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Dread Nautical | Recensione: una crociera da incubo

Un po' gestionale, un po' horror, un po' survival, ma soprattutto uno strategico a turni: ecco a voi la nostra recensione di Dread Nautical.

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Avatar di Giacomo Todeschini

a cura di Giacomo Todeschini

Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 29/04/2020 alle 16:00 - Aggiornato il 18/10/2023 alle 19:48
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  • Pro
    • Tante meccaniche ben amalgamate tra loro
    • Tutto sommato divertente
    • Saggio uso dei colori
  • Contro
    • Parte strategica fin troppo legnosa
    • L'occulto diventa fin troppo presto secondario
    • Nemici anonimi

Il verdetto di Tom's Hardware

7
Dread Nautical è un titolo senza infamia e senza lode, che è riuscito senza troppi problemi a fare il grande salto su PC e console da mobile. Zen Studios ha imbastito per l’occasione uno strategico a turni decisamente tradizionale, spruzzando il tutto con un pizzico di survival ed una velata dose di occulto. Non sarà certo il gioco di una vita, ma se amate il genere potrebbe valer pur la pena di staccare un biglietto per questa crociera da incubo.

Informazioni sul prodotto

Nonostante le crociere siano per molti l’incarnazione stessa dell’idilliaco e della pace dei sensi, esse spesso e volentieri vengono associate anche a qualcosa di negativo, a qualche fatto non proprio lieto. Come non ricordare, ad esempio, la tragedia del Titanic o, perché no, Assassinio sul Nilo di Agatha Christie. A continuare su tale filone, immergendo i lussuosi transatlantici questa volta in una pozza d’occulto, è Dread Nautical, titolo di Zen Studios che prova ad amalgamare insieme strategici a turni, survival, tematiche horror, un pizzico di gestionale e, ovviamente, le tanto decantate crociere. Un mix dal gusto particolare ed intrigante, che i giocatori su iOS hanno già potuto assaporare e che ora si rende finalmente disponibile anche per le principali piattaforme di gioco.

dread-nautical-90348.jpg

L’incipit narrativo alla base di Dread Nautical è tanto semplice quanto funzionale: dopo un oscuro e misterioso filmato ci troveremo infatti storditi nel bel mezzo della sala centrale della nave, dove uno strano figuro ci avverte di come delle orride creature abbiano cominciato ad infestare i ben 20 ponti dell’enorme imbarcazione. Ovviamente il nostro personaggio non ricorderà nulla nel più classico dei modi e il nostro compito, manco a dirlo, sarà quindi quello di avventurarci all’interno dei meandri della nave per scoprire qualcosa di più del nostro passato e cercare contestualmente di poter avere ancora un futuro. Un’impresa folle, in cui non saremo però fortunatamente lasciati soli.

Un pugno di sopravvissuti

Nel corso delle nostre scorribande tra i ponti della nave troveremo infatti diversi sopravvissuti, ognuno con un proprio storia da raccontare e la pelle da salvare. Tali peculiarissimi personaggi non saranno però subito lieti di unirsi a noi e raggiungerci nella sicura sala centrale e, per convincerli a rimpinguare le nostre fila, sarà prima necessario fare qualche piccola quest per loro o rispondere correttamente ai loro dialoghi, in modo tale da riempire una barra della fiducia che li convincerà a schierarsi dalla nostra parte. Si tratta di una meccanica decisamente semplice ed efficace, per quanto non esattamente razionale nelle sue motivazioni, ma che riesce comunque a dare un qualcosa in più a Dread Nautical per quanto riguarda la complessità delle sue meccaniche. Avere qualche sopravvissuto in più dalla nostra parte farà effettivamente la differenza nelle fasi più avanzate del titolo, dove i nemici si faranno sempre più numerosi e i pericoli maggiori.

dread-nautical-90346.jpg

Per portare un nuovo personaggio nella sala centrale sarà però prima necessario dotare tale location delle caratteristiche per ospitare altre persone, leggasi il costruire ulteriori posti letto. La sala centrale dell'imbarcazione diventerà quindi presto il nostro HUB, dove si svolgeranno tutte le fasi gestionali dell’opera. In Dread Nautical, oltre a scoprire il mistero che attanaglia la nave da crociera e a salvare la pelle, saremo infatti chiamati a gestire un team sempre più grande costruendo posti letto, riparando e potenziando i vari oggetti trovati in giro per i ponti della nave e, ovviamente, facendo salire di livello il nostro equipaggio. Per fare tutto ciò avremo bisogno di 2 valute principali: scarti e rune, con entrambe le risorse che possono essere trovate senza problemi nel corso delle varie missioni. Se gli scarti serviranno a praticamente tutto, dall’upgrade delle varie strutture alla riparazione delle armi, le rune verranno invece utilizzate per far salire di livello i vari personaggi, rendendoli così ancor più letali e aumentando contestualmente le nostre chance di sopravvivenza in questa crociera da incubo.

Dread Nautical: un'anima fin troppo tradizionale

L’aspetto gestionale non è però l’unica contaminazione di Dread Nautical e nel titolo di Zen Studios possiamo trovare anche una leggera spruzzatina di survival. Oltre alla precedentemente citata meccanica delle armi che si rompono e che devono essere conseguentemente riparate, lo studio ha infatti inserito all’interno dell’opera un indicatore della fame, con i vari personaggi che se non verranno sfamati dopo una missione cominceranno a ricevere differenti malus, a partire dalla non rigenerazione della loro salute. Se non si esploreranno a fondo i vari ponti, cercando ogni singola risorsa, Dread Nautical finirà infatti con il punirci, proponendoci una sfida decisamente maggiore nel caso in cui decidessimo di correre per i livelli di gioco senza esplorarli a fondo.

dread-nautical-90347.jpg

Come dicevamo all'inizio di questa recensione, l’obiettivo principale di Dread Nautical è quello di completare tutti i ponti dell’imbarcazione, raggiungendo in ognuno di essi una sirena acustica posizionata alla fine del piano. Tra il dire e il fare c’è letteralmente di mezzo il mare e per far ciò dovremo farci strada in luoghi colmi di simil zombie pieni di protuberanze che cercheranno di porre fine alla nostra esistenza. Per affrontarli Dread Nautical ci mette dinnanzi un sistema di combattimento a turni assolutamente classico, senza nessun specifico picco creativo o qualche meccanica particolarmente ricercata. Il che non è di per sé per forza un male, ma a lungo andare la legnosità e la lentezza rispetto ai più moderni esponenti del genere, come ad esempio i vari XCOM, comincia decisamente a farsi sentire e il gioco a diventare pesante. Nulla di eccessivamente negativo, anzi, ma Dread Nautical sotto questo punto di vista non riesce assolutamente a spiccare, assestandosi invece in una relativamente tranquilla mediocrità.

Aspetto tecnico

Il maggior punto di forza per quanto riguarda il lato artistico di Dread Nautical è sicuramente quello relativo ai colori, che riescono a convincere e ad inondare il titolo di una discreta carica di atmosfera. Purtroppo lo stesso non si può dire della narrazione, con l’occulto che diventa presto solamente una tematica di fondo tra schiere di anonimi nemici, e dell’aspetto dei vari personaggi, non esattamente ispirato o memorabile. Buone invece le musiche, che ci accompagneranno senza colpo ferire per tutta la nostra esplorazione della maledetta crociera orchestrata da Zen Studios.

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