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Resident Evil Village | Recensione, il capitolo più ambizioso della serie!

Resident Evil Village è finalmente arrivato e dopo aver speso qualche giorno in sua compagnia, possiamo sostenere di trovarci di fronte a un capitolo della serie ambizioso e ricco di varietà. Capcom, infatti, è riuscita nel realizzare un capitolo che in maniera armoniosa riesce a celebrare il venticinquennale della saga horror più famosa di sempre, riuscendo allo stesso tempo a creare il primo, vero, sequel diretto della serie.

Se i vostri timori erano quelli di trovarvi di fronte a una copia carbone in prima persona del quarto capitolo, non temete, Resident Evil Village è molto di più di un pallido clone del passato. Siamo di fronte a una produzione che indubbiamente farà la gioia di chi ha apprezzato la nuova veste abbracciata col precedente Biohazard, migliorandola in ogni suo aspetto e riuscendo a trasporne al suo interno alcuni elementi che i fan non potranno che apprezzare.

Resident Evil Village

Niente è come sembra

Sarebbe davvero scorretto distruggere il certosino lavoro che Capcom ha realizzato con la campagna marketing di Resident Evil Village, narrandovi alcunché della sua trama. L’unica cosa che possiamo dirvi con estrema franchezza è che “niente è quel che sembra”. Nella decina scarsa di ore che ci sono servite per portare a termine Resident Evil Village, ci siamo sorpresi per la capacità di Capcom di tenere la nostra mente costantemente impegnata nel cercare di capire questo o quell’elemento apparentemente senza senso, riuscendo quasi sempre a darci, in seguito, delle risposte molto più esaustive e coerenti che nei capitoli precedenti della serie.

La storia è un incedere costante di avvenimenti che riesce nel difficile scopo di ammaliare il giocatore per tutta la sua durata, riprendendo in mano le redini narrative ogniqualvolta deraglia in situazioni eccessivamente trash, o affini al genere dei B-Movie. Mai come in questo caso il termine Survival horror si dimostra perfetto per definire l’essenza della nuova produzione di Capcom.

Al suo interno difatti troveremo una pletora di elementi ripresi dai capitoli precedenti della serie. Le situazioni in cui ci troveremo costantemente braccati da qualcosa, o qualcuno, all’interno di claustrofobici corridoi, si alterneranno a dei momenti in cui saranno l’ansia e la paura dell’ignoto a farla da padrone. A rompere questa costante tensione ci penseranno tutti quegli eventi maggiormente dinamici che, pur appoggiandosi a una struttura spiccatamente action che si ispira chiaramente al quarto capitolo della serie, richiederanno al giocatore di studiare l’ambiente circostante per sopperire alla scarsità di munizioni e poter uscire vittorioso contro le orde di nemici che gli si pareranno davanti.

Abbiamo particolarmente apprezzato, infine, come Capcom sia stata in grado di differenziare realmente l’esperienza di gioco in base alla difficoltà che il giocatore sceglierà. Se le prime due opzioni disponibili garantiranno un buon numero di risorse e dei nemici meno aggressivi, decidere di affrontare Resident Evil Village in modalità Estrema, o Villaggio Delle Ombre, garantirà una sfida votata totalmente al survival horror, con nemici molto più intelligenti e aggressivi e una costante penuria di risorse.

Nel villaggio che vorrei…

Riteniamo doveroso chiarire un importante dettaglio: Resident Evil Village non è un gioco Open World. Capcom ha infatti realizzato una struttura a metà strada fra la mappa aperta e la più classica delle World Map, sperimentando nuove soluzioni atte ad ampliare la componente esplorativa del titolo, senza mai renderla eccessivamente dispersiva. La progressione del gioco rimane lineare e guidata come in passato con il villaggio che rappresenterà una sorta di Hub che Ethan potrà esplorare in via sempre maggiore, a mano a mano che avanzerà con la storia. All’interno saranno celati tesori nascosti, segreti di varia natura, documenti che si adopereranno nel fornire maggiori dettagli sulla trama e la, quasi, totalità della fauna locale.

Resident Evil Village

Com’era intuibile osservando il materiale promozionale fornito da Capcom, la mappa di Resident Evil Village si amplia tutt’attorno al villaggio, ospitando delle macro aree tematiche nelle quali risiedono i nobili al servizio della misteriosa Madre Miranda. Queste zone, tutte ben diversificate sia stilisticamente che in termini di gameplay, potranno essere esplorate, come da tradizione per la serie, una sola volta durante la storia e spetterà quindi al giocatore dedicarsi a scoprirne ogni segreto celato al loro interno.

