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Recensione Hunting Simulator, i fagiani che non ti aspetti

Hunting Simulator è un po' come l'ananas sulla pizza. Non merita di esistere.

Hunting Simulator

 

Hunting Simulator, la nuova frontiera dell'arte venatoria virtuale direttamente nel vostro salotto. Spoiler, non è vero.

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Nomen omen. La prima cosa che balza all'occhio di Hunting Simulator è proprio quel "Simulator" che capeggia in copertina e che tanto irretisce i giocatori un minimo navigati.

Eppure le credenziali della produzione Neopica sono quantomeno meritevoli di attenzione: un simulatore di caccia open world (genere praticamente inesistente al di là degli intramontabili Cabela), un arsenale piuttosto fornito, un sacco di location da esplorare, tante potenziali prede e gadget per stanarle; il materiale non gli manca di certo.

Esempi del calibro di Farming Simulator o Euro Truck Simulator hanno inoltre dimostrato che il filone è perfettamente in grado di sfornare titoli di una certa qualità, in grado di ritagliarsi una fetta di mercato consistente fra numerosi appassionati. Di certo Hunting Simulator, considerato il prezzo quasi pieno preteso per l'acquisto, saprà farsi valere come i giochi sopracitati, nevvero? Ci abbiamo sperato, per i primi 15 minuti…

A parole non sembra poi così male

15 minuti. Il tempo necessario per passare in rassegna i vari menù, completare un paio di missioni e rendersi conto che dietro Hunting Simulator c'è ben poco a sostenere la spartana infrastruttura di gioco. Troppo lento e sui generis per far gola agli amanti dell'azione, troppo arcade e derivativo nei metodi per soddisfare i puristi delle simulazioni, quello che abbiamo tra le mani è un titolo carente sotto molti punti di vista, legnoso, superficiale, sterile. Ma andiamo con ordine. 

La campagna di Hunting Simulator si snoda attraverso una decina di location, tra praterie, deserti, boschi di conifere, tundre artiche e laghetti sperduti tra le montagne. Nei panni di un fin troppo generico cacciatore – a cui piace avventurarsi nella natura selvaggia in jeans e maglietta – l'obiettivo di ogni missione proposta sarà eliminare uno o più animali nel loro ambiente naturale.

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Prima di scendere in campo è possibile personalizzare l'equipaggiamento, per un massimo di 2 fucili, 4 strumenti, tra richiami, polveri segnavento, spray anti-odore e boccette di urina – niente domande, attirano determinate specie – e un visore, vuoi un binocolo, una torcia elettrica o un telemetro a infrarossi.

Una volta sul campo, si seguono le tracce della sfortunata bestia fino alla sua posizione, si raggiunge una posizione di tiro accettabile, premurandosi di non farsi individuare, un paio di proiettili ben assestati e il trofeo è servito.

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Ogni preda cacciata e rivendicata conferirà dei punti in base alle dimensioni del bersaglio, la distanza da cui è stato abbattuto e gli organi colpiti; impiegare troppo piombo, usare il calibro sbagliato, centrare parti scomode o abbandonare cadaveri in giro comporterà invece una penalità o peggio l'annullamento del premio. Finito il giro si intascano eventuali ricompense e si salva il punteggio accumulato.

Sulla carta un sistema piuttosto funzionale, impreziosito dall'apparente mole di contenuti da sbloccare. La primissima missione, intavolata ad arte, sembra confermare questa buona impressione, lasciando ben sperare sul resto della produzione. Purtroppo è sufficiente affondare una seconda volta i denti nelle meccaniche di Hunting Simulator per realizzarne gli evidenti limiti.

L'armata del bosco delle tenebre

Il titolo Neopica vanta un numero considerevole di magagne, tuttavia a risaltare nel putrido mucchio è senza dubbio l'IA degli animali, in teoria motore trainante dell'esperienza. Non si parla solo di credibilità, ma di soluzioni di design imbarazzanti e sviste grossolane che fanno sembrare Hunting Simulator un software ancora in cantiere.

L'interazione delle varie specie con l'ambiente, la fauna locale e persino i propri simili è pressoché nulla: gli erbivori non pascolano, i predatori non cacciano, nessuno beve, dorme, comunica; si potrebbero rimpiazzare tutti i modelli poligonali con auto posteggiate, non cambierebbe davvero nulla. 

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Le immote bestiacce se non altro sono in grado di individuare il giocatore, tuttavia la loro consapevolezza nei nostri confronti è paragonabile alla pressione di un bottone. In altre parole, essere visti, sentiti o fiutati dipende esclusivamente dal raggio d'azione sensoriale dell'animale; fuori dall'area, calma piatta; dentro, fuga incontrollata in direzioni randomiche. Certo, la "portata" varia da specie a specie, ma una volta imparate le manovre (perché ovviamente i punti di spawn delle prede sono fissi) diventa questione di pratica, rendendo molti degli accorgimenti suggeriti dallo stesso gioco (clima, vento, strumentazione) trascurabili, per non dire inutili.

Non aiutano le "tracce" disseminate ovunque a formare un cerchio intorno alla posizione del bersaglio, con tanto di orme che salgono sui tronchi e continuano dritte nei crepacci. E perché diavolo tacchini e fagiani volano in tondo come zanzare!?

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Il gunplay è ridotto all'osso, vento e caduta delle pallottole non si applicano se non da distanze siderali – in pratica neanche saprete della loro esistenza – e il feeling delle armi è estremamente blando. Tolte mosche bianche come la doppietta e l'arco, l'unica differenza percettibile tra un fucile e l'altro è il chioppo degli spari, banali pure loro per la cronaca.

Il lato oscuro della collinetta

La presentazione grafica è affidata all'Unreal Engine 4, la cui versatilità non ha però impedito a Hunting Simulator di sfoggiare un quadro alquanto desolante: il level design è soporifero, con asset che si ripetono per ettari senza un briciolo di varietà; il contrasto esagerato tra luce e ombra obbliga a munirsi di una torcia non appena il sole scompare dal nostro campo visivo, anche se sono le tre del pomeriggio e ci troviamo sotto un albero.

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Modelli e animazioni per la maggiore provengono dall'era PS2, compenetrazioni e muri invisibili compresi, ciononostante la versione PS4 riusciva a scattare di tanto in tanto, a tratti in maniera incontrollata. Alcuni scorci sono piuttosto suggestivi e le atmosfere di quiete nella natura incominata convincono, ma non riescono a colmare i buchi lasciati dalla manchevole attenzione per i dettagli. Peccato.

Divieto di caccia

Indegno del tempo dei videogiocatori, tanto meno dei loro soldi, Hunting Simulator è un titolo palesemente incompleto. Idee potenzialmente interessanti mal implementate, elementi di gameplay buttati a schermo senza criterio, meccaniche poco rodate, vistose lacune tecniche, il tutto racchiuso in un pacchetto frustrante che viene ben presto a noia. Le premesse per un'esperienza godibile ci sono, ma non sono state minimamente sfruttate.

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I simulatori di caccia in circolazione si contano sulle dita di una mano e sono tutti più economici e con molte probabilità migliori di Hunting Simulator. Se amate il genere, fatevi un favore e rivolgetevi altrove, questi non sono i cervi a cui volete sparare.


Tom's Consiglia

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