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Red Dead Redemption 2: il Far West secondo gli afro-americani

Sembra quasi impossibile smettere di parlare di Red Dead Redemption 2, l’ultima opera di Rockstar che non solo ha riportato in auge il genere western nella cultura pop, ma soprattutto lo ha rinnovato e lo ha reinterpretato con una cura per i dettagli magistrale.

Se le missioni principali servono infatti a vivere l’avventura della banda capeggiata da Dutch van der Linde, sono le finissime minuzie a rendere concretamente vivo il mondo di gioco, e verosimile il contesto storico in cui è ambientato.
E così la valenza simbolica del 1899 o la donna nella vita di frontiera vengono fuori, a poco a poco, per trasportarci gradualmente in un’atmosfera a volte silenziosa a volte pulsante, a volte dolce a volte violenta, ma a tutti gli effetti credibile. Basta dare inizio a cavalcate senza meta o a chiacchierate con amici e sconosciuti, che il mondo di Red Dead Redemption 2 si plasma in maniera sempre più nitida.

Dalla parte di Lenny e Tilly

L’enorme ventaglio di possibilità di incontri, di eventi casuali e di ambientazioni, permette di mettere in rilievo aspetti della storia americana e dell’immaginario pubblico poco accostabili al mito del Far West. Uno tra questi sono sicuramente gli afro-americani.

Forse solo ultimamente, con Django Unchained e The Hateful Eight di Tarantino, il carattere bianco (o negativamente rosso) del selvaggio West pare essere sdoganato, ma l’immaginario comune associa tutt’oggi l’epos americano a personaggi tipicamente bianchi come John Wayne o Clint Eastwood.

John Wayne nel suo classico ruolo di cowboy

Red Dead Redemption 2 va oltre, offrendo un amalgama meravigliosa di etnie, ognuna caratterizzata a dovere nell’estetica, negli accenti, nella cultura.
Questo aspetto è evidente nel passaggio tra New Hanover e Leymone, due stati naturalisticamente diversi tra loro: l’uno montuoso e verdeggiante, l’altro paludoso e umido.
Non solo però: Leymone, con le sue tipiche case bianche in stile coloniale, le sue estese piantagioni di cotone, e con Saint Denis riflesso di New Orleans, rimanda al Sud degli Stati Uniti.
Nel XIX secolo, nei territori meridionali dell’America, il rapporto tra la popolazione bianca e quella afro-americana è molto turbolento.

Lo sanno bene Lenny e Tilly, i due neri del gruppo, che appena giunti nel nuovo accampamento sulle rive del lago Flat Iron, parlano della loro insicurezza. E se Arthur chiede spiegazione dei loro timori, la risposta è “tu non sei nero, non puoi capire”.
E in effetti basta andare a girovagare per le paludi o per i campi di lavoro che circondano Rodhes per comprendere bene le disparità razziali.
Tra gli eventi più particolari vi è una cerimonia del Ku Klux Klan nei pressi di un bosco. Nella scena la setta è intenta a bruciare una croce per dare il benvenuto a un nuovo membro, ed essere così sempre più numerosi nella lotta per la supremazia bianca.
Molto più pesante, a livello emotivo, è ritrovare il cadavere di Elijah, che galleggia nelle rive paludose del Bayou. Egli è un ragazzo di colore il cui corpo è privo di gambe e braccia, probabilmente morsicate dagli alligatori. Attorno al collo, poi, ha un collare oramai troppo largo per quel fisico così deperito dall’acqua e dal tempo.
Se frughiamo all’interno delle sue tasche, vi è un biglietto in cui veniamo a conoscere la sua storia da schiavo, e il suo tentativo di ricominciare la vita da uomo libero, distrutta però da un cacciatore di schiavi non ancora andato in pensione.

Scena del Ku Klux Klan riportata dal canale YouTube di Shirrako

La nostalgia, termine chiave nell’universo di Red Dead Redemption 2, è reinterpretata in maniera sempre differente, a seconda del tessuto culturale e delle ambizioni dei vari personaggi. Nel caso del Sud del paese, è tangibile il rammarico della fine dello schiavismo. Sono diversi, infatti, i personaggi bianchi incapaci di vivere nel nuovo ordine sociale, per loro tremendamente ingiusto.
Questo pensiero è offerto in maniera cruda, e per questo quasi poetica, da Jeremiah Compson, un ubriacone che possiamo incontrare nella piazzetta di Rodhes con al centro una campana, che rimanda alla vera Liberty Bell sita in Filadelfia, simbolo e orgoglio dell’indipendenza americana.

