Il panorama videoludico asiatico sta vivendo una trasformazione profonda, con Cina e Corea del Sud impegnate in una corsa agli armamenti tecnologici che potrebbe ridefinire gli standard produttivi dell'intera industria. Al centro di questo terremoto c'è Stellar Blade (acquistabile qui a prezzo scontato), l'action game che ha venduto milioni di copie su PlayStation 5 e il cui sequel è già in sviluppo presso gli studi coreani di Shift Up. Ma la notizia che sta facendo discutere la community non riguarda gameplay o piattaforme: il CEO dello studio ha dichiarato che l'intelligenza artificiale è "uno strumento essenziale" per competere con i colossi cinesi a livello globale.
Durante un briefing nazionale sulla strategia di crescita economica della Corea del Sud per il 2026, Hyung-tae Kim – director di Stellar Blade e amministratore delegato di Shift Up – ha preso una posizione netta sull'adozione dell'AI nello sviluppo videoludico. Le sue dichiarazioni, riportate inizialmente da GameMeca e tradotte da Automaton, arrivano in un momento particolarmente delicato per l'industria, con gli sviluppatori divisi tra chi sperimenta cautamente con queste tecnologie e chi le rifiuta categoricamente.
La questione AI nel gaming è diventata uno dei temi più polarizzanti del settore. Mentre Larian Studios ha dichiarato di voler sperimentare con l'intelligenza artificiale generativa senza però utilizzarla per gli asset finali, publisher come Hooded Horse hanno preso posizioni durissime contro gli studi che la impiegano nei propri progetti. La confusione regna sovrana anche sulla distinzione tra AI tradizionale – utilizzata da anni per pathfinding dei nemici, animazioni procedurali e ottimizzazione delle performance – e la controversa gen-AI capace di generare contenuti autonomamente.
Secondo Kim, l'AI non rappresenta una minaccia occupazionale ma un moltiplicatore di forza lavoro necessario per competere con mercati dominanti come quello cinese e statunitense. Il CEO ha affermato che la Corea del Sud avrà bisogno non solo di impiegare ogni risorsa umana disponibile, ma anche di rendere tutti i developer competenti nell'utilizzo di questi strumenti. La sua visione produttivistica trova però immediata contraddizione nelle sue stesse parole: una persona potrebbe teoricamente sostituire un team di cento colleghi grazie all'AI, una prospettiva che solleva inevitabili interrogativi sul futuro delle condizioni lavorative in un'industria già nota per problemi di crunch e sfruttamento.
Il contesto competitivo che alimenta queste dichiarazioni è tangibile. La Cina ha dominato gli ultimi anni con titoