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Pro
- Display eccezionale per la fascia di prezzo
- Autonomia elevatissima e ricarica rapidissima
- Prestazioni stabili e ottima gestione termica
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Contro
- C'è ancora Android 15
- Always On Display limitato
- Presenza di bloatware e sensore di prossimità virtuale
Il verdetto di Tom's Hardware
Informazioni sul prodotto
Devo ammettere che mi sono avvicinato al POCO M8 Pro con una curiosità a metà strada fra il genuino e lo scettico. D'altronde parliamo di un brand che mi ha sempre attratto per la sua capacità di mescolare design diversi dalla massa e schede tecniche che si stagliano di netto dal prezzo di listino proposto. Il mio scetticismo, però, nasceva dal fatto che POCO aveva chiuso il 2025 con il botto. Con quel F8 Ultra capace di ridefinire, ancora una volta, il concetto di “prezzo giusto” nel panorama Android.
Proprio per questo, l’idea di mettere le mani su un modello apparentemente più economico, che richiama quella filosofia senza voler essere una sua diretta versione “economica”, mi ha spinto a voler capire fino a che punto POCO volesse spingersi per ridefinire anche il settore degli smartphone da "meno di 500€".
Partendo dall'unboxing, che in questo caso merita una piccola menzione, la confezione gialla è quella classica del brand, volutamente appariscente, e capace di sorprendere subito per il contenuto. Oltre alla manualistica troviamo una cover in silicone con una finitura piacevole, e tutt’altro che economica al tatto, un cavo USB-C e, cosa sempre meno scontata, un alimentatore da 100W.
Al netto del fatto che sorprendersi per la presenza di un alimentatore e di una cover in silicone fa sorridere, quando fino a una decina di anni fa era la prassi infarcire gli smartphone di accessori per giustificare l'importanza della cifra spesa, ho apprezzato l'attenzione di POCO verso l'utente finale, un aspetto sempre meno scontato e soprattutto, sempre meno presente nei tanto chiacchierati "top di gamma".
Plastica con tanto carattere
Al tatto il POCO M8 Pro chiarisce subito la sua identità. È uno smartphone grande, di dimensioni generose, con uno spessore di 8,3 mm che si percepisce chiaramente quando lo si impugna. Però riesce anche a non risultare mai scomodo o eccessivamente ingombrante. Il peso di 206 grammi è ben distribuito e, considerando le dimensioni del display e la batteria interna, risulta persino equilibrato rispetto ad altri "colossi" presenti sul mercato.
I materiali sono interamente plastici, sia per il frame che per la back cover, ma la lavorazione è molto curata. Il retro gioca con finiture diverse, alternando superfici lucide e opache e una linea centrale che riflette la luce in modo differente, creando un effetto visivo che richiama vagamente l’estetica gaming delle origini di POCO. È un design che non punta all’eleganza, ma a una riconoscibilità precisa che, a conti fatti, fa si che un device di POCO non risuti mai anonimo.
Interessante anche la scelta del blocco fotocamere: simmetrico, poco sporgente e ben integrato nella scocca. Anche appoggiato su un piano, lo smartphone non traballa, dettaglio che nella vita quotidiana fa più differenza di quanto si pensi. I tasti laterali sono solidi, ben posizionati, mentre la presenza del doppio speaker stereo, del sensore IR e del carrello dual SIM completano una dotazione a tutti gli effetti completa.
Tutto perfettamente bilanciato
Il cuore del POCO M8 Pro è il nuovo Snapdragon 7s Gen 4, una piattaforma sorprendentemente matura, che al netto di quella voglia sempiterna di molti consumatori di snobbare qualunque cosa non abbia il numero più recente al termine del nome, offre prestazioni sempre fluide sia nell’uso quotidiano che sotto stress. La gestione termica del M8 Pro, però, è il vero ago della bilancia, capace di gestire al meglio le temperature del processore evitando cali significativi e throttling evidenti anche nelle sessioni di utilizzo più intense.
