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Pro
- Stile Ninja adrenalinico e divertente
- Ambientazioni open-field interessanti e ben fatte
- Tanti contenuti
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Contro
- Bilanciamento da rivedere
- IA talvolta deficitaria
Il verdetto di Tom's Hardware
Informazioni sul prodotto
Tra le varie saghe che hanno provato a raggiungere le altissime vette toccate dalle opere di From Software non possiamo certo non citare quella di Nioh. La serie di Team Ninja è anzi probabilmente quella che è riuscita ad avvicinarsi di più ai mostri sacri nati dallo studio giapponese, pur mantenendo un’anima propria e basandosi su delle scelte in grado di farla emergere tra i numerosi competitor.
Dal 2017, data di lancio del capostipite del franchise, a oggi sono passati quasi dieci anni e, così come fece qualche tempo con Elden Ring la software house guidata da Hidetaka Miyazaki, è arrivata anche per Nioh l’ora di lasciarsi dietro il passato e dare il via a una rivoluzione. Con Nioh 3, infatti, Team Ninja ha deciso di scardinare alcune certezze e introdurre all’interno del gioco delle meccaniche particolarmente rivoluzionarie, il tutto senza però tradire ciò che ha reso la celebre saga tanto amata dai suoi fan. Sarà riuscita Team Ninja nell’intento o il passo è forse stato questa volta più lungo della gamba?
Ninja e samurai
Due sono in particolare le novità che distinguono Nioh 3 dai suoi due predecessori. La prima, nonché la più importante e dirompente, è sicuramente quella relativa all’introduzione dello stile di combattimento ninja. Nell’ultima fatica di Team Ninja, infatti, non solo torna il classico stile samurai basato sulle pose che tanto bene abbiamo imparato a conoscere in precedenza, ma anche questo nuovo modo completamente inedito di affrontare i yokai e i vari pericoli del gioco.
Il feeling, ve lo diciamo fin da subito, è completamente diverso e fa assumere al titolo una veste totalmente nuova. Lo stile ninja, infatti, è decisamente più veloce e adrenalinico e consente di districarsi tra le minacce di Nioh 3 in una maniera tanto differente quanto riuscita. Con tale stile il focus si sposta infatti molto di più sulla velocità degli scontri e sullo schivare i colpi, con anche i ninjutsu che assumono un ruolo cruciale nel tutto.
Come ninja, infatti, avremmo a disposizione tutta una serie di abilità, che spaziano dalle nubi di fumo fino agli shuriken infuocati, passando anche per la possibilità di trasformarsi in qualche creatura per sfuggire agli occhi nemici. Se come samurai gli scontri si baseranno quindi sulla corretta gestione del Ki, ossia la stamina, sulle pose, sul colpire duro e sul parare gli attacchi avversari, come ninja ci muoveremo invece molto più velocemente, cercando di porci alle spalle dei nemici per fargli ancora più danno e schivando i colpi in arrivo più che provare a defletterli.
Due modalità di gioco, insomma, tra di loro tanto differenti quanto complementari e che Team Ninja ha voluto unire sotto lo stesso tetto, senza obbligarci a scegliere una delle due. Durante il gioco, infatti, potremmo passare dall’una all’altra in totale libertà e senza nessuna penalità di sorta. Il tutto, tra l’altro, non tramite un’opzione del menu o visitando dei santuari, ma anche nel bel mezzo di un combattimento.
Basterà infatti la pressione di un singolo tasto per cambiare stile e tutto ciò che ne consegue, equipaggiamento compreso. Un qualcosa sulla carta di strabordante e che consente di rendere enormemente più vario ogni singolo istante di gioco. Il tutto, alla fine dei conti, funziona e la transizione tra i due stili è fluida, precisa e consente di sfruttarne al meglio le peculiarità di entrambi. La presenza di skill tree dedicati, sia ai vari stili che a ogni tipologia di arma a disposizione di essi, rende poi il tutto ancor più ricco e vario.
Il problema è che, almeno allo stato attuale delle cose, lo stile ninja è nettamente superiore a quello samurai e lo abbiamo preferito per la quasi totalità dell’avventura, relegando lo stile samurai a poche situazioni.
