Tom's Hardware Italia
Giochi PC

Man of Medan, le nostre impressioni dopo averlo giocato in anteprima

Abbiamo provato per novanta minuti Man of Medan, nuovo lavoro di Supermassive Games distribuito da Bandai Namco e ispirato alle leggende horror più famose.

I ragazzi di Supermassive Games sanno certamente il fatto loro quando il tema è creare esperienze dal forte carattere narrativo. Lo dimostra Until Dawn, esclusiva PlayStation 4 uscita nel 2015 e realizzata proprio dallo studio britannico: una produzione ispirata al classico tema horror americano, declinata però sotto forma di gioco a bivi, dove ogni scelta ha un suo peso e può influenzare storia e destino dei personaggi.

Qualche anno dopo, ecco che Supermassive ci riprova, questa volta supportati da Bandai Namco e con un progetto, se vogliamo, decisamente più ambizioso. The Dark Pictures Anthology è una collana di giochi che verranno pubblicati a partire da agosto 2019: ispirati alle grandi leggende horror metropolitane, proporranno una rivisitazione delle stesse, calando i giocatori in contesti fortemente caratterizzati, senza dimenticare però tutta la componente di scelte che definisce i lavori dei realizzatori di Until Dawn. Come dice il nome stesso, i capitoli saranno antologici e quindi slegati -narrativamente parlando- gli uni dagli altri (fatta una “piccola” eccezione, ma ne parleremo in seguito).

Insomma, un cast e un plot diverso ad ogni episodio, primo dei quali è Man of Medan, che racconta a modo suo le vicende della Ourang Medan, famosa nave fantasma avvolta nel mistero. Siamo quindi volati ad Amburgo, a bordo di un’imbarcazione adibita a tema, per toccare con mano Man of Medan (novanta minuti di gameplay) per cercare di capire se l’ottimo lavoro svolto con Until Dawn avesse aiutato Supermassive a guardare oltre l’orizzonte, proponendo una nuova esperienza, migliore sotto tutti i punti di vista.

Bene, prima di sederci alla nostra postazione, le premesse di cui sopra sembrerebbero trovare immediata conferma. Man of Medan, infatti, sarà anche un titolo multiplayer (sia locale che online) che andrà dunque a rivoluzionare la formula classica del team di sviluppo. Massimo due giocatori per la componente online, fino a cinque in locale; quest’incipit ci inietta grande voglia d’impugnare il pad, anche in virtù del fatto che la nostra prova sarà dedicata proprio alla parte multigiocatore.

Chi non muore in compagnia…

Cerchiamo quindi di capire in primis come funziona: giocare a Man of Medan con un amico, usando l’architettura online della piattaforma di riferimento, significa condividere la storia e influenzarne -entrambi- le diramazioni narrative. Si controllano i personaggi a turno e si giocano talvolta anche scene differenti (scenderemo nei dettagli in seguito), le quali influenzeranno per l’appunto lo svolgersi degli avvenimenti. Questo vuol dire che si può procedere tendenzialmente in due modi: blind run totale senza comunicazione con il partner (come consigliato dagli sviluppatori, almeno per la prima run) oppure cooperando per portare la storia dove si vuole.

In locale invece si utilizzerà un solo joypad e i presenti (magari dotati di birra e pop-corn) controlleranno a turno i cinque personaggi principali – si sotto intende che giocando in cinque, ognuno controllerà un protagonista. Anche in questo caso, le diramazioni del tessuto narrativo saranno molteplici e se un personaggio morirà, sarà morto per sempre, determinando di fatto il proseguire della storia.

Una chicca interessante: si potranno condividere più salvataggi con più amici, senza dover sovrascrivere o rinunciare ad uno di essi. Ricordatevi comunque che online si potrà giocare al massimo con un altro utente, due in totale, mentre in local fino a 5.
Esiste anche -ovviamente- la versione classica in giocatore singolo e, per chi ha amato Until Dawn, Man of Medan propone qualche piacevole miglioramento. Rimane capo saldo del gioco tutta la sub-struttura dedicata al carattere dei personaggi e della natura dei loro rapporti, che potranno essere modificati (in bene o in peggio) durante l’avventura. Ben integrata anche tutta la parte dei collezionabili, che trovano riscontro in oggetti peculiari da trovare, senza contare i “ritratti premonitori”. Il gameplay si arricchisce poi di alcune sezioni dove saremo chiamati a mantenere la calma, scandendo le pulsazioni del personaggio in questione, senza dimenticare dei quick time event legati magari ai classici jump scare.

Giocando, abbiamo avuto conferma che qualsiasi personaggio potrà effettivamente morire, portando la narrativa del gioco verso direzioni sempre differenti. Come ci ha riferito Tom Heaton, Game Director del gioco, Man of Medan è il titolo più ambizioso e “grande” mai realizzato da Supermassive. Per convincerci, ci ha raccontato che ci sono 69 tipologie differenti di morti (includendo modi e personaggi coinvolti) e che sarà necessario rigiocarlo quasi dieci volte per vederle tutte. Paradossalmente, dice sempre Heaton, lavorare ad una produzione più contenuta rispetto ad Until Dawn (5/6 ore di campagna totale) ha permesso di curare di più certi aspetti. Approfondiremo comunque queste e altre tematiche nella nostra intervista esclusiva.