La configurazione di memoria è generosa: 8 o 12 GB di RAM LPDDR4X e 256 o 512 GB di storage. La scelta di eliminare il taglio da 128 GB è condivisibile e dimostra attenzione alle reali esigenze degli utenti nel 2026. Le memorie UFS 2.2 sono l’unico vero limite tecnico sulla carta, ma nell’uso reale l’impatto è minimo. Il sistema risponde rapidamente, le app si aprono senza esitazioni e anche le operazioni più pesanti vengono gestite con disinvoltura.
Completa la scheda tecnica una sezione dedicata alla connettività che non fa sfigurare: 5G, Wi-Fi 6, Bluetooth 5.4 e lettore NFC. Il lettore di impronte ottico sotto al display è rapido e affidabile, anche se posizionato un po’ troppo in basso rispetto allo standard attuale e l’unico vero punto debole risiede nel sensore di prossimità virtuale, una scelta piuttosto discutibile specialmente sul lungo periodo.
Se c’è, però, un elemento che distingue il POCO M8 Pro dalla concorrenza diretta, quello è senza dubbio il display AMOLED. Il pannello da 6,83 pollici colpisce non solo per le dimensioni, ma per la qualità complessiva. Cornici sottilissime per la fascia di prezzo, risoluzione a 1,5K, refresh rate a 120 Hz, una luminosità di picco che arriva a 3200 nits (più che sufficienti per renderlo perfettamente leggibile anche con fonti di luce diretta) e il PWM dimming a 3840 Hz, un dettaglio che farà felici gli utenti più sensibili allo sfarfallio.
Il supporto HDR10 e la protezione Gorilla Glass Victus 2 sono caratteristiche che solitamente si associano a dispositivi di fascia ben più alta, ma POCO ha voluto strafare con questo modello e sembra non essersi risparmiata su nulla. L’unica vera mancanza è l’assenza di un Always On Display completo. Quello presente lo è solo di nome, visto che si spegne dopo pochi secondi, rendendolo di fatto poco funzionale.
Software da ripulire
Il POCO M8 Pro arriva con HyperOS 2 basato su Android 15 e l'assenza di Android 16 al lancio si fa subito sentire. Non tanto per la mancanza di funzioni ma perché l'imminente aggiornamento ad Android 16, "brucerà" uno degli aggiornamenti principali promessi da POCO. Avrebbe avuto senso su un device lanciato a ridosso del nuovo sistema operativo di Google ma a mesi dalla release di Android 16, vedere smartphone uscire ancora con la versione precedente fa sempre storcere il naso.
Al netto di questo aspetto, però, HyperOS è ricco di opzioni di personalizzazione, lo abbiamo imparato a conoscere nel corso degli anni e sul POCO M8 Pro risulta molto ben ottimizzato e sorprendentemente reattivo anche con le UFS 2.2. Per comparazione veloce, mi ha ricordato l'esperienza offerta dallo Xiaomi 15T Pro, uno dei dispositivi più convincenti dello scorso autunno.
Il rovescio della medaglia di un dispositivo quasi irreale per la fascia di prezzo a cui viene proposto? La presenza eccessiva di bloatware. C'è poco da girarci intorno, oramai sappiamo tutti che per aver dei device performanti a prezzi competitivi si deve accettare la presenza di app di terze parti preinstallate dalle aziende partner di questo o quel brand.
Nel caso del POCO M8 Pro, però, ho trovato il numero complessivo parecchio alto. Inoltre queste app inviano notifiche e richiedono un minimo di tempo per essere rimosse. Alcune non possono essere nemmeno disinstallate, permettendo solamente di disattivarle. Nulla di drammatico, sia chiaro, ma è un passaggio obbligato nei primi giorni di utilizzo per avere un device più pulito e "personale".
