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Kena: Bridge of Spirits è una delicata carezza | Recensione

Kena: Bridge of Spirits è il primo videogioco si Ember Lab, un team indipendente che ha realizzato qualcosa di davvero sorprendente.

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Avatar di Andrea Riviera

a cura di Andrea Riviera

Managing Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 23/09/2021 alle 10:00
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  • Pro
    • Visivamente e artisticamente di grande livello
    • Narrativamente lodevole
    • Delicato e leggero in ogni sua parte
  • Contro
    • Il gameplay semplicistico potrebbe non soddisfare tutti
    • Doppiaggio scarso

Il verdetto di Tom's Hardware

8.5

Kena: Bridge of Spirits è un'esperienza che è andata oltre le nostre più rosee aspettative, motivo che ci ha portato a dargli l'award. Ember Lab, al suo primo videogioco, ha dato vita a un mondo coloratissimo e visivamente straordinario, grazie a un art design di grande livello e valori produttivi decisamente sorprendenti, soprattutto per quanto concerne le cinematiche. L'importante e delicato, viaggio di Kena, ci ha emozionato e meravigliato, mai tediato e lasciato con un sorriso beato, lo stesso che si ha quando ci si trova dinanzi a qualcosa di leggero e spensierato. Il mercato dei videogiochi ha bisogno di avventure di questo tipo, ha bisogno di questi progetti indipendenti, ha bisogno di Ember Lab. Ha bisogno di Kena.

Informazioni sul prodotto

Tra i tantissimi annunci che abbiamo avuto modo di vedere durante lo showcase d'annuncio di PS5 nel 2020, c'è stato un prodotto indipendente che è riuscito a entrare immediatamente nel cuore di tutti, Kena: Bridge of Spirits.

Di giochi indie ne parliamo spesso e ne giochiamo altrettanti, ma non capita tutti i giorni di approcciarsi alla prima vera esperienza di una software house come Ember Lab, tra l'altro formata da poche decine di persone, e rimanere folgorati dalla sua qualità. Questo piccolo studio di sviluppo è riuscito a realizzare qualcosa di davvero sorprendente e certamente meritevole di plauso.

Kena, lo Spirito Guida

Kena è una giovane Spirito Guida che ha il compito di accompagnare, nel lungo percorso che porta alla morte, tutte quelle persone che non accettano di raggiungere l'aldilà. Molte di questi non lo fanno in maniera volontaria, spesso qualcosa li tiene ancorati al mondo terreno, magari a causa di un loro sbaglio o di qualcosa di incompiuto. Gli spiriti che vagano senza una strada, rischiano di divenire preda della malvagità ed essere corrotti, motivo che spinge Kena ad aiutarli a ritrovare la pace e raggiungere finalmente l'agognata serenità.

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Nel corso degli anni abbiamo vissuto e giocato tantissime esperienze incentrate sul tema della morte, basti pensare a Lost Odyssey o al ben più recente SpiritFarer; Kena: Bridge of Spirits tratta il tutto con estrema delicatezza, quasi da risultare una carezza impercettibile, riuscendo comunque a regalarci un messaggio importante e ricco di significato. La narrazione, incentrata su un piccolo villaggio dimenticato, è quindi semplice, ma mai banale o pretenziosa: sa quando evitare di osare o quando arricchire l'avventura con qualcosa in più.

Kena si trova a vagare ed essere accompagnata dai dolcissimi Rot, degli spiritelli buoni che aiutano la giovane ragazza sia nei combattimenti che negli enigmi ambientali. Questi piccoli esserini sono destinati a divenire tra le creature più carine che siano mai apparse in un videogioco, non per altro Ember Lab ha puntato molto sulla loro rappresentazione, permettendo anche delle personalizzazioni estetiche grazie ai diversi cappelli che è possibile trovare in giro. Siamo certi che vi divertirete parecchio con la photo mode.