Prima di procedere al racconto di quanto abbiamo giocato, per poi condividere con voi le nostre opinioni, un cenno anche al comparto grafico. Man of Medan è realizzato con Unreal Engine 4, motore assai malleabile che ha permesso al team di portare con efficacia il titolo su più piattaforme, senza rinunciare alla qualità, e su questo non ci sono dubbi. Le animazioni facciali sono ottime (tutte il gioco è recitato in motion capture), anche se a lasciare a bocca aperta è la bellezza delle ambientazioni e l’uso di illuminazione e regia. In questo senso, si vede che Supermassive ha investito molto tempo nel ricercare il taglio registico perfetta, in grado di calare il giocatore nella storia ma allo stesso tempo raccontare in modo efficace una tipica avventura horror. Chiaro che la grandezza limitata di questi ambienti ha aiutato, ma rimane comunque l’ottimo lavoro, evidenziato sin dalla primissima scena del gioco.

Dopo averi ricapitolato dunque le novità del progetto, dal multiplayer alla struttura, abbiamo voglia di chiacchierare anche su quanto giocato (il prologo), senza fare spoiler, bensì vedendo da vicino alcune delle dinamiche spiegate poc’anzi. Man of Medan racconta la storia di un gruppo di ragazzi che affittano una barca per esplorare i fondali marini del Pacifico meridionale…

Novanta minuti di terrore

Prima di conoscere però i veri attori della storia, una piccola sezione introduttiva ci racconta la genesi della nave maledetta che, senza farvi troppi spoiler, è legata all’esercito americano e ad un carico speciale che forse era meglio lasciare dov’era. Ad ogni modo, entriamo nel vivo dell’azione, assistendo ad una scena d’intermezzo che ci mette subito nei panni di Alex, un ragazzo molto intelligente ed ambizioso, innamorato di Julia, ragazza anch’essa tenace e caratterizzata da un’infanzia privilegiata in una famiglia benestante della Est Coast. C’è poi Conrad, fratello di Julia, arrogante e spesso insopportabile, che attualmente è senza impiego perché preferisce prendersi una “pausa di riflessione”.

Chiudono il cerchio Brad, timido ed educato fratello di Alex, e Fiss, la skipper della barca affittata dai ragazzi. Lo scopo della spedizione è quello di fare immersione al largo delle coste del Pacifico; caricati i bagagli e salpati verso l’avventura, ecco che la combriccola scopre sul fondale marino dei resti di un aereo militiare, e qui iniziano i problemi.

Tra una scena d’intermezzo e l’altra, avremo l’opportunità di controllare a turno diversi personaggi: muovendoci liberamente nell’ambiente di gioco, potremo interagire con gli altri, frugare in giro per raccogliere indizi e suggerimenti, piuttosto che osservare il panorama. In seguito alle prime due porzioni di gioco, è evidente che Man of Medan faccia di tutto per incoraggiare una fruizione attiva del gioco: limitarsi e scegliere le risposte, cercando d’intraprendere o sviluppare un aspetto più che un altro, non è tutto. L’esplorazione e la raccolta d’informazioni, infatti, può aprire scenari inattesi e molto stimolanti, come per esempio dialoghi più consapevoli o quant’altro.

Come detto nell’introduzione, inoltre, nella nostra sessione di gioco non abbiamo visto alcune scene giocate dal nostro amico, le quali hanno influito moltissimo sugli eventi. La storia si sviluppava proprio in due ambienti differenti, ognuno di questi “controllato” da un giocatore diverso. Dinamica interessante questa, che pone alla base anche una rigiocabilità che siamo curiosi di testare.

Quello che salta agli occhi, inoltre, è la volontà di caratterizzare a dovere i personaggi e proporre ai giocatori twist inaspettati. Man of Medan, lo abbiamo chiesto, non sarà solo jump scare. Al contrario, la parte thriller giocherà un ruolo imprescindibile, in quanto sarà quella che porterà il giocatore ad essere sempre più curioso e attratto dai dettagli e dai misteri della vicenda.

A fare da sfondo delle nostre azioni, ci sarà il Curatore, figura mistica che compare sporadicamente: il suo compito, da millenni, è quello di tenere traccia delle scelte delle persone. Ci aiuterà, o comunque sarà presente in modo quasi passivo in determinate situazioni, e sarà ciò che unirà i diversi capitoli antologici di Man of Medan. Purtroppo al momento non sappiamo molto su questo personaggio, se non che godrà di una campagna dedicata che verrà rilasciata probabilmente nel corso dell’ultimo trimestre dell’anno. Continuando infine le vicende del prologo, vi assicuriamo che gli sviluppi sono interessanti e che le parti giocate non saranno noiose. Al contrario, e fin da subito, sarete attratti da ciò che succede e vorrete saperne di più. Nostro malgrado, la prova s’interrompe proprio quando incontriamo la nave fantasma, quello che succederà lo scopriremo solo tra un mese e mezzo circa.

Conclusioni

Man of Medan ci ha colpito in modo del tutto positivo. In prima battuta per il coraggio di estendere l’esperienza anche al multigiocatore, studiando metodologie secondo noi perfette. In secondo luogo perché la formula consolidata funziona, le premesse del racconto sono intriganti e la cura per il dettaglio è rassicurante. Rimangono da valutare alcune cose, come la qualità dello sviluppo della trama -aspetto fondamentale- e se il gameplay e le varie scelte non siano scontate e prevedibili. Ad esser sinceri, però, non percepiamo questo pericolo, anzi, siamo convinti che Man of Medan sia il primo tassello di una serie di racconti straordinariamente terrificanti.

Man of Medan uscirà il 30 agosto per  PC, Xbox One e PlayStation 4. Acquistalo ora su Amazon!