Eppure gli afro-americani non sono rappresentati come semplici vittime di un destino avverso da vivere in maniera passiva. Al bianco sfavillante delle case coloniali e dei loro padroni, nelle baracche del Bayou molti ex schiavi afro-americani vivono la loro vita da uomini liberi. Le condizioni non sono delle migliori, ma sono felici, come dice una donna nera mentre la riaccompagniamo a casa dalla sua famiglia, dopo aver perso il suo cavallo morso dagli alligatori.
Nel Bayou l’orgoglio nero è molto forte, e può assumere connotazioni violente: viaggiando di notte può capitare di trovare corpi di uomini bianchi impiccati: se indaghiamo, veniamo assaliti da inquietanti uomini di colore tinti di pittura bianca e armati di coltelli. Sono i Notturni, figure che si legano all’esoterismo.
Non abbiamo trovato fonti storiche a riguardo, ma la spiegazione più plausibile è da rintracciare nell’origine haitiana degli schiavi neri in Lousiana. Lo stato americano era stata colonia della Francia dal XVI al XIX secolo, che a sua volta aveva anche l’isola di Haiti sotto il suo dominio. Di conseguenza gli schiavi importati in America provenivano dalla piccola colonia dell’Oceano Atlantico. La cultura haitiana si basa molto sui riti vudù e sulla magia, quindi è più probabile collegare la setta dei Notturni a questo aspetto.

I wish I was in Dixie, Hooray! Hooray!

Perché il tema del razzismo è così ampio in Red Dead Redemption 2? La risposta è in realtà molto semplice, e il gioco la lascia intendere: sono passati solo trentaquattro anni dalla fine della Guerra Civile tra il Nord Unionista e gli Stati Confederati del Sud.
Una Guerra che è stato il vero battesimo di sangue del paese, come abbiamo già sottolineato in altre analisi, ed ha avuto inizio proprio a causa della schiavitù. Il Nord in crescita economica ne proponeva l’abolizione, a differenza del Sud che basava la sua economia sui possedimenti terrieri e sul lavoro degli schiavi.
Sappiamo tutti come andò a finire: vinse il Nord, e ci fu la creazione del XIII Emendamento della Costituzione Americana, che di fatto aboliva la schiavitù negli Stati Uniti. Nel 1868 fu creato anche il XIV Emendamento, che garantiva diritti agli ex-schiavi.

Il Presidente Abraham Lincoln fu il promotore del Proclama di Emancipazione che portò in seguito alla creazione del XIII Emendamento

Tuttavia, la fine ufficiale dello schiavismo non sancì la fine della disparità tra bianchi e neri. Soprattutto nel Sud, dove gli schiavi afro-americani facevano da fulcro su cui si fondava la società sudista, nota anche come Dixie.
Per cui, anche se i neri avevano in teoria accesso ai diritti e alla libertà, i suprematisti bianchi del Sud ostacolarono sempre la loro intrusione nelle vita pubblica della società. Ostacolare gli afro-americani trovò forma legale con le leggi Jim Crow, ovvero un continuum della segregazione razziale attuata nelle scuole, nei mezzi pubblici, nei locali.
Emblematica la sentenza della Corte Suprema del 1896 nel caso Plessy V. Ferguson: nel 1892 il giovane Homer Plessy, di origine afro-americana, salì su un treno della East Lousiana Railroad e trovò posto in una carrozza occupata dai bianchi. Gli fu intimato di sedersi in quella riservata alle persone di colore, ma Plessy si rifiutò e venne arrestato, e per questo decise di appellarsi alla Corte Suprema. Si può dire che fu una Rosa Parks ante litteram, solo che nel 1896 la società americana non era pronta a mettere in discussione la discriminazione razziale.
Alla fine la Corte sancì che non era stato violato né il XIII né il XIV Emendamento, portando alla diffusione della celebre dottrina “separati ma uguali”.

Una parte della targa dedicata al caso di Homer Plessy

Questo breve excursus storico è utile per comprendere la rappresentazione della regione Leymone in Red Dead Redemption 2, e, specialmente, a dare valore all’enorme lavoro compiuto da Rockstar nella realizzazione del contesto, già analizzato tra le nostre pagine.
La verità è che l’ultima epopea western del colosso americano dona tantissimi spunti di riflessione, ed eleva il videogioco in quanto tale. Non ci dimentichiamo infatti che la profondità narrativa e scenografica non fa altro che accrescere la qualità del medium, capace di reinterpretare e fare rivivere a modo suo aspetti del passato che mai avremmo potuto toccare (quasi) con mano.