PlayStation

Moons of Madness | Recensione: la follia arriva su console


Moons of Madness – PS4
Genere
Avventura Narrativa Horror
Piattaforma
PS4, Xbox One, PC
Sviluppatore
Rock Pocket Games
Editore
Funcom
Data di Uscita
22 ottobre 2019 (PC) | 24 marzo 2020 (PS4, Xbox One)

Ad Halloween 2019, con un tempismo assolutamente non casuale, è arrivata sui nostri PC un’avventura narrativa che fin dal primo trailer aveva saputo attirare l’attenzione del pubblico: Moons of Madness. Il gioco di Rock Pocket Games non ha mai nascosto una certa ispirazione lovecraftiana che, negli ultimi anni, ha visto una seconda giovinezza, sopratutto in seguito del successo di un certo videogame. A fine marzo, invece, è finalmente stata rilasciata la versione console (Xbox One e PS4). Con l’occasione, mi sono lanciato nello spazio profondo, alla ricerca degli oscuri segreti di Marte.

Moons of Madness

Moons of Madness | Recensione

Uno dei principali problemi dell’horror è che tende a essere soggettivo. Si potrebbe dire lo stesso della comicità, o di altri generi che cercano di estrarre dal nostro petto le nostre emozioni più forti, ma il (dis)gusto per l’orrifico è forse l’elemento che più cambia da persona a persona. Come rispondere quindi alla prima domanda che tutti gli amanti (novelli o veterani) dell’horror pongono? Moons of Madness fa paura o no? Be’, dipende da voi. Nel mio caso, superato un primo terzo durante il quale sono stato regolarmente con i nervi a fior di pelle, ho speso la maggior parte del tempo sì teso, ma di rado spaventato.

Più che altro, è necessario capire in che modo Moons of Madness cerca di spaventarci e la risposta è, principalmente, una tradizione già vista: jump scares. Ben piazzati, mi hanno preso alla sprovvista un paio di volte di troppo, in situazioni durante le quali mi sentivo più che al sicuro. Per il resto, l’opera di Rock Pocket Games gioca enormemente sul caricarci di tensione tramite suoni e un (troppo) lento degrado verso la follia, che emerge grazie alle ambientazioni, via via più oscure e corrotte. Funziona? Abbastanza. È sufficiente per reggere l’intero gioco? Dipende: cerchiamo di capirlo.

Iniziamo rispondendo a un’altra domanda. Di cosa parla esattamente Moons of Madness? Noi siamo Shane Newehart, ingegnere capo del primo (e segretissimo) progetto di esplorazione marziana. Il nostro compito è tenere in funzione la base nella quale viviamo e lavoriamo insieme alla nostra ciurma di astronauti. Fin dal primo istante, però, scopriamo che la lunga permanenza sul Pianeta Rosso ha “regalato” a tutti i membri una serie di incubi sulla “Strega”, una figura mefitica e degenerata che anche durante la veglia sembra essere un po’ troppo reale.

Sin dalle prima fasi veniamo immessi nell’ABC delle avventure narrative: ambienti sufficientemente lineari da esplorare in prima persona (con qualche fase di fuga e action a base di QTE, poco riuscite), elementi da osservare, documenti da leggere e piccoli sequenze puzzle che ci chiederanno di andare a destra e a sinistra, trovando il giusto oggetto per proseguire e risolvendo semplicissimi (almeno nella struttura) enigmi.

Proprio da questi ultimi giunge uno dei primi problemi di Moons of Madness: la gestione del ritmo. In qualità di avventura narrativa, il gioco ci lancia addosso varie “passeggiate” – atte a farci godere degli (ottimi) ambienti – insieme a una lunga serie di documenti, email, appunti e diari privati da leggere, fondamentali per capire e apprezzare il mondo narrativo ideato da Rock Pocket Games (che pecca in termini di personaggi, poco memorabili, ma sa creare un immaginario interessante). Parliamo ovvero di un genere che si costruisce attorno a una certa lentezza e a una quantità ludica volutamente limitata. In questo caso il problema è che le fasi di enigmi tendono o a proseguire per qualche ambiente di troppo, oppure a essere inutilmente confusionarie. Non di rado mi sono ritrovato a camminare avanti e indietro in piccoli ambienti, non notando un piccolissimo oggetto da raccogliere o non trovando una soluzione a un enigma che si basava semplicemente sul trial & error. In qualità di amante dei (veri) puzzle game, posso assicurare che non si è trattato di miei limiti di comprensione. Sia chiaro, le singole sequenze, per quanto rallentate, non durano così tanto da portare il giocatore alla noia, ma di fase in fase gli “enigmi” abbassano un ritmo che è già lento di suo e limitano la sensazione di pericolo e di immersività.