Nella sua apparente semplicità, la struttura messa in piedi da Capcom riesce a donare alle fasi esplorative di Resident Evil Village quei momenti di ampio respiro di cui la saga iniziava ad avere bisogno. Il risultato finale è una perfetta miscela fra tradizione e novità che riesce a non rivelarsi mai eccessivamente dispersiva o tediosa, invogliando il giocatore a perdersi nelle stradine innevate del villaggio per reperire le risorse necessarie per fronteggiare l’area successiva.

Enigmi… enigmi ovunque

In più riprese era stato argomento di discussione da parte dei fan storici, la reinterpretazione degli enigmi presenti nel settimo capitolo, rispetto ai canoni della serie. In Resident Evil Village i puzzle ambientali riprendono timidamente alcune delle meccaniche viste negli capitoli antecedenti al quarto, seppur la maggior parte di essi si baserà sulla struttura già vista in precedenza. Non aspettatevi una pletora di enigmi durante la campagna principale, la maggior parte di essi sarà infatti dislocata in aree nascoste e di piccole dimensioni, atti a impedire al giocatore di reperire facilmente alcuni tesori di inestimabile valore.

Chi ha bisogno di una cassa!

Come accennato poc’anzi, Residente Evil Village rappresenta il primo capitolo canonico del franchise, a essere sviluppato come un seguito diretto dell’episodio precedente. Questa atipicità per la serie comporta che i movimenti di Ethan non siano stati modificati rispetto al precedente capitolo, a eccezione di una manovra difensiva che permetta di allontanare i nemici dopo averne parato un attacco. La totalità delle modifiche attuate al gameplay, è stata svolta in quella che viene chiamata Quality of Life, andando a migliorare tutta una serie di elementi che, già nel precedente Biohazard, stavano iniziando a sentire il peso degli anni.

Se quindi muovere Ethan all’interno delle aree di gioco risulterà familiare per chi ha già sviscerato il settimo capitolo, le modifiche attuate alla gestione delle armi, e degli oggetti, rappresenteranno la vera novità di questo ottavo capitolo, per quanto ricalchino parzialmente la formula già introdotta nel quarto episodio della serie. Innanzitutto il canonico inventario ora si adopererà solamente nel conservare al suo interno le armi, le munizioni, le cure e gli oggetti consumabili. Lo spazio, come da tradizione, sarà limitato ma in Resident Evil Village non sarà più possibile sfruttare le iconiche casse senza fondo per depositare gli oggetti in eccesso.

Resident Evil Village

La riorganizzazione dello spazio dell’inventario sarà gestita da un’interfaccia simile a Tetris, dove il giocatore dovrà spostarne gli elementi al suo interno per cercare di ricavare lo spazio necessario a stipare il maggior numero di oggetti possibile. Questo comporta che non sempre sarà possibile portare con sé tutto quello che si troverà nelle aree di gioco, imponendo, quindi, di fare delle scelte su cosa tenere con se e cosa lasciare a terra.

A rendere meno frustrate questa meccanica, intervengono le nuove sezioni dedicate ai tesori, agli oggetti chiave e alle risorse combinabili, che ora dispongono di uno spazio di stoccaggio infinito, non andando più a inficiare lo spazio nell’inventario a disposizione del giocatore. Se questo può sembrare una semplificazione eccessiva rispetto al passato, non temete! La moltitudine di armi, le loro dimensioni e la necessità di avere a disposizione numerosi oggetti consumabili vi imporrà molto rapidamente di scegliere cosa abbandonare, cosa rivendere o se acquistare una valigia di dimensioni più generose dal misterioso Duca.

Questo misterioso personaggio, oltre a ricoprire banalmente il ruolo del mercante, incarna la timida componente strategica presente in Resident Evil Village. Scegliere oculatamente cosa sia meglio portare con se durante le fasi esplorative, decidere quale arma rivendere per ottenere più Lei e comprare un potenziamento per un’arma più utile e crearsi un loadout sempre più affine al proprio stile di gioco, diventerà ben presto la prassi, specialmente se si considera che l’inventario del Duca si amplierà a ogni nuovo completamento della storia di Resident Evil Village, con armi sempre più potenti e indispensabili per affrontare il gioco alle difficoltà più elevate.

