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Activision Blizzard nell’occhio del ciclone: accuse di molestie e tossicità

In questi ultimi giorni Activision Blizzard, leggendario publisher che ha dato i natali a serie come Call of Duty, Warcraft e Overwatch, è finito in un vortice di accuse e vere e proprie denunce che coinvolgono i suoi ambienti di lavoro. Nello specifico, si parla di una denuncia ufficiale da parte di un dipartimento governativo della California per molestie sessuali, e di un articolo di Jason Schreier, autorevole giornalista di Bloomberg, che ha messo in risalto le dinamiche di lavoro al remake di Warcraft III, giudicate tossiche e disorganizzate dagli sviluppatori che sono stati intervistati.

Warcraft 3: Reforged (2020)

La denuncia della California

Il Dipartimento per il lavoro e l’alloggio equo della California ha intentato una causa contro Activision Blizzard, presentando nella giornata di ieri una denuncia ufficiale al tribunale di Los Angeles in cui si sostiene che il publisher promuova un posto di lavoro maschilista e tossico.

La presentazione di questi documenti legali è il frutto di ben due anni di indagini da parte dell’agenzia del lavoro della California. La denuncia presenta un ambiente di lavoro in cui discriminazioni sessiste e molestie sessuali sono all’ordine del giorno, oltre a parlare di disparità di retribuzione e perfino di ritorsioni. I documenti descrivono anche una pratica definita “cube crawl“: gli impiegati di sesso maschile più tossici si ubriacavano durante gli orari di lavoro e strisciavano tra i vari cubicoli dell’ufficio esibendosi in “comportamenti inappropriati” nei confronti delle colleghe.

Quando venivano presentati reclami formali ai superiori di Activision Blizzard non sono mai state prese misure efficaci per risolvere i problemi. Anzi, il dipartimento californiano riferisce testualmente che “come risultato di queste denunce, le lavoratrici sono state sottoposte a ritorsioni, tra cui – e non solo – l’essere private del lavoro su progetti, l’essere trasferite in unità diverse contro la loro volontà, ed essere scelte per licenziamenti.” Secondo quanto afferma la documentazione, come risultato di questi comportamenti una dipendente di Activision Blizzard sarebbe ricorsa al suicidio a causa di foto intime diffuse tra i colleghi da un suo superiore che era in una relazione sessuale con lei.

Per quanto riguarda le disparità sul lavoro, la denuncia descrive che la leadership è esclusivamente di sesso maschile, mentre in generale negli studi solo il 20% dei dipendenti è di sesso femminile. Le donne in Activision Blizzard hanno tutte una paga minore, oltre che scarse opportunità di promozione. Addirittura, quando un’impiegata a cui sarebbe stato affidato un ruolo manageriale con maggiori responsabilità avrebbe chiesto un incremento del salario e una reale promozione, il suo superiore le avrebbe risposto che non potevano rischiare di promuoverla perché “avrebbe potuto restare incinta e diventare madre“.

https://twitter.com/alex_frostwolf/status/1418036361433477120

Con la comparsa di questa notizia nella giornata di ieri molti ex dipendenti di Activision Blizzard hanno iniziato a condividere sui social le loro testimonianze, come quella inclusa qui in alto in cui si parla del “gaslighting“, ossia quando si fa del sexting non richiesto ma, davanti alle resistenze della persona e alle sue reazioni avverse, si cerca di convincerla di un equivoco, incolpandola di aver percepito in maniera distorta i messaggi. La dipendente in questione riferisce di aver subito così tanti comportamenti del genere dal suo superiore che ha iniziato addirittura a perdere i capelli, oltre a essere accusata di non lavorare con impegno.

La risposta di Activision Blizzard

Come riporta BBC, Activision Blizzard si è espressa duramente riguardo la presentazione della denuncia da parte del dipartimento californiano, parlando soprattutto di falsità e fatti distorti: “Il quadro che il Dipartimento per il lavoro e l’alloggio della California non è il posto di lavoro Blizzard di oggi.” Il publisher ha anche affermato di star avviando da tempo cambi significativi alle procedure interne, come diversi seminari anti-molestie.

In particolare, ciò che più ha indispettito Activision Blizzard è l’episodio della dipendente ricorsa al suicidio: “Siamo disgustati dalla condotta riprovevole del Dipartimento per il lavoro e l’alloggio della California di trascinare nella denuncia il tragico suicidio di una dipendente la cui scomparsa non ha alcuna attinenza con questo caso e senza alcun riguardo per la sua famiglia in lutto. È questo il tipo di comportamento irresponsabile da parte di burocrati statali irresponsabili che sta portando molte delle migliori imprese dello stato fuori dalla California.”

Activision Blizzard lamenta al Dipartimento governativo di essere avanzata subito in tribunale senza aver prima sentito l’altra campana: “È richiesto dalla legge di avere discussioni in buona fede con noi per capire meglio e per risolvere qualsiasi reclamo o preoccupazione prima di andare in tribunale, ma non sono riusciti a farlo. Invece, si sono affrettati a presentare una denuncia imprecisa.”

Il reportage di Bloomberg sullo sviluppo tossico di Warcraft III

Ad aggiungere altra benzina sul fuoco, Jason Schrier di Bloomberg ha pubblicato un lungo articolo in cui mette in risalto lo strano ambiente di lavoro che ha caratterizzato il deludente remake di Warcraft III. Il giornalista è famoso per i suoi reportage che coinvolgono pratiche scorrette e polemiche riguardanti le maggiori aziende dell’industria videoludica. Ricordiamo di lui, per esempio, le tante testimonianze raccolte da dipendenti ed ex dipendenti di CD Projekt Red sullo sviluppo di Cyberpunk 2077.