Moons of Madness avrebbe potuto senza troppi problemi limare qualche punto, giocando di sottrazione e dando quindi al pubblico un’avventura più densa e d’impatto, sopratutto considerando che gli ambienti sono incredibilmente vari per una produzione di medio-basso budget: certo, molti videogiocatori alle parole “il gioco dura 3 ore” tendono a scartare immediatamente l’idea dell’acquisto – sopratutto a prezzo pieno -, ma gli sviluppatori avrebbero potuto rischiare. Le cinque-sei ore di gioco (comprensive di attenta lettura della maggior parte degli documenti scritti) sono più frutto di lentezze, che di contenuti. Perlomeno, il team ha ben pensato di inserire waypoint, attivabili con la semplice pressione di un tasto, che ci indicano la direzione in ogni istante: sono disattivabili, se preferite un’avventura più esplorativa, ma lo sconsiglio visto che servirebbe solo a rallentarvi.

Parlando di qualcosa di più positivo, posso felicemente affermare che la cura per il dettaglio è notevole: sia per quanto riguarda i piccoli oggetti che arredano gli ambienti, sia per le animazioni del protagonista (che diventano meno precise e più frettolose quando è agitato), ci sono spesso tocchi che rendono il gioco più credibile e vivo. Si riesce anche a immergersi nell’ambientazione spaziale grazie, ad esempio, alla necessità di mettere e togliere la tuta quando si esce all’aperto (o si rientra), facendo attenzione a fare il cambio di pressione e aprendo e chiudendo i portelloni nell’ordine giusto.

Peccato che la versione console (ho giocato su PS4 Pro) soffra di qualche limite tecnico: saltuari sfarfallii delle texture, qualche poligono che appare e scompare avvicinandosi, espressioni facciali e animazioni dei personaggi umani approssimative, e un crash inaspettato hanno reso l’esperienza un po’ meno godibile. A questo si aggiunge uno strano posizionamento degli autosalvataggi e dei checkpoint: anche escludendo la situazione del crash, uscire dal gioco è una questione di fede, perché non è mai chiaro in che punto ci ritroveremo rientrandovi. A ogni riavvio ho dovuto ripetere vari minuti d’esplorazione (in un caso anche una decina abbondante).

In termini artistici, pur elogiando la resa degli ambienti, come già detto, e il buon utilizzo dei suoni ambientali, delle musiche e del doppiaggio, devo ammettere che mi aspettavo qualcosa di più dalle creature: fintanto che Moons of Madness gioca con le ombre in movimento e le apparizioni improvvise (a uso e consumo dei jump scare), tutto va bene, ma quando le mostruosità si devono mostrare a schermo l’impatto è limitato.

Moons of Madness – PS4

Moons of Madness è un’avventura narrativa horror ad ambientazione sci-fi. Nei panni di un ingegnere, su Marte, dovremo scoprire i terribili segreti che si nascondono nei nostri incubi, più reali di quel che sembra.

7.0
7.0

Verdetto

Moons of Madness è un gioco interessante, figlio di un team chiaramente appassionato e dedito ai dettagli, ma comunque con qualche limite. Anche ignorando quelli tecnici, bisogna affermare che Rock Pocket Games avrebbe potuto osare di più sul "bestiario" e sopratutto sulla gestione del ritmo. Per quanto sia raro dirlo, questo videogame dura troppo: qualche sequenza puzzle in meno e una rifinitura alle altre avrebbe permesso di vivere un'avventura più fluida e densa, mettendo ancora di più in luce la varietà ambientale e la trama. Non è quindi un gioco consigliato a tutti a priori, ma gli amanti del genere potranno passare qualche ora piacevole (si far per dire).

Pro

- Ottima cura per i dettagli
- Ambientazioni interessanti

Contro

- Qualche problema tecnico
- Checkpoint e autosalvataggi mal gestiti
- Qualche lentezza di troppo