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Smartwatch per bimbi a rischio attacco informatico e privacy

Gli smartwatch per bambini, che nascono per placare le ansie di controllo dei genitori, sono a rischio non solo sicurezza ma anche privacy. Lo afferma a gran voce il Norwegian Consumer Council, un'associazione dei consumatori norvegese che ha commissionato un'analisi delle falle informatiche e delle implicazioni legali.

Sono finiti sotto la lente quattro modelli: Gator 2, Tinitell, Viksfjord ed Xplora. In Italia non sono distribuiti ufficialmente ma possono essere acquistati su alcuni negozi online.

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Fra le caratteristiche comuni di questo genere di prodotti vi è la possibilità di geolocalizzare a distanza chi li indossa e attivare la comunicazione vocale in caso di bisogno. In pratica grazie all'integrazione di SIM e GPS funzionano come una sorta di cellulare limitato nelle funzioni. Alcuni modelli possono anche prevedere l'attivazione dell'audio remoto per avere percezione dell'ambiente che circonda i bambini. Ad ogni modo nascono per il tracking degli spostamenti.

Il problema è che molto spesso si tratta di produzioni cinesi importate in Europa senza troppi controlli. È facile rinvenirne versioni identiche nell'aspetto con marchi diversi. Legittima quindi la preoccupazione sulla possibilità che le comunicazioni possano essere violate e gli eventuali abusi della privacy dovuti alla raccolta dati. "Le informazioni sulla geolocalizzazione, specie se raccolte in modo continuo e abbinate ad altri identificativi, sono infatti considerate dati personali e come tali godono di particolare protezione in Europa", ricorda non a caso Carola Frediani su La Stampa.

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In Italia i dispostivi basati sulla app SeTracker sono facilmente reperibili online e proprio il Viksfjord sembrerebbe a rischio di attacco. Questo vuol dire che un malintenzionato (informatico) potrebbe geolocalizzare e persino entrare in contatto con il bimbo via voce.

"Per di più, se gli utenti vogliono lasciare il servizio, non possono semplicemente cancellare la app dal telefono. Perché finché esiste un account utente nel sistema, le informazioni relative saranno conservate nel cloud dell'azienda", spiega Frediani. "Dati che possono includere tutta la storia della geolocalizzazione, le eventuali foto del bambino, le zone delimitate dai genitori come sicure nella configurazione della app, e altri identificatori". Un problema analogo sembra averlo il Gator 2.

Insomma, il problema esiste e conferma ancora una volta che qualsiasi prodotto dovrebbe passare sotto il vaglio di enti europei preposti al controllo.

"Prima abbiamo trovato problemi in bambole e giocattoli connessi, ora negli smartwatch per bambini, che è un settore più piccolo ma in crescita, dove le aziende cercano di avvantaggiarsi dell'interesse e della curiosità dei consumatori verso la tecnologia", ha dichiarato Finn Myrstad, direttore dei servizi digitali del Norwegian Consumer Council. "Anche in questo caso abbiamo scoperto problemi grossi. E abbiamo avuto la riconferma che le aziende dietro a questi prodotti non si preoccupano né della privacy né della sicurezza".

se tracker
SETracker

Myrstad sostiene che dovrebbero esservi regole più stringenti per la salvaguardia della sicurezza digitale, alla stregua di tutti i paletti legati ad esempio sui materiali.

"Il panorama desolante delineato dalla ricerca suggerisce che il mercato non sia ancora maturo per questo genere di prodotti e proietta inoltre delle ombre su tutto il mondo dell'Internet of Things", sostiene l'associazione Altroconsumo.

"Fra vulnerabilità informatiche capaci di trasformare un oggetto utile in un subdolo nemico che opera indisturbato dentro le mura domestiche e comportamenti poco etici da parte dei produttori, i consumatori hanno moltissime ragioni per stare in allerta e informarsi il più possibile".


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