Warcraft III Reforged è stato lanciato 9 mesi fa con feature mancanti e bug, e a distanza di così tanto tempo ancora non c’è stata una patch risolutiva. Anzi, il team di sviluppo originario è stato smantellato. Il gioco era stato annunciato nel 2018, e Activision Blizzard aveva promesso ore e ore di cut-scene aggiornate e un nuovo doppiaggio. Cose mai pervenute, assieme ad altri elementi di gameplay mancanti e che invece erano presenti nei giochi originali come le classifiche competitive.

Il progetto non è mai stato una priorità per i vertici dell’azienda secondo gli ex dipendenti anonimi contattati da Schreier, perché si trattava di una remaster di un vecchio gioco di strategia che non avrebbe mai potuto fruttare miliardi come Activision voleva. Un dipendente di Blizzard avrebbe detto a Schreier testuali parole: “Il problema principale di Warcraft III: Reforged era una visione iniziale poco chiara e un disallineamento sul fatto che il gioco fosse una remaster o un remake. Ciò ha portato ad altre sfide con la portata e le caratteristiche del gioco, e con la comunicazione all’interno del team, con la leadership e oltre. Tutto si è riversato a valanga verso il lancio.

Schreier avrebbe mostrato un dietro le quinte di Activision Blizzard piuttosto disorganizzato e inquietante: gli stessi membri dello studio interno di Classic Games si preoccupavano del fatto che Activision Blizzard avesse promesso più di quanto potessero effettivamente portare a compimento, date le piccole dimensioni del team di sviluppo. Ma soprattutto la produzione era disorganizzata di fronte a una mole di lavoro più grande di loro. L’ambiente che si era creato è stato scoraggiante, a detta degli interlocutori di Schreier.

In particolare, il report di Bloomberg si concentra sulla figura di Rob Bridenbacker, la persona messa a capo di Classic Games, accusata di un atteggiamento aggressivo e non professionale. Bridenbacker si sarebbe allontanato spesso dallo studio per dei viaggi fuori dal paese durante i tempi stretti dello sviluppo, e nonostante questo dava tempi di scadenza irrealistici. La non comunicazione all’interno di Classic Games era diventata un vero e proprio problema, non essendo indirizzati verso obiettivi di gioco e obiettivi artistici. Alcuni sviluppatori avrebbero svolto anche più ruoli a causa dei ritardi, lavorando giorno, notte e weekend. Schreier ha provato anche a contattare Bridenbacker, che ha lasciato Activision Blizzard lo scorso aprile, ma non ha avuto risposte.

La leadership ci sembrava totalmente distaccata rispetto alla velocità e alla portata del progetto fino a molto tardi nello sviluppo”, hanno riferito esponenti di Classic Games a Schreier. “Le voci più anziane del dipartimento hanno avvertito la leadership dell’imminente disastro di Warcraft in diverse occasioni nel corso dell’ultimo anno, ma sono state ignorate.” Activision Blizzard avrebbe addirittura spinto per pubblicare il gioco nonostante sapesse fosse prematuro, a causa dei pochi pre-order.

Il team è stato smantellato, e solo alcuni dipendenti sono stati smistati in altri dipartimenti del publisher: tutti gli altri sono stati licenziati. “Abbiamo sviluppatori che hanno avuto a che fare con esaurimento, ansia, depressione e altro ancora per un anno. Molti hanno perso la fiducia nel team e in questa azienda. Anche molti giocatori hanno perso la fiducia, e il lancio non ha certo aiutato a un anno già difficile per l’immagine di Blizzard.”

Se non altro, secondo Schreier e gli stessi dipendenti ed ex dipendenti che hanno parlato con lui, sembra che Activision Blizzard, dopo la batosta di Warcraft III Reforged, si stia concentrando molto nel far uscire in un buono stato gli imminenti Diablo IV e Overwatch 2. Un nuovo team nel frattempo si starebbe occupando del remake di Warcraft III.

Aggiornamento: l’intervento del Presidente di Blizzard

J. Allen Brack, presidente di Bilzzard Entertainment ha reagito alla denuncia dello Stato della California e al reportage di Bloomberg inviando una mail a tutto il suo staff, esprimendo solidarietà alle vittime dei comportamenti di cui l’azienda è accusata e dando il via a discussioni personali con i dipendenti. Tale lettera interna ha toni decisamente diversi dalle dichiarazioni che Activision Blizzard ha rilasciato ufficialmente, come vi abbiamo riportato più su nell’articolo.

La mail esordisce così: “Personalmente provo una serie di emozioni contrastanti da ieri, e so che anche per voi è lo stesso. Le accuse e le ferite degli attuali ed ex dipendenti sono estremamente preoccupanti. Sebbene non possa parlare nello specifico dei casi visto che c’è un’indagine in corso, quello che posso dire è che i comportamenti descritti nelle accuse sono completamente inaccettabili.

Brack ha proseguito spiegando come nessuno nell’azienda debba affrontare discriminazioni o molesti e che tutti dovrebbero sentirsi al sicuro lavorando da Activision Blizzard. Ha aggiunto, inoltre, che ci vuole coraggio per le persone nel farsi avanti con storie del genere, e ha insistito con i rami più alti di lui della dirigenza affinché vengano presi provvedimenti. Il presidente di Blizzard ha espresso anche sdegno personale verso i comportamenti. Infine, Brack ha detto che si impegnerà personalmente per discutere con i suoi dipendenti per rispondere a qualunque domanda e per cercare di andare avanti.

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