Infine, devo ammettere che apprezzo molto il POCO Launcher e, in particolare, la possibilità di organizzare le app per colore, una soluzione sorprendentemente efficace nella navigazione quotidiana e che mostra una cura nella personalizzazione che non si limita ad essere fine a se stessa ma, effettivamente, funzionale.
Fotocamere senza ambizioni
Non fraintendete il titolo di questo paragrafo, ma oramai bene o male tutti gli smartphone rilasciati negli ultimi mesi fanno delle foto ben più che decenti. La prassi sta diventando l'avere almeno il sensore principale da 50 MP con un'apertura tale da permettere scatti ben più che convincenti e affiancarlo a uno o due sensori meno performanti per contenere i costi.
E infatti il comparto fotografico del M8 Pro è composto da una principale da 50 MP con stabilizzazione ottica, una grandangolare da 8 MP e una selfie camera da 32 MP. Il sensore principale è molto convincente: buoni colori, gestione corretta delle luci e risultati validi anche in notturna. Il crop 2x, invece, perde qualche dettaglio e risulta inferiore alle soluzioni offerte da alcuni competitor diretti.
La grandangolare è chiaramente un’aggiunta di contorno: utile in alcune situazioni, ma qualitativamente parecchio distante dalla principale. La fotocamera frontale resta nella media, con un software che lavora molto dopo lo scatto per compensare tutti i limiti di un hardware che ovviamente non può e non vuole competere con i cameraphone più altisonanti.
Molto buoni i video in 4K realizzati dalla fotocamera principale, sempre stabili e con una definizione sorprendente rispetto al prezzo di listino. In linea di massima non si tratta di un comparto fotografico insufficiente, anzi. Ma oramami è chiaro che gli smartphone di questa fascia di prezzo compensino l'ottimo hardware che propongono con una camera principale molto convincente e tanti elementi di contorno privi di ambizione, utili solo per fare numero e non far apparire "inferiore" il modello di turno.
Audio e autonomia al top
Due parole prima di chiudere, in merito all'ottimo comparto audio del POCO M8 Pro. L’audio stereo è potente edi buonissima qualità quando si resta nel range di volume predefinito. POCO ha inoltre offerto la possibilità di spingersi oltre il 100%, tramite una serie di impostazioni presenti nell'OS, sacrificando un po' la qualità complessiva dell'audio (con una distorsione percepibile quando si ascoltano tracce audio ricolme di bassi o con alti molto taglienti), ma guadagnando volume utile per quando serve ascoltare un vocale in vivavoce in presenza di forti rumori ambientali.
La batteria da 6500 mAh, infine, è uno dei grandi punti di forza di questo device. Con un utilizzo intenso si copre tranquillamente una giornata e mezza, mentre con uso medio si arriva senza problemi a due giorni pieni. La ricarica rapida a 100 W permette di recuperare parecchie ore di utilizzo in pochi minuti, rendendo l’esperienza estremamente pratica. Assente la ricarica wireless, ma è un compromesso accettabile considerando tutto quello che viene offerto da questo device.
Ha senso comprarlo?
Anche in seguito all'ondata di promozioni di lancio, il POCO M8 Pro si posiziona in maniera estremamente aggressiva. 349€ per la versione da 256GB, 399€ per la versione da 512 (la preferibile fra le due).
Una doppietta di prezzi davvero competitiva per uno smartphone che pur non essendo perfetto, risulta perfettamente bilanciato e performante, rivelandosi un contendente davvero difficile da ignorare in questa fascia di prezzo. Potrà non piacere esteticamente, potrà infastidire l'eccessivo bloatware presente al suo interno, potrà far storcere il naso la presenza di Android 15, ma attualmente il POCO M8 Pro ha tutte le carte in regola per diventare il punto di riferimento della sua fascia di prezzo, visto come l'azienda sembra aver capito esattamente in cosa investire per risultare estremamente competitivi.