Il duca si occuperà inoltre di potenziare permanentemente le statistiche di Ethan, preparando una serie di piatti tipici dell’Europa dell’Est a patto di fornirgli gli ingredienti per farlo. Questa semplice meccanica si va ad aggiungere alle precedenti per giustificare le fasi esplorative, spingendo costantemente il giocatore a esplorare ogni area del rurale villaggio. In definitiva la sapiente mescola fra elementi del passato e novità presente in Resident Evil Village, riesce nel difficile compito di snellire alcune meccaniche storiche della serie, senza andare a compromettere quella tipologia di esperienza imprescindibile per i fan di lunga data.

Homo homini lupus

In Resident Evil Village, i ridondanti Micomorfi del precedente capitolo cedono il passo a un vero e proprio circo degli orrori che tenterà di disgustare il giocatore ogni qualvolta gliene sarà data la possibilità. Seppur nella maggior parte delle occasioni ci si ritroverà a confrontarsi contro i Lycan e i Ghoul, la capacità di Capcom nel realizzare un bestiario composto da numerose varianti associate a queste due razze, riesce nell’arduo compito di garantire sempre la giusta dose di varietà ai nemici redistribuiti nelle aree di gioco.

Per quanto riguarda invece i boss e i mini-boss, queste creature che appariranno una sola volta in tutta l’avventura saranno un puro concentrato di mutazioni, deformità e tonnellate di body horror, offrendo uno dei picchi di ispirazione artistica più alti dell’intera serie. Non siamo di fronte a mostri degni di diventare iconici come i Lickers, il Nemesis o il Tyrant ma siamo certi che non sarà la sola Alcina Dimitrescu a diventare una fan favorite.

Se la varietà del bestiario di Resident Evil Village rappresenta uno degli aspetti migliori dell’intera produzione, il comportamento di queste creature si rivela essere la, forse, unica nota realmente stonata di questa bellissima sinfonia. Per quanto tutti i nemici siano caratterizzati da pattern di attacco interessanti e caratterizzati da un’ottima IA che li porterà a cercare di accerchiare Ethan ogniqualvolta sia possibile, le loro routine peccano sovente di un’area d’interazione ridotta, oltre la quale questi avversari semplicemente cominceranno ad arretrare offrendo un vantaggio al giocatore per nulla necessario e che rischia di rompere l’immersività e la tensione dei momenti più concitati.

Alla stessa maniera le abnormi dimensioni di un paio di boss si sposano male con le aree di gioco ad essi dedicate, presentando numerose occasioni in cui, letteralmente, si incastreranno nelle architetture offrendo nuovamente delle situazioni di vantaggio, totalmente casuali, capaci di strappare un sorriso al giocatore in una situazione dove dovrebbe essere la tensione a dirigere la scena.

Resident Evil Village

Fra sfide e mercenari

Come accennavamo precedentemente, la storia principale di Resident Evil Village non è un mostro di longevità ma la struttura ludica a base di sfide, proposta da Capcom con i due precedenti remake, è stata riproposta anche in questo nuovo capitolo. Oltre settanta obbiettivi, infatti, si prodigheranno nel incentivare il giocatore nel rigiocare la storia, uccidere nemici con armi diverse, reperire collezionabili e compiere una serie di attività alternative per ottenere: concept art, modelli 3D, armi nuove, e munizioni infinite, queste ultime utilissime per superare le difficoltà di gioco più elevate.

Al termine del primo playthrough, inoltre, sarà possibile sbloccare la celebre modalità I Mercenari che, come nelle sue precedenti iterazioni, richiederà al giocatore di eliminare tutti i nemici presenti in un numero definito di micro-aree, entro un tempo limite e inanellando combo sempre maggiori per ottenere un punteggio elevato. Più alta sarà la valutazione a fine percorso, maggiori saranno le ricompense che si potranno ottenere.

