La potenza dell'Emotion Engine, il processore al cuore di PlayStation 2, ha rappresentato per anni un argomento al confine tra realtà e leggenda urbana nel mondo videoludico. Storie su presunte restrizioni militari legate alla console Sony circolavano da tempo, ma raramente erano emerse conferme dirette da sviluppatori coinvolti. Ora, a distanza di oltre due decenni dal lancio della piattaforma, arriva una testimonianza che getta nuova luce su queste vicende.
Kazuhiko Aoki, uno degli autori di Final Fantasy IX, ha rivelato in un'intervista pubblicata dalla rivista giapponese Famitsu alcuni retroscena sorprendenti legati allo sviluppo del celebre capitolo della saga Square Enix. Il gioco venne originariamente concepito per la prima PlayStation, ma nelle fasi finali della produzione il team decise di testarlo anche sul nuovo hardware Sony, all'epoca ancora in fase pre-lancio. Questa scelta apparentemente semplice si trasformò in un'impresa complicata per ragioni del tutto inaspettate.
Il problema principale riguardava proprio le restrizioni imposte dal governo giapponese sull'esportazione di tecnologie avanzate non ancora commercializzate ufficialmente. Aoki, che in quel periodo risiedeva alle Hawaii, si trovò impossibilitato a ricevere il kit di sviluppo della console a causa di normative specifiche sui materiali tecnologici sensibili. La situazione creò notevoli difficoltà logistiche per il team, che doveva coordinarsi tra diversi continenti.
La spiegazione fornita dallo sviluppatore conferma dunque quelle che sembravano semplici voci: la CPU della PlayStation 2 veniva considerata talmente avanzata che esistevano preoccupazioni concrete sulla possibilità che potesse essere utilizzata per applicazioni militari. Per chi ricorda il contesto tecnologico di fine anni Novanta, l'Emotion Engine rappresentava effettivamente un salto generazionale significativo in termini di capacità di calcolo, con prestazioni che superavano molti computer domestici dell'epoca.
La questione non era puramente teorica: i controlli sulle esportazioni di tecnologie dual-use, ovvero impiegabili sia per scopi civili che militari, erano particolarmente rigidi in quel periodo. Le autorità giapponesi applicavano criteri stringenti per prevenire che componenti avanzati finissero in mani sbagliate, creando inevitabili complicazioni anche per l'industria videoludica.
Dopo "un po' di tempo" e una "situazione veramente difficile", come ricorda Aoki, il kit di sviluppo riuscì finalmente a raggiungere il team che lavorava al gioco. Questa odissea burocratica permise infine agli sviluppatori di Square Enix di testare Final Fantasy IX sulla piattaforma di prossima generazione, verificando come il titolo si comportasse sul nuovo hardware prima del suo lancio ufficiale.
La vicenda assume una rilevanza particolare nel contesto attuale, considerando i persistenti rumor su un possibile remake del nono capitolo della saga. Da tempo circolano voci non confermate su un rifacimento moderno del classico del 2000, ma Square Enix non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali al riguardo. L'intervista di Aoki, pur non toccando direttamente questo tema, contribuisce comunque a mantenere viva l'attenzione su uno dei titoli più amati della serie.