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Recensione Battlefield 1

Pagina 1: Recensione Battlefield 1

Battlefield 1

 

Il team di DICE ci porta indietro di cent'anni, sui campi di battaglia della Prima Guerra Mondiale, con Battlefield 1, uno sparatutto eccellente sotto ogni punto di vista.

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L'annuncio di Battlefield 1 e dell'ambientazione durante la Prima Guerra Mondiale mi ha reso particolarmente felice, per due motivi. Il primo è dovuto alla scelta del periodo storico, ingiustamente bistrattato dal mondo videoludico, nonostante la presenza di numerosi spunti interessanti. Il secondo motivo è legato al fatto che il team di DICE ha raccolto una sfida difficile; creare un gioco che rappresenti degnamente la Grande Guerra e un prodotto divertente per la massa non è certo un compito facile.

Dopo aver giocato abbondantemente con l'ultimo sparatutto della software house svedese possiamo dire che l'obbiettivo è stato centrato in pieno.

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La scelta di adottare un approccio inusuale ha pagato, permettendo di scoprire alcuni dettagli (noti e meno noti) di uno dei peggiori conflitti dell'umanità. La campagna single player è infatti raccontata attraverso una serie di storie separate, in scenari completamente diversi, dalle celebri (e discusse) Alpi al Medio Oriente, passando per vari luoghi dell'Europa Centrale. Ogni storia ha il suo protagonista ed è slegata dalle altre, un dettaglio che ha permesso a Dice di raccontare la storia attraverso molteplici prospettive.

Il capitolo iniziale è senza dubbio uno dei più riusciti e fa passare uno dei temi più importanti della guerra: la morte. Quando si muore sullo schermo compare un epitaffio, dopodiché si prende il controllo di un altro soldato, cercando di raggiungere l'obiettivo prefissato.

Soltanto i giocatori più bravi riusciranno ad arrivare al termine della missione senza sacrificare innumerevoli vite, ed è proprio così che la guerra dovrebbe essere rappresentata. In un conflitto bellico la vita è più fragile che mai, mentre la morte è sempre dietro l'angolo e non guarda in faccia a nessuno. Non ci sono morti onorevoli o eroiche: tutti i caduti finiscono con la faccia nel fango. Solo i più fortunati riescono a portare a casa la pelle, ma il prezzo da pagare è altissimo.

Purtroppo DICE ha usato questo intrigante stratagemma narrativo solamente nella sequenza iniziale. Nei capitoli successivi della campagna single player si vestono i panni di un personaggio specifico e quando si muore si riparte dall'ultimo checkpoint. Una scelta condivisibile da un lato puramente videoludico, visto che permette di analizzare le storie da un punto di vista più personale, ma che finisce per lasciare l'amaro in bocca, considerando l'alto impatto emotivo della sequenza iniziale.

La varietà delle storie di guerra è ampia e permette di scoprire molteplici lati della Prima Guerra Mondiale, dall'uso delle prime macchine di morte note come carri armati alle operazioni nel deserto, passando per i conflitti aerei. Il nostro cuore italico si è gonfiato d'orgoglio nel vedere una rappresentazione degli scontri fra gli Arditi e l'esercito austriaco (non tutti la pensano così), soprattutto considerando le conseguenze catastrofiche di questa sanguinosa battaglia.

Purtroppo non sono tutte rose e fiori, visto che molti elementi chiave della Prima Guerra Mondiale sono stati completamente ignorati dal team di DICE. Come non citare, per esempio, l'inspiegabile assenza degli eserciti russi e francesi, nonostante il loro importante ruolo nel conflitto. Una mancanza che ha fatto storcere il naso a chiunque abbia un minimo di conoscenze sull'argomento, anche se sarà compensata con i DLC in programma.

Un altro difetto della campagna single player di Battlefield 1, comune a molti altri videogiochi, è che la storia è raccontata solo dal punto di vista dei vincitori. In tutta la modalità single player facciamo la conoscenza di soli due personaggi della fazione degli sconfitti: il misterioso soldato senza nome (e senza battute) che compare alla fine dell'ottimo prologo e un ufficiale dell'Impero Ottomano, con il triste ruolo di super cattivone (pieno di cliché e stereotipi) che probabilmente si troverebbe molto più a suo agio in un film d'azione di bassa lega.

Questi difetti non pregiudicano la qualità complessiva della campagna single player, anche se la sensazione è quella di trovarsi di fronte a una sorta di occasione mancata. È vero che "la storia la scrivono i vincitori", ma sarebbe stato bello scoprire lati più nascosti di questo conflitto.

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Anche la longevità della modalità giocatore singolo non eccelle, visto che ci vogliono circa 5 ore per archiviare la pratica. Tuttavia la breve durata è ripagata da un'elevata intensità: le missioni sono compatte, hanno il giusto livello di sfida al livello di difficoltà normale e offrono una discreta varietà di situazioni belliche / videoludiche. 

In queste 5 ore si passa dai combattimenti in trincea alla guida di carri armati, dal volo sui biplani alla difesa di postazioni, passando per imboscate e incursioni in territorio nemico. Il pacchetto è vario e appagante anche se, una volta conclusa la campagna, la ristretta quantità di missioni lascia un po' di amaro in bocca.

Tuttavia l'esperienza è soddisfacente: la campagna di Battlefield 1, seppur breve, è una delle più divertenti mai provate in uno sparatutto. Come si dice in questi casi: la qualità è più importante della quantità. Siamo d'accordo con questo modo di dire, anche se un po' più di carne al fuoco non avrebbe guastato.