L'industria videoludica sta attraversando uno dei momenti più delicati della sua storia recente, con i confini tra le piattaforme che diventano sempre più sfumati e il concetto stesso di esclusiva che viene messo in discussione. A riaccendere il dibattito è intervenuto Shawn Layden, ex dirigente di spicco di PlayStation, che durante un'intervista al podcast Pause for Thought ha lanciato un'immagine provocatoria ma efficace: vedere Mario su PlayStation sarebbe l'apocalisse. Una dichiarazione che arriva in un momento cruciale, mentre Sony continua a portare i suoi titoli su PC e Microsoft sembra aver abbracciato definitivamente una strategia multipiattaforma.
Layden non ha esitato a sottolineare come le esclusive rappresentino ancora oggi un asset fondamentale per l'identità di una piattaforma. Secondo l'ex dirigente, pur non essendo necessario che ogni titolo rimanga confinato a un singolo ecosistema, alcuni franchise iconici devono restare legati alla propria console di riferimento per mantenerne l'appeal distintivo. Il ragionamento vale tanto per Mario e Nintendo quanto per Nathan Drake e PlayStation: sono questi personaggi simbolo a far brillare davvero una piattaforma.
L'ironia della situazione non è sfuggita alla community: proprio Nathan Drake, citato da Layden come esempio di esclusiva fondamentale, è già approdato su PC con Uncharted: Legacy of Thieves Collection, che include Uncharted 4: A Thief's End e Uncharted: The Lost Legacy. Un port realizzato da Naughty Dog che testimonia come la strategia Sony nell'era PS5 sia tutt'altro che lineare e prevedibile. La casa giapponese ha infatti avviato una politica di porting selettivo dei suoi titoli single player verso PC, con tempistiche che variano da gioco a gioco.
Ma la questione si fa ancora più complessa se si considerano i titoli live service. Helldivers 2 rappresenta un caso emblematico: nonostante il successo clamoroso ottenuto, Sony ha deciso di mantenerlo esclusiva PlayStation-PC, senza portarlo su Xbox Series X|S. Una scelta che ha fatto discutere, considerando che i giochi multiplayer online necessitano tipicamente di una player base ampia per prosperare nel lungo periodo. Lo stesso Layden ha riconosciuto questa dinamica, ammettendo che per i titoli orientati al servizio continuativo la strategia multipiattaforma può avere più senso.
Il punto centrale dell'argomentazione di Layden riguarda però le potenzialità tecniche. Sviluppare in esclusiva per una singola piattaforma permette agli studi di ottimizzare il codice e sfruttare al massimo ogni componente hardware, senza dover scendere a compromessi per garantire la compatibilità con configurazioni diverse. Un vantaggio che diventa evidente osservando titoli tecnicamente impressionanti come Demon's Souls Remake, Ratchet & Clank: Rift Apart o The Last of Us Part II, capaci di spingersi oltre grazie alla conoscenza approfondita dell'architettura PlayStation.
La posizione di Layden si scontra frontalmente con la filosofia attuale di Microsoft, che con Xbox ha abbracciato un modello diametralmente opposto. Titoli storicamente esclusivi come Halo, Gears of War e persino acquisizioni recenti come le IP Bethesda sono ormai disponibili day one su PC tramite Game Pass, e sempre più spesso anche su altre piattaforme. Una strategia che punta a massimizzare i ricavi software a discapito dell'hardware, trasformando Xbox da console a ecosistema multipiattaforma.
Il dibattito rimane acceso nella community: da un lato c'è chi sostiene che le esclusive limitino artificialmente l'accesso ai contenuti, dall'altro chi le considera elementi essenziali per differenziare le piattaforme e giustificare l'investimento in hardware dedicato.