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Recensione The Fall Part 2: Unbound, tre leggi non bastano

La recensione di The Fall Part 2: Unbound, l'avventura grafica sci-fi di Over The Moon disponibile per PC, Switch, PS4 e One.

The Fall Part 2: Unbound

 

Il degno sequel di una saga affascinante, The Fall Part 2: Unbound introduce un inedito, carismatico cast e approfondisce la figura di Arid. Stessa formula, nuove emozioni, qualche sbavatura.

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Nel primo The Fall – smettete subito di leggere questa recensione e recuperatelo se vi piace la fantascienza dai toni cupi e le avventure grafiche punta e clicca intrise di mistero e atmosfere avvolgenti – Arid, l'I.A. di una tuta di combattimento alla deriva su un pianeta sconosciuto, si è fatta strada nei meandri di un complesso umano in rovina alla ricerca di soccorsi per il suo operatore, privo di sensi dentro la tuta e in condizioni ignote, salvo poi scoprire di essere un guscio vuoto, che ha riscritto le sue direttive di sua iniziativa, per puro istinto di sopravvivenza.

In Unbound, Over The Moon continua a seguire le peripezie di Arid all'interno della sua testa, dei suoi circuiti, apparentemente dilaniati da un virus, in una vicenda più introspettiva e "domestica" e meno all'insegna dell'esplorazione che caratterizzava la prima parte. Noi lo abbiamo provato su Nintendo Switch, ma potete trovarlo anche su Steam e negli store digitali di PlayStation 4 e Xbox One.

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The Fall Part 2: Unbound ritaglia i primi minuti di gioco per ricapitolare gli eventi di The Fall, salvo poi buttarci a capofitto nell'immensa rete che consente ad Arid (attaccata a più riprese dal virus) di localizzare e "invadere" tutti i robot connessi.

Le fasi iniziali sembrano quasi un omaggio ai classici metroidvania, dalla struttura della mappa, tappezzata di piattaforme, alla ricerca di nuovi potenziamenti, che consentono di aprire determinate porte o eliminare alcune tipologie di nemici. Il sistema di puntamento automatico e la barra dell'energia che si scarica in un batter d'occhio rendono le sparatorie un tantino rigide, fortunatamente la componente action riveste un ruolo appena marginale (non a caso gli scontri a fuoco si possono ridurre al minimo abbassando il livello di difficoltà).

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Per individuare la fonte dell'infezione prima che sia troppo tardi, Arid dovrà interfacciarsi con i vari robot connessi alla rete, saltando di ospite in ospite mentre raccoglie informazioni fino a scovare l'entità che sta manomettendo i suoi sistemi. Seguendo le tracce faremo la conoscenza dei suoi tre "compagni di viaggio": il Maggiordomo, che rappresenta l'obiettività, Uno, l'individualista, e l'Accompagnatrice, a simboleggiare l'altruismo.

Senza fare spoiler, Arid cercherà di imporsi sui suoi ospiti, forzando la sua logica e i suoi obiettivi sulla loro routine per piegarli al suo volere. Le cose però non andranno per il verso giusto e si troverà costretta a cambiare "prospettiva", trasmettendo a ciascuno dei robot i valori appresi dagli altri due.

La trama in sé non riserva particolari sorprese, ma è accompagnata da uno sviluppo narrativo intrigante, pieno di colpi di scena, personaggi interessanti e spunti di riflessione, quasi un romanzo di formazione a base di intelligenze artificiali, e un ottimo doppiaggio in inglese.

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Come in ogni avventura grafica che si rispetti, il giocatore è chiamato a interagire con l'ambiente circostante e a risolvere piccoli enigmi usando l'oggetto giusto al momento giusto. Le location sono piuttosto lineari e l'inventario in genere non comprende più di due o tre voci, ragion per cui smarrirsi è un'ipotesi alquanto remota, tuttavia non sempre si riesce a intuire la prossima mossa da compiere, soprattutto nella seconda metà dell'avventura, con lo schermo che si riempie di icone, molte delle quali a scopo puramente informativo. In barba alla logica, alle volte purtroppo non si può fare a meno di ricorrere al classico "provo tutto su tutto, prima o poi funzionerà" (eventuali errori non vengono penalizzati), incrinando il coinvolgimento.

Dal punto di vista tecnico il titolo Over The Moon mantiene una presentazione analoga al primo capitolo, poco appariscente ma funzionale, impreziosita dalle dense atmosfere, senza trascurare un paio di accorgimenti: la telecamera ora più distante dal centro dell'azione ha conferito maggior respiro all'immagine, a vantaggio delle ambientazioni, più dettagliate rispetto al passato.

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Le prestazioni su Switch sono stabili, sia in modalità fissa che portatile, tuttavia siamo incappati in un fastidioso glitch audio nella villa del Maggiordomo, che partendo dalla pioggia battente in sottofondo ha finito per compromettere tutti gli effetti sonori; il fenomeno si è verificato più volte. Non solo, compiendo una certa azione e in un certo modo durante il capitolo dell'Accompagnatrice il software crasha senza un motivo.

Peccato, se il gioco non avesse deciso di saltare in aria volontariamente lo avremmo volentieri terminato in una singola sessione. Bastano 5-6 ore per giungere ai titoli di coda e la rigiocabilità per ovvie ragioni è minima, ciononostante The Fall Part 2: Unbound resta un'esperienza estremamente appagante, che i fan del genere non dovrebbero assolutamente mancare se hanno apprezzato The Fall quattro anni fa. E ora siamo ansiosi di scoprire cosa riserverà per noi Arid nella terza (e ultima) parte.