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Mate 20 e Mate 20 Pro, la produttività con i top di gamma Huawei – Il comparto fotografico

Torniamo a occuparci della produttività con il Mate 20 e Mate 20 Pro. Nelle scorse settimane abbiamo analizzato la modalità Proiezione Facile degli smartphone Huawei applicata a vari ambiti di utilizzo: dalla scrittura all’editing fotografico, fino ad arrivare al montaggio video. In questo articolo invece ci soffermeremo sulle capacità fotografiche di questi due dispositivi, in grado di fare la differenza in alcuni ambiti professionali.

Siamo in compagnia del Mate 20 e del Mate 20 Pro ormai da un paio di mesi, più o meno dalla loro presentazione avvenuta a metà ottobre. Nel frattempo abbiamo partecipato a diversi eventi e conferenze in giro per il mondo, l’ultima in ordine temporale alle Hawaii. Come sempre accade in queste occasioni, la nostra esigenza è stata quella di avere a disposizione degli smartphone in grado di realizzare degli scatti convincenti in condizioni estremamente variegate: dalle macro su altri dispositivi alle immagini nelle sale conferenze al buio, fino ad arrivare ai veri e propri video.

Spesso ci si chiede a cosa possa servire integrare più di un sensore fotografico nelle fotocamere degli smartphone, e tutti questi ambiti di utilizzo sono la risposta. Da un punto di vista hardware, Huawei ha mantenuto su entrambi gli smartphone la configurazione con tre sensori posteriori – disposti a quadrato con il flash – ma questa volta ha eliminato quello in bianco e nero sostituendolo con uno grandangolare.

Nel Mate 20 Pro c’è dunque il principale da 40 Megapixel e un obiettivo f/1.8 accoppiato al secondario da 8 Megapixel con teleobiettivo f/2.4 (l’unico con stabilizzatore ottico). Il terzo è da 20 Megapixel con obiettivo f/2.2 e ottica grandangolare. Il comparto fotografico posteriore del Mate 20 rimane sempre a tre sensori, ma cambiano le risoluzioni: 12 Megapixel con obiettivo f/1.8, teleobiettivo da 8 Megapixel f/2.4 e ottica grandangolare da 16 Megapixel f/2.2.

In entrambi i casi la parte fotografica è coadiuvata dagli algoritmi di intelligenza artificiale, su cui Huawei ha compiuto un eccellente lavoro. La logica è quella di poter fornire agli utenti un sistema in grado di scattare autonomamente delle immagini convincenti a prescindere dalle condizioni ambientali, senza dover intervenire manualmente.

Concretamente, cosa vuol dire tutto questo? Immaginate l’evento di presentazione di uno smartphone, in cui abbiamo la necessita di scattare al volo le fotografie al dispositivo senza perdere tempo in impostazioni e settaggi vari. O ancora, la più classica delle conferenze in cui ci si ritrova al buio a dover fotografare una sorgente luminosa (i LED wall su cui vengono mostrate le immagini), spesso posizionati in maniera non ottimale.

Ecco dunque giungere in soccorso le funzionalità pensate da Huawei. Il Mate 20 Pro, ad esempio, è in grado di realizzare delle macro con messa a fuoco ad appena 2.5 cm, una possibilità che può fare la differenza nel mostrare i piccoli dettagli della scocca di un dispositivo. C’è poi il sensore grandangolare, che torna utilissimo qualora sorga la necessità di inquadrare una porzione di scena maggiore senza potersi fisicamente allontanare (cosa che accade spessissimo durante le conferenze), senza dimenticare la capacità automatica di tirare fuori scatti convincenti anche al buio.

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Nella galleria fotografica potete osservare una serie di immagini realizzate proprio con il Mate 20 e Mate 20 Pro nelle condizioni più disparate. Avevamo già avuto modo di tessere le lodi del comparto fotografico di questi due smartphone in sede di recensione, impressioni che sono state confermate nell’utilizzo prolungato in questi mesi. Poco da dire, Huawei ha compiuto un ottimo lavoro, facendo ulteriormente evolvere quanto di buono già visto a bordo del P20 Pro.

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