La capacità di alcune major dell'industria videoludica di comprendere il valore storico e culturale dei loro stessi prodotti continua a stupire. L'ultima rivelazione arriva da GOG, la piattaforma di distribuzione digitale specializzata in titoli classici, che ha svelato quanto sia stato complesso convincere Capcom a rendere nuovamente disponibili le versioni originali dei primi tre capitoli di Resident Evil. Una battaglia che dice molto su come certi dirigenti percepiscono il patrimonio videoludico delle proprie aziende.
Marcin Paczynski, senior bizdev manager di GOG, ha raccontato a The Game Business i dettagli di questa singolare trattativa. Quando la piattaforma si è rivolta a Capcom per ottenere i diritti di distribuzione delle versioni PC originali di Resident Evil 1, 2 e 3, la risposta della casa giapponese è stata quantomeno sorprendente. I dirigenti hanno obiettato che non vedevano alcun senso nell'operazione, considerando l'esistenza dei remake moderni che offrirebbero un'esperienza già superiore agli originali.
"Capcom ci diceva: 'Abbiamo tutti quei remake. Rappresentano già un'esperienza superiore a quei giochi'", ha riferito Paczynski. L'azienda giapponese sembrava letteralmente incapace di concepire che qualcuno potesse desiderare di giocare alle versioni originali quando esistono le loro rielaborazioni tecnologicamente avanzate. Una posizione che rivela una preoccupante distanza tra chi gestisce il business e chi effettivamente apprezza i videogiochi come forma d'arte.
La questione tocca un tema più ampio che riguarda l'intera industria: la filosofia della conservazione digitale. Come sottolineato da molti osservatori del settore, realizzare remake e remaster (come l'apprezzato Resident Evil 2, acquistabile qui a prezzo scontato) è legittimo e spesso apprezzato, ma questo non dovrebbe mai comportare la cancellazione dell'accesso alle opere originali. Si tratta di un principio semplice che permette alle nuove generazioni di scoprire i classici rivisitati mentre i giocatori storici possono continuare a godersi le versioni che hanno amato, senza essere costretti ad abbandonarle.
GOG ha dovuto impegnarsi in una vera e propria opera di convincimento, spiegando a Capcom che esiste un pubblico affezionato con ricordi legati a quei giochi specifici, persone che desiderano rivivere esattamente la stessa esperienza di allora. Fortunatamente, dopo numerosi tentativi, la piattaforma è riuscita nel suo intento e i titoli sono stati rilasciati nel corso del 2024.
Il valore delle versioni originali va oltre la mera nostalgia. Anche chi non ha vissuto l'epoca della PlayStation può apprezzare l'esperienza di tornare alla Spencer Mansion nella sua gloria grafica degli anni '90, scoprendo come funzionavano i meccanismi narrativi e ludici prima delle moderne implementazioni tecniche. Questi giochi rappresentano documenti storici dell'evoluzione del medium, testimonianze di scelte artistiche e tecniche precise che meritano di essere preservate.
La questione della conservazione videoludica rimane uno dei nodi critici dell'industria. Mentre altri settori culturali hanno da tempo compreso l'importanza di mantenere accessibili le opere originali accanto alle loro versioni moderne, nel mondo dei videogiochi questa consapevolezza stenta ancora a diffondersi tra chi controlla i cordoni della borsa. L'episodio con Capcom dimostra quanto sia necessario un cambio di prospettiva: la preservazione rappresenta un valore positivo in sé, indipendentemente dalle considerazioni commerciali immediate.