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Resident Evil 5 | Recensione della versione per Nintendo Switch

Resident Evil 5 ritorna su Nintendo Switch in un'inedita veste portatile che, purtroppo, non lo riesce a ringiovanire nelle sue meccaniche, oramai datate.

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Avatar di Andrea Maiellano

a cura di Andrea Maiellano

Author @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 22/11/2019 alle 14:00

In sintesi

Resident Evil 5 ritorna su Nintendo Switch in un'inedita veste portatile che, purtroppo, non lo riesce a ringiovanire nelle sue meccaniche, oramai datate.

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  • Pro
    • - In cooperativa rimane uno degli esponenti più divertenti del genere.
    • - Graficamente riesce ancora a impressionare, specialmente in mobilità.
    • - Ricco di contenuti in grado di intrattenere a lungo.
  • Contro
    • - Ottimizzazione superficiale.
    • - Alcune meccaniche di gioco sono invecchiate eccessivamente.
    • - Le implementazioni al sistema di controllo non aggiungono nulla all’esperienza di gioco finale.

Il verdetto di Tom's Hardware

7.5

Resident Evil 5 per Nintendo Switch si rivela un porting che, anche se effettuato in maniera svogliata, risulta convincente e riesce a impressionare quando giocato in modalità portatile. Non sono, difatti, le sbavature tecniche ad affossare il risultato finale quanto più il peso degli anni che passano e che rendono alcune meccaniche, già peculiari e discutibili all’epoca della sua uscita, eccessivamente datate se raffrontate alla quasi totalità delle produzioni odierne. Rimane, comunque, una produzione divertente, ricca di contenuti e un capitolo che, nel bene o nel male, si è ritagliato un’importanza non indifferente all’interno della storia del franchise. Se non avete mai avuto occasione di giocarlo vi consigliamo di provarlo, non ne rimarrete sicuramente delusi.

Informazioni sul prodotto

Resident Evil 5 è stato più volte citato come il capitolo più celebre della saga grazie al numero di copie che è stato in grado di vendere. In realtà, le circa 11 milioni di copie piazzate in questi dieci anni, sono un risultato frutto di molteplici elementi il primo dei quali è da ritrovarsi nell’essere uscito in una generazione videoludica, quella di Xbox 360, PlayStation 3 e Nintendo Wii, che sdoganò il media al grande pubblico in maniera maggiore, portando numerosi titoli a macinare numeri enormi rispetto al passato. 

Leggi anche Resident Evil, Recensione del capolavoro Capcom per Nintendo Switch!

Il fatto di essere il primo capitolo della serie principale a uscire in quella generazione di console, fu un altro elemento importante che ne decretò il successo in termini di vendite così come un impianto di gioco che, per quanto differisse dalla natura dei primi, storici, episodi, riusciva a ultimare il passaggio da survival horror ad action che, all’epoca, pareva la naturale evoluzione di un brand che stava già ampiamente vivendo il suo “periodo di stanca”. Ora, Resident Evil 5, ritorna in veste portatile per Nintendo Switch, proseguendo l’opera di conversione attuata da Capcom negli ultimi mesi atti a trasporre sull’ “ibrida di Kyoto” la totalità dei capitoli usciti nella generazione precedente di console con un porting che, ve lo anticipiamo subito, non è stato realizzato male ma mostra ampiamente il fianco alla vecchiaia delle meccaniche di gioco del titolo.

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Non siamo mica in Africa

Fra petizioni che accusavano gli sviluppatori di razzismo, nuovamente una totale assenza degli zombie nel bestiario del titolo e una deriva verso il filone action anche nelle tematiche offerte dalla narrazione, la storia di Resident Evil 5 fu accolta in maniera burrascosa dal pubblico al momento della sua uscita. In realtà, però, l’avventura di Chris e Sheva riusciva, nella sua peculiarità, a chiudere numerose tematiche lasciate aperte dai capitoli precedenti del brand e a giustificare gli evidenti cambiamenti caratteriali e fisici di Chris, divenuto oramai un uomo d’azione al soldo della B.S.A.A. 

Due capitoli aggiuntivi, usciti sotto forma di DLC ma integrati in maniera naturale nella modalità single player di questa edizione, offrivano la giusta quantità di fan service, e di spiegazioni, per amalgamare il quinto episodio al tessuto narrativo della serie in maniera decisamente convincente. La storia alla base di Resident Evil 5, quindi, nella sua particolarità poteva davvero essere il punto di arrivo della serie prima di un doveroso periodo di pausa atto a rinnovare il concept della serie per attualizzarlo alle produzioni attuali, avvenuto solo anni dopo con il bellissimo settimo capitolo. La chiusura di avvenimenti risalenti al primo episodio della serie, unito all’approfondimento delle storie dei vari personaggi, furono confezionati con il giusto tasso di spettacolarità, narrati in maniera convincente e accompagnati da un’Africa che, dieci anni fa, impressionava per la sua spettacolarità.