Resident Evil Village

Resident Evil Village e la Next Gen

Resident Evil Village è indubbiamente una produzione realizzata pensando per sfruttare l’hardware delle console di nuove generazione: 4K nativi, 60 fps granitici, caricamenti istantanei e la possibilità di abilitare il ray tracing al costo di un frame rate sbloccato, seppur maggiormente ballerino, sono i chiari segnali della volontà di Capcom di sfruttare il potenziale del RE Engine. Su PlayStation 5 il gioco è un piacere sia da vedere che da giocare. I paesaggi sono incredibilmente dettagliati, gli interni irradiati da un’illuminazione realistica e suggestiva e i modelli poligonali dei personaggi, e delle varie mostruosità, riversano al loro interno una mole di particolari da lasciare, letteralmente, a bocca aperta.

Abbiamo apprezzato la cura che Capcom ha riversato anche nei piccoli dettagli, compiendo un lavoro di ricerca che si ritrova non solamente negli elementi tipici del folklore Romeno ma anche nell’accuratezza del cambio monetario con i Lei (a esclusione delle armi bonus che hanno un prezzo proibitivo e irrealistico) e nell’aver utilizzato nomi reali di piatti tipici della cultura dell’Europa dell’Est.

Resident Evil Village

Permangono, però, una serie di sbavature tecniche ereditate dalla generazione videoludica precedente e che ci auguriamo diventino un ricordo nella prossima iterazione della serie. Le espressioni di alcuni protagonisti, principali e secondari, risultano vacue e spente, gli ambienti esterni presentano sporadici pop-up degli elementi di contorno, in alcune occasioni qualche texture si è mostrata pigra nel caricarsi e permane quell’assenza di animazioni quando il protagonista interagisce con cassetti, porte, ante ed elementi ridondanti degli ambienti.

Anche la distruzione degli ambienti di gioco resta legata agli standard del passato con vetri che non sempre cadono quando crivellati dai proiettili e oggetti di piccole dimensioni che paiono non solamente costruiti con del materiale antiproiettile ma anche saldati al mobilio su cui sono poggiati. Si tratta comunque di lievi sbavature, impercettibili per la maggior parte dei giocatori ma che non riescono a mantenere costante “l’effetto wow” che alcune ambientazioni riescono a generare.

Per quanto riguarda il Dualsense di Sony l’implementazione si limita nel proporre differenti frizioni attraverso L2, atte a simulare il peso delle varie armi a disposizione di Ethan, e un sistema a scatti su R2, che emula i differenti grilletti presenti nelle bocche da fuoco. Menzione d’onore per come è stato sfruttato il Tempest Engine, generando un comparto audio in tre dimensioni in grado di avvolgere il giocatore in una maniera tanto impressionante quando difficile da descrivere a parole.

Una piccola nota stonata, infine, l’abbiamo riscontrata nel doppiaggio italiano di Resident Evil Village. Per quanto i nomi proposti siano di indubbia caratura, la recitazione non sempre è emotivamente allineata con quello che accade a schermo. Ethan, così come altri personaggi, sembrano costantemente dissociati dagli eventi, mentre altri protagonisti, principali o secondari, presentano linee di dialogo recitate in maniera molto più credibile e convincente.

9

Resident Evil Village – PlayStation 5


Resident Evil Village è un ottimo sequel del precedente capitolo, nonché un perfetto "episodio di mezzo" e uno fra i migliori capitoli della serie canonica. Capcom è riuscita nell'arduo compito di bilanciare al meglio le dinamiche di gioco alternando momenti dall'elevato tasso adrenalinico a situazioni molto più in linea con i canoni della serie, basate sul generare un costante senso di tensione nel giocatore. Non siamo sicuramente di fronte a una produzione pensata per far cambiare idea a chi non ha apprezzato la nuova veste "in prima persona" inaugurata col precedente Biohazard ma non si può che elogiare Capcom per essere riuscita a confezionare un sequel solido, convincente, migliore del predecessore sotto molteplici aspetti e, soprattutto, capace di celebrare silenziosamente i 25 anni del suo franchise più famoso.

Pro

  • Difficoltà scalabile per offrire esperienze di gioco realmente diversificate.
  • Comparto narrativo solido e che si innesta sapientemente all'interno della saga.
  • Gameplay nettamente migliorato rispetto al capitolo precedente.
  • Vario, longevo e altamente rigiocabile.

Contro

  • Il range d'azione dei nemici stride con la buona IA, aprendo a dei punti di vantaggio non necessari che rompono l'immersione del giocatore.
  • Alcune sbavature, e arretratezze, tecniche riportano alla mente la generazione videoludica precedente.
9