Un qualcosa di dovuto a un bilanciamento tra i due stili ancora da rivedere e non imputabile a scelte precise di Team Ninja, che ha invece fatto il possibile per incentivare entrambe le modalità di gioco. I nemici, ad esempio, utilizzano di tanto in tanto degli attacchi contrastabili solo modificando il proprio stile al momento giusto, mentre alcune meccaniche, vedi la possibilità di eliminare delle pozze sul terreno che rendono più potenti gli yokai, sono state relegate a solo uno degli stili. Tutto il necessario, insomma, per spingere i giocatori a sfruttare il più possibile entrambi i mondi, ma che necessità ancora di qualche tuning prima che possa funzionare effettivamente al meglio.
Maggiore libertà
L’altra grande novità di Nioh 3 è poi relativa alle ambientazioni che, come definito dalla stessa Team Ninja, si sviluppano attraverso scenari open-field. Non un’unica, grande zona interconnessa quindi, come abbiamo ad esempio visto in Elden Ring, ma una serie di mappe differenti, che rappresentano anche le ere attraverso le quali dovremmo muoverci all’interno del gioco.
Ognuna di queste mappe è poi a sua volta suddivisa in più aree, ognuna delle quali è connessa alle altre tramite percorsi dedicati. Aree che saremo chiamati a esplorare in un percorso più o meno definito, dato che ognuna di esse è contraddistinta da un livello consigliato e, di conseguenza, di pericoli di livello differente.
All’interno delle varie mappe, oltre che quanto necessario per proseguire con la trama, sono poi presenti svariate attività secondarie, che rendono l’esplorazione più ricca e divertente. In Nioh 3 troveremo infatti side quest con tanto di NPC dedicati, avamposti da liberare dalle forze nemiche, crogioli colmi di yokai da purificare, maestri spadaccini da sconfiggere e oggetti vari da scovare. Insomma, tante cose che rendono l’ultima fatica di Team Ninja parecchio corposa e colma di cose da fare.
Il risultato finale è in ogni caso una via di mezzo tra un open world e una struttura classica a missioni, con le zone aperte che sono davvero belle e divertenti da esplorare, ma che si rivelano essere spesso e volentieri guidate nella loro navigazione. Non aspettatevi, insomma, enormi distese in cui girovagare per minuti e minuti, bensì zone un po’ più lineari, che non finiranno però per tarpare le ali al gioco in quanto a libertà.
L’impressione è quella che sotto tale punto di vista che Team Ninja abbia trovato la giusta chiave di lettura, raggiungendo un buon equilibrio tra la maggiore libertà data dall’approccio open world con il ritmo e il level design di una struttura a livelli.
Eredità e novità
Per il resto Nioh 3 è come ci aspettavamo e ricalca e ripresenta molti degli aspetti che hanno reso tanto apprezzata la saga. La quantità di cose da tenere a mente, tra statistiche, potenziamenti, benedizioni, spiriti guardiani e molto altro ancora, è quindi impressionante, così come il numero di armi e oggetti che ci troveremo nell’inventario dopo poco. Se avete amato la saga di Team Ninja da tale punto di vista, insomma, troverete anche in questo terzo capitolo tutto ciò che vi aspettavate, oltre che le notevoli novità di cui vi abbiamo parlato finora, mentre se speravate in una riorganizzazione generale del sistema rimarrete, almeno qui, delusi.
Pure le ambientazioni, così come i Yokai e i nemici in generale, richiamano ovviamente quelli dei passati capitoli della saga, per quanto le varianti e le novità anche sotto tali punti di vista sono comunque presenti.
Alla fine dei conti, quello che importa è che Nioh 3 riesce a divertire alla grande e, grazie in particolare allo stile ninja, a farlo anche in un modo completamente nuovo rispetto al passato. I combattimenti sono infatti dinamici e difficili al punto giusto e, soprattutto, sempre gratificanti. Qualche dubbio ci rimane, oltre che sul bilanciamento di cui vi abbiamo parlato prima, sull’intelligenza artificiale, che talvolta lascia un po’ a desiderare con nemici che non si accorgono della dipartita dei loro compagni di fronte a loro o che si incastrano in elementi dello scenario.
Tecnicamente, infine, il passaggio in avanti rispetto al passato è presente ed evidente, per quanto Nioh 3 non sia certo un titolo che faccia gridare al miracolo per texture avveniristiche o la densità di dettagli dei vari scenari. Su PS5 base, piattaforma su cui abbiamo provato il titolo, abbiamo poi riscontrato un’esperienza tutto sommato fluida, senza imbatterci quasi mai in rallentamenti evidenti o grossi bug di sorta.