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Recensione Atelier Lydie & Suelle, un calderone per due

Atelier Lydie & Suelle: The Alchemists and the Mysterious Paintings

 

Una nuova coppia di alchimisti per un nuovo capitolo di Atelier. Una conclusione poco coraggiosa, ma comunque piacevole. Forse è il caso di cambiare guardaroba…

ALES cover


Quando macini per anni JRPG su JRPG prima o poi inizi a imparare i loro schemi, dove vogliono andare a parare, come approcciarli nel modo migliore prima ancora che il tutorial sia finito… Il gioco diventa metodo e (salvo rare occasioni) un titolo vale l'altro, ma se c'è una saga che il sottoscritto riprende in mano sempre volentieri, quella è Atelier.

Sono più di vent'anni che il brand va avanti, ne esce praticamente uno all'anno (rigorosamente in sordina, vendendo tra l'altro una miseria) e non è che la formula si sia evoluta poi molto dagli albori su PS1, offrendo ad ogni appuntamento un'esperienza leggera, colorata e zuccherosa, dai toni pacati, rilassanti addirittura, ma approfondita al punto giusto da intrattenere per decine di ore smanettoni e non

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Atelier Lydie & Suelle: The Alchemists and the Mysterious Paintings non è che l'ultimo tassello di un puzzle a base alchimisti in gonnella e società utopiche dove tutti sono allegri e contenti, l'ennesimo evergreen che non farà strappare i capelli a nessuno ma che chiunque potrà approcciare quando e come preferisce, senza complicazioni, incombenze o quant'altro rischi di minare il proprio diletto (in passato c'erano scadenze da rispettare, però nessuno ti correva dietro). Pensate ci si possa stancare dopo 19 capitoli? Vi sbagliate.

Con Atelier Lydie & Suelle si chiude la trilogia "misteriosa", iniziata con Sophie e proseguita poi con Firis. Il titolo segna inoltre il debutto della saga su Nintendo Switch ed è il primo Atelier a figurare sugli scaffali nostrani per una piattaforma della casa di Kyoto; a commerare l'occasione troviamo dunque una sequel particolare e/o degno di nota? Non si direbbe.

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Come suggerisce il sottotitolo in copertina, il mistero all'ordine del giorno sono alcuni dipinti magici, la cui cornice custodisce un portale per il mondo ritratto, in pieno stile Super Mario 64. Questa soluzione ha consentito di dar vita a paesaggi piuttosto inusuali, come giardini sospesi, foreste stregate, villaggi sorti tra fiumi di lava, palazzi congelati… Scorci affascinanti che comunque celano la solita montagna di materiali da arraffare per poi sintetizzare nel pentolone in soggiorno.

Gust ha infatti eliminato la componente open world che caratterizzava Firis per un ritorno a un'atmosfera "casalinga", con l'universo di gioco che gravita intorno alla città natale delle due protagoniste, dalla quale non si allontaneranno mai più di tanto (visto che una grossa fetta dell'avventura è situata nella galleria d'arte, dentro i quadri).

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Di conseguenza, Lydie & Suelle può sembrare piccolo rispetto ai suoi predecessori, ma ci si rende ben presto conto del contrario: dal raccogliere erbacce sul ciglio della strada e acqua piovana dal pozzo a setacciare lande remote in cerca di scaglie di drago, dal creare fogli di carta per il corso di origami della chiesa locale allo sconfiggere la divinità del tuono più vicina, quello che abbiamo tra le mani è il solito crescendo di oltre 30 ore farcito di sottotrame, obiettivi secondari e sperimentazione fine a sé stessa.

Gran parte del tempo lo si passa nel proprio atelier, rovistando l'inventario a più riprese per trovare la miglior combinazione di materiali necessari a creare un certo oggetto, e quando manca qualche componente o si ha l'impressione di non avere quelli giusti basta fare un salto in una qualunque delle aree sbloccate per rimpinguare le scorte, eliminando eventuali mostri lungo il cammino. Un ciclo che si ripete innumerevoli volte dall'inizio del gioco fino alla sua conclusione, espandendosi a un ritmo lento ma inesorabile, pronto a offrire sempre attività inedite o varianti sul tema con cui cimentarsi.

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Il processo alchemico sulle prime è macchinoso, tuttavia apprendendo i trucchi del mestiere si fa man mano più agevole, ci sono centinaia di ricette da provare e altrettanti metodi per migliorare i risultati, e il sistema di combattimento a turni, sebbene basilare e secondario ai fini dell'esperienza, funziona e si dimostra abbastanza variegato, grazie ai numerosi membri del party e ad un nutrito arsenale di oggetti da battaglia, armi, armature ed accessori (a loro volta personalizzabili grazie all'alchimia).

In soldoni, il classico Atelier, nulla è davvero cambiato e noi non avremmo cambiato davvero nulla. Certo, da un "finale di stagione" ci aspettavamo qualcosina in più, ma se avete apprezzato i recenti (e non dimenticate misteriosi) trascorsi del brand difficilmente Lydie & Suelle sarà fonte di grane, e Gust potrà sempre rifarsi con la prossima trilogia (perché si farà, è garantito), con un nuovo continente da esplorare e (si spera) un nuovo motore grafico.

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Quanto alla storia, vestiremo i panni delle gemelle Lydie e Suelle, il cui obiettivo è diventare le migliori alchimiste del paese per accrescere la fama dell'atelier paterno, ormai prossimo alla bancarotta. Durante le loro peripezie sfideranno la concorrenza accettando incarichi di vario genere ed entreranno in contatto con un sacco di figure stravaganti, tra new entry e vecchie conoscenze. 

C'è una costante vena ironica che aleggia nell'aria. L'alchimia (AH!) tra le due protagoniste in particolar modo dà adito a numerosi battibecchi comici e gag piuttosto divertenti, cionostante entrambe vantano un background e una personalità finemente dettagliati; qualità che emergono di rado invero, tra urla isteriche e versetti pucciosi, però ci sono. Una caratteristica comune al resto del cast, che può così rinnovare di continuo il repertorio di battute e introdurre talvolta introspezioni tutt'altro che banali. Una bella storiella insomma, a tratti demente, con qualche guizzo, ideale se siete tipi a cui non piace portare il broncio per più di 5 minuti.

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La veste grafica è coloratissima, luminosa, molto gradevole alla vista, ma sottotono per quanto riguarda animazioni e modelli; meglio di Sophie e Firis, soprattutto gli effetti speciali, ma c'è ancora tanta strada da fare. Perlopiù stabili le prestazioni su PS4 (che viaggia a 30 fotogrammi al secondo, Pro compresa), con qualche incertezza durante i caricamenti; il fenomeno è invece più pronunciato su Switch.

Ottima la colonna sonora, con una scaletta vasta e ricca di tonalità che si sposano a ogni circostanza (in linea con le produzioni Gust), da vere e proprie canzoni a brani d'ambiente niente male. Strana l'assenza del doppiaggio in inglese. Ok, di solito la qualità generale lascia assai a desiderare, ma per una volta avremmo ascoltato con curiosità l'adattamento degli esilaranti schiamazzi giapponesi, che stavolta non sembrano essersi regolati e hanno alzato di qualche ottava di troppo le voci dei personaggi (alcuni doppiati tra l'altro da firme piuttosto note nel settore). Ringraziamo Sue per averci fatto ribaltare dalle risate con le sue grida convulse.


Tom's Consiglia

La trilogia "misteriosa" è inizia con Atelier Sophie. Lo trovate in versione PS4 su Amazon ad un prezzo irresistibile.