuovo smartphone ha precisato che sono tornati a fare hardware perché: "oggi è più facile".
Costruire uno smartphone da zero nel 2013 era un’impresa titanica. Nel 2026, invece, la filiera è molto più flessibile, i componenti si possono acquistare da diversi fornitori e anche una realtà piccola può mettere insieme un prodotto completo senza dover affrontare investimenti impossibili.
Uno smartphone europeo, ma senza illusioni
Il nuovo Jolla Phone costa 649€ e basta guardare la scheda tecnica per capire che non è pensato per competere con i flagship, almeno sulla carta:
- Processore MediaTek Dimensity 7100
- 8 o 12 GB di RAM
- 256 GB di storage
- Display AMOLED da 6,36 pollici
- Batteria da 5500 mAh
- Wi-Fi 6 e Bluetooth 5.4
Specifiche più che ottime per un medio-gamma, ma Jolla ha specificatamente deciso di contenere i costi proprio in virtù di perpetrare la loro visione "community-centrica". La figura di Jolla con cui abbiamo parlato non ha mai provato a vendercelo come il miglior smartphone sul mercato. Anzi, ha detto chiaramente che sarà un prodotto di nicchia costruito attorno alle richieste specifiche dell'utenza interessata a quel prodotto.
Dalla scheda tecnica, al prezzo, passando per la gestione della privacy (il punto focale di tutto il progetto), fino al design semi-modulare, tutto è stato realizzato seguendo le indicazioni, i bisogni, i desideri e le necessità dei futuri acquirenti.
L’obiettivo di Jolla, difatti, non è convincere tutti ad abbandonare Android o iOS. Sarebbe folle anche solo pensarlo, ma iniziare a presentarsi sul mercato dimostrando che un'alternativa oggi è possibile e che una parte di utenza è ben contenta di abbracciarla.
Sailfish OS, il vero cuore del progetto
La parte più interessante della conversazione è arrivata quando si è iniziato a parlare di software. Il nuovo Jolla Phone usa Sailfish OS, un sistema operativo basato su Linux e non su Android Open Source Project.
Questo significa niente Google, niente servizi obbligatori, niente dipendenza da un ecosistema esterno, ma significa anche compromessi. Molte app Android funzionano senza problemi, ma non tutte. Alcune richiedono tassativamente i servizi Google per funzionare, mentre altre hanno ancora problemi di compatibilità.
Per questo, durante la configurazione iniziale, il Jolla Phone chiederà agli utenti se vorranno installare strumenti come MicroG, per poter utilizzare alcune funzioni Google senza passare dal Play Store.
Non è un’esperienza pensata per chi vuole accendere il telefono ed essere pronto a usarlo senza pensarci più. È un’esperienza per chi vuole sapere cosa c’è dentro il proprio smartphone e avere pieno controllo di ogni sua componente.
E questa differenza, durante la chiacchierata al Mobile World Congress, si percepiva chiaramente. Il Jolla Phone oltre ad appoggiarsi al proprietario Selfish OS, presenta uno switch laterale simile a quello presente sui device di qualche anno fa per passare alla modalità silenziosa, che in questo specifico caso inabilità alcune componenti hardware e software del device.
Tramite una scorciatoia da home screen, si può decidere quali elementi inabilitare: fotocamera, microfono, connessione dati, bluetooth, wi-fi, localizzazione eccetera, eccetera, garantendo il più totale controllo in ogni momento su cosa sia effettivamente attivo sul proprio device.
Durante la chiacchierata, inoltre, è emerso anche un tema che si è sentito spesso quest’anno in quel di Barcellona: ovvero quello della sovranità tecnologica.
Se da una parte abbiamo avuto modo di discutere con un numero molto alto di aziende cinesi che cercano di staccarsi dai servizi americani, oltre a districarsi fra dazi, limitazioni e credenze popolari, per cercare di imporsi anche in mercati diversi da quello locale, dall'altro sempre più aziende europee hanno dichiarato di star provando a ridurre sempre la dipendenza da servizi americani, sia per motivi politici che, principalmente, per questioni di privacy.
Non è un caso che negli ultimi mesi siano spuntati diversi progetti alternativi, tra sistemi operativi privacy-friendly, software open source e piattaforme locali.
Jolla si inserisce esattamente in questa tendenza, ma con un approccio diverso. Non vuole solo fare software, ma vuole controllare totalmente anche l’hardware.
Il nuovo smartphone viene assemblato in Finlandia, nello stesso stabilimento dove anni fa si producevano i Nokia. I componenti arrivano da tutto il mondo, inclusa la Cina, ma il software viene compilato e installato in Europa.
Non è un'indipendenza totale, Jolla ci tiene a rimarcarlo, ma è il passo concretamente più fattibile verso quella direzione che molte aziende europee cercano di fare da tempo.
Le idee che rendono Jolla interessante
Se c’è una cosa che ci ha colpito durante la breve prova del prototipo è che Jolla non ha perso il gusto per le idee fuori schema.
Oltre allo switch di cui vi parlavamo prima, lo smartphone vuole accontentare la sua utenza, proponendo una cover posteriore intercambiabile con contatti pogo pin, proprio come il primo Jolla Phone.
Questo significa che si possono creare accessori funzionali, come tastiere, display secondari o moduli personalizzati da innestare nella parte posteriore, oltre che cover personalizzate o con utilizzi specifici.
Jolla ha persino indetto un programma ufficiale per permettere alla community di progettare le proprie cover e stamparle in 3D e in un mercato dove tutti, o quasi, gli smartphone sembrano sempre più simili, è straniante vedere che qualcuno prova ancora a sperimentare.
E forse è proprio questo il punto che potrebbe rendere Jolla Phone appetibile a un pubblico più vasto di quello pronosticato dall'azienda.
Il rappresentante di Jolla, difatti, è stato molto onesto. Non ha mai paventato piani di conquista irrealizzabili, limitandosi a sostenere che la maggior parte delle persone non abbandonerà Android o iOS.
Jolla Phone, difatti, nasce come primo mattone di una visione più ampia. Il mercato sta cambiando, nei prossimi anni potrebbero emergere nuove categorie di dispositivi, nuovi OS, nuove esigenze da parte dell'utenza e Jolla vuole essere pronta quando succederà.
Per questo motivo il Jolla Phone non è solo uno smartphone "differente", ma è la concretizzazione di una visione che, a differenza di tanti prototipi visti al Mobile World Congress, parte proprio da quella visione, la mette nelle mani della sua utenza e la modella in base alle esigenze reali dei clienti finali.
Non è il tipo di prodotto che riempirà gli scaffali dei negozi. Ma è il tipo di prodotto che fa capire dove potrebbe andare il mercato e, soprattutto, quanto errate siano le nostre convinzioni su cosa vogliano gli utenti.
In un Mobile World Congress fatto di Robot Phone, Smartphone modulari, Camera Phone sempre più estremi, il contrasto con la visione di Jolla è stato persino straniante.
Eppure, seppur non sappiamo se il nuovo Jolla Phone avrà successo o se rimarrà un prodotto estremamente di nicchia, la sensazione di aver visto un'azienda lavorare a qualcosa in cui crede davvero ci ha riportato alla mente gli anni migliori di questo settore. Quelli dove c'era sempre spazio, e soprattutto curiosità, per idee folli e progetti sopra le righe.
E al Mobile World Congress, circondati da centinaia di dispositivi tutti uguali, è una sensazione che vale più di qualsiasi scheda tecnica.