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League of Legends e tanti altri giochi sotto restrizione, in Cina scatta il controllo della carta di identità

L'editore cinese Tencent, famoso per i giochi League of Legends e PUBG, sta per attivare un sistema di controllo carta di identità per gli utenti cinesi. A regime tutti i suoi titoli disporranno di una serie di restrizioni per contenere il fenomeno della dipendenza.

In Cina ormai si sta per arrivare alla registrazione con carta di identità per giocare ai videogiochi. L’editore Tencent, famoso per League of Legends, Alliance of Valiant Arms, Player Unknown’s Battlegrounds (PUBG) e tanti altri titoli di successo, ha annunciato l’implementazione di un sistema di salvaguardia dei minori. Il tema è quello della dipendenza da videogiochi, un fenomeno che in Cina pare destare molta preoccupazione nella società e in ambito politico.

Tencent ha confermato ieri che in prospettiva tutti i videogiochi di sua produzione richiederanno ai giocatori cinesi la registrazione delle rispettive carte di identità. La novità riguarderà 10 titoli mobili entro la fine del 2018, e dal 2019 tutti gli altri – compresi League of Legends e PUBG.

Ecco quindi la risposta alle critiche alimentate negli ultimi tempi dai media filo-governativi. L’azienda ha preferito giocare d’anticipo rispetto alla ventilata possibilità che fosse approvata una legge ad hoc – come era sembrato lasciar intendere lo stesso presidente Xi Jinping la scorsa estate. Non meno importante il fatto che da marzo è scattato una sorta di divieto di pubblicazione di nuovi giochi che è costato a Tencent diverse centinaia di milioni di dollari di mancati introiti.

Nello specifico il nuovo sistema di verifica ha fatto capolino per la prima volta su Arena of Valor. Nella prima versione ha mostrato solo la funzione di sfocatura (blur) che scatta nel momento in cui l’utente avvicina troppo la faccia allo schermo. Ma l’intenzione è di far valere le restrizioni introdotte formalmente l’anno scorso: divieto di gioco agli under 12 per più di un’ora al giorno e coprifuoco a partire dalle 21.00. Per i giovani di età compresa 13 e 17 anni invece la soglia sarà di 2 ore al giorno. Ad ogni modo il sistema non è ancora in grado di prevenire la possibilità che un giovane usi lo smartphone di parenti e altri adulti per proseguire il gioco, a dimostrazione che l’account probabilmente non è ancora “legato” a uno specifico terminale.

Al netto del dibattito videoludico si pone il problema del controllo governativo. In Cina si contano ormai circa 600 milioni di giocatori su smartphone. Considerato che Tencent offre circa 100 titoli mobili e qualche dozzina su PC, il rischio è che possano essere tracciati centinaia di milioni di utenti. Non di meno l’azienda è anche proprietaria di WeChat e un pesante azionista di Spotify e Snapchat. Insomma, è potenzialmente una porta di ingresso privilegiata ai dati di milioni e milioni di cinesi. Per la gioia di Pechino.