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Piedi bien piantati

Quello che non riesce più a convincere in Resident Evil 5 sono le dinamiche di un Gameplay che, già a suo tempo, presentavano una soluzione ibrida fra action game e survival horror che mal si sposavano con il concept originario della serie, specialmente con un titolo del calibro di Dead Space che mostrava come fosse possibile mischiare i due generi in maniera maggiormente convincente. Pur abbracciando il filone degli shooter in terza persona, Resident Evil 5 non permette, ora come allora, di mirare e muoversi allo stesso tempo. Una limitazione che, al giorno d’oggi, sembra totalmente anacronistica e impensabile ma che in passato fu adoperata per offrire la tensione, necessaria per il genere di appartenenza, in maniera artificiosa e frustrante. Questa peculiare scelta fu salvata da un level design, e da una velocità d’azione, sviluppati attorno a questa scelta di Gameplay che riuscirono nell’intento di offrire al giocatore il giusto tasso di azione e adrenalina e un Gameplay che riuscì a rivelarsi comunque solido e stratificato, anche grazie alla vera novità introdotta dal quinto capitolo: la possibilità di giocare l’intera avventura in cooperativa. 

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Connettendo Nintendo Switch a internet, a un’atra console via wireless o sfruttando la modalità Split screen e due Joy-Con, sarà possibile vivere l’intera campagna assieme a un altro giocatore. In due il gioco dinamiche totalmente diverse e maggiormente incentrate sull’azione e sulla collaborazione, aumentando il divertimento generale ma eliminando quasi totalmente la già poca tensione offerta dal titolo. Inutile anticiparvi che l’utilizzo di un singolo Joy-Con per giocare a Resident Evil 5, non si rivelerà la scelta ottimale in termini di comfort e di precisione d’azione ma, indubbiamente, vi consigliamo caldamente di giocare il titolo in compagnia se ne avrete l’occasione. Resident Evil 5, inoltre, fu il primo capitolo a offrire diverse modalità multiplayer che, seppur poco capaci di intrattenere per un lungo periodo, si sono rivelate ben confezionate e capaci di regalare qualche ora aggiuntiva di divertimento al termine dell’avventura principale. Resta indubbio, infine, che la quantità di contenuti offerti da questa versione del titolo si riveli, ancora oggi, corposa e appagante con numerose modalità di gioco in grado di riuscire a offrire una longevità al titolo più che dignitosa a un prezzo accettabile, ovviamente se non si considera il periodo di uscita originario.

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Come accade per molte conversioni per Nintendo Switch di titoli appartenenti alla precedente generazione videoludica, gli sviluppatori tendono a “downgradare” eventuali remastered uscite per le console attuali per adattarle all’hardware meno performante dell’ “ibrida di Kyoto”. Anche per Resident Evil 5 è stato effettuato lo stesso processo utilizzando la versione rimasterizzata uscita precedentemente per Playstation 4, Xbox One e PC invece di utilizzare come fondamenta per i lavori la Gold Edition realizzata per la generazione precedente. Questo comporta alcune sbavature tecniche che, per quanto non rendano ingiocabile il prodotto, presentano una scarsa opera di ottimizzazione riducendo il tutto a un mero “compitino svogliato”.

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Resident Evil 5 in mobilità

La risoluzione si attesta sui classici 720p in mobilità e 1080p quando Nintendo Switch viene alloggiata nel suo dock. Si tratta comunque di una risoluzione dinamica che in sporadiche occasioni mostra alcuni cali piuttosto evidenti e poco comprensibili. Discorso analogo va fatto per il framerate che non riesce mai a raggiungere i 60fps offerti dalle altre versioni, fermandosi a 45fps stabili con sporadici picchi in positivo, o in negativo, che mostrano, ancora una volta, un’opera di ottimizzazione effettuata in maniera davvero superficiale. Per quanto riguarda le implementazioni nel sistema di controllo ci troviamo di fronte ad una evidente impossibilità di fruire degnamente del titolo attraverso un singolo Joy-Con in modalità cooperativa, non fraintendeteci il titolo risulta giocabile ma l’esperienza offerta è parecchio distante da quella che vi verrà garantita dall’utilizzo di un controller completo. 

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Discorso analogo va fatto per i nuovi controlli basati sul movimento, realizzati in maniera superficiale ma privi di criticità che li rendano inutilizzabili, semplicemente ricoprono il classico ruolo del divertissement che vi permetterà di variare l’esperienza di gioco in maniera disimpegnata senza offrire nessuna reale miglioria. Al netto di tutte queste sbavature tecniche, e anzianità temporali, impressiona indubbiamente il poter fruire di Resident Evil 5 in mobilità e con una resa grafica che non mostra eccessivamente il fianco al tempo trascorso dalla release originale. L’aver utilizzato la recente rimasterizzazione seppur abbia inficiato la produzione in termini di ottimizzazione, ha permesso di presentare il titolo nella sua versione esteticamente migliore e in grado di non sfigurare nemmeno quando Nintendo Switch viene collegata a un monitor esterno.

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