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La forza dello spirito

Kena: Bridge of Spirits non dispone certamente di un apparato ludico travolgente, ma riesce comunque a convincere con un gameplay semplice e solido, dopotutto è importante sottolineare che si tratta di un'esperienza adatta a tutti e non necessariamente riservata a un pubblico adulto. Va detto che alcuni combattimenti con i boss non sono del tutto semplici, ragion per cui la difficoltà si dimostra ben bilanciata ed è comunque possibile cambiarla dal menu.

kena-bridge-of-spirits-113068.jpg

La mappa, di medie dimensioni, offre una serie collezionabili, piccole missioni secondarie, potenziamenti e Rot da cercare, di conseguenza l'esplorazione è importante e permette di aggiungere ore di divertimento alle circa 10 standard per completare l'avventura principale.

Tra fasi platform e alcuni enigmi ambientali piuttosto agevoli ma comunque soddisfacenti, Kena offre anche una serie di scontri contro spiriti malvagi di vario tipo, da nemici comuni a boss dedicati, con tanto di punti deboli. Le battaglie non sono mai troppo ostiche e tra attacchi leggeri, pesanti, a distanza con l'arco, bombe e scudi protettivi, abbiamo l'opportunità di sfruttare anche i nostri simpatici spiritelli Rot, che ci aiutano a bloccare gli avversari o infastidirli durante i combattimenti, permettendoci, così, di contrattaccare con facilità.

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La progressione è minima, possiamo potenziare alcune abilità di Kena grazie al Karma ottenuto da alcune buone azione che compiamo durante il gioco (come trovare la frutta per gli spiritelli, dare l'acqua ai campi o completare le missioni), ma queste sono piuttosto poche e non donano un reale miglioramento alla nostra giovane protagonista.

Un mondo fantastico

La prima cosa che è possibile notare in Kena: Bridge of Spirits è certamente il suo impatto visivo, piuttosto incredibile se si considera il tipo di produzione che abbiamo di fronte. Ember Lab ha lavorato duramente, con l'Unreal Engine, per realizzare un mondo di gioco colorato e ricco di dettagli, dove è facile perdersi e rimanere incantati dinanzi a praterie verdeggianti e freschi ruscelli d'acqua.

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Come può un team così piccolo e con un budget ridotto aver creato un apparato tecnico ed estetico così ben fatto? In parte grazie al talento e alla bravura dei ragazzi che compongono la software house e in secondo luogo grazie a un attento e furbo lavoro sulle texture, che nel contesto generale appaiono meravigliose, dando vita a orizzonti visivi da urlo, ma che non appena ci si avvicina, risultano decisamente meno gradevoli. Oltre a questo, l'ambiente circostante è sostanzialmente statico, con ben poca fisicità di piante e fogliame, oltre della presenza di alcune compenetrazione con diversa flora presente. A sorprendere sono i filmati prerenderizzati, non tanto lontani dalla qualità CGI dei film Pixar. In generale, Kena: Bridge of Spirits si mostra con un impianto visivo assolutamente di livello, tra i più belli visti su PS5, che dalla sua, rispetto a PS4, ha anche la possibilità di sfruttare i 60 FPS per una maggior fluidità.

Kena: Bridge of Spirits comprende due modalità su PS5:
  • Modalità Performance: 4K dinamici a 60 FPS, la modalità che ci sentiamo di consigliare per godere al meglio l'avventura.
  • Modalità Grafica: 4K nativi a 30 FPS.

Anche la colonna sonora, nei suoi limiti, riesce a toccare le corde giuste: ben contestualizzata e caratterizzata da una serie di tracce sonore variegate e ben composte. Peccato per la mancanza di un vero e proprio audio dinamico tra i vari pezzi musicali durante gli spostamenti di zona di Kena. Nota dolente per il doppiaggio, un po' troppo amatoriale, situazione che si fa sentire maggiormente durante le cutscene e i momenti più emotivi.

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