La decisione di Google e Valve di chiudere definitivamente il programma beta di Steam per ChromeOS rappresenta la fine di un esperimento ambizioso ma destinato al fallimento fin dall'inizio. Dal primo gennaio 2026, i possessori di Chromebook non potranno più accedere all'applicazione che per quattro anni ha tentato di trasformare questi dispositivi economici in macchine da gaming, scontrandosi però con limiti strutturali che nemmeno la tecnologia più avanzata è riuscita a superare. L'annuncio, apparso attraverso un pop-up di avvertimento mostrato agli utenti che tentano di installare Steam, segna ufficialmente la conclusione di un capitolo che molti appassionati di videogiochi probabilmente non sapevano nemmeno fosse mai iniziato.
Un sogno nato nel 2022 e mai veramente decollato
Quando nel 2022 Steam fece il suo debutto sui Chromebook, l'entusiasmo iniziale si scontrò rapidamente con una realtà ben diversa dalle aspettative. L'applicazione sfruttava il layer di compatibilità Proton di Valve per eseguire giochi Windows su ChromeOS, lo stesso sistema utilizzato con successo su Steam Deck e altre distribuzioni Linux. Tuttavia, la somiglianza con il sistema operativo di Google si fermava qui, poiché le prestazioni e la compatibilità rimasero sempre molto limitate.
Il messaggio di chiusura non lascia spazio a interpretazioni: "Il programma beta di Steam per Chromebook si concluderà il primo gennaio 2026. Dopo questa data, i giochi installati come parte del beta non saranno più disponibili per il gioco sul vostro dispositivo". Una formulazione che suona come un epitaffio per un progetto che non è mai riuscito a trovare la sua strada nel mercato.
Il tallone d'Achille dei Chromebook
La vera ragione del fallimento non risiede nel software, ma nell'hardware stesso dei Chromebook. Questi dispositivi, progettati per essere economici e funzionali principalmente come terminali web, non possiedono semplicemente la potenza necessaria per far girare la maggior parte dei titoli disponibili su Steam. È come pretendere che una Panda faccia le prestazioni di una Ferrari: l'intento è lodevole, ma la fisica ha le sue leggi immutabili.
Anche i pochi giochi compatibili, come Hollow Knight o Celeste, rappresentavano più un'eccezione che una regola nel vasto catalogo di Steam. Per chi si avvicinava al gaming PC con un budget limitato, questi titoli potevano offrire un'esperienza sorprendentemente gradevole, ma la lista rimaneva drammaticamente corta rispetto alle aspettative.
Il cloud gaming come alternativa vincente
L'ironia della situazione diventa evidente quando si considera che gli stessi Chromebook si rivelano eccellenti piattaforme per il cloud gaming. Servizi come GeForce Now o Xbox Cloud Gaming offrono accesso a librerie di giochi infinitamente più ampie rispetto a quanto Steam riuscisse a fornire localmente. Con una connessione internet solida, l'esperienza di gioco diventa fluida e coinvolgente, specialmente per i titoli single player.
Questa realtà rende la chiusura di Steam su ChromeOS non solo comprensibile, ma probabilmente inevitabile. Perché limitarsi a una manciata di giochi quando il cloud può offrire l'intero universo del gaming moderno? La risposta è ovvia, e Google lo sa bene.
Le lezioni di Stadia ancora fresche
Non si può ignorare l'elefante nella stanza: il fallimento di Google Stadia all'inizio del 2023. L'esperienza con il proprio servizio di cloud gaming ha probabilmente insegnato a Google che investire risorse in soluzioni gaming per ChromeOS potrebbe non essere la strategia più saggia. Se nemmeno un servizio proprietario e ben integrato è riuscito a sopravvivere, quali speranze poteva avere un'applicazione beta di terze parti con compatibilità limitata?
La convergenza di questi fattori rende la decisione di chiudere Steam su ChromeOS non solo logica, ma praticamente obbligata. I Chromebook continueranno a essere quello per cui sono stati progettati: dispositivi economici, efficienti e perfetti per la produttività web-based, lasciando il gaming nelle mani più capaci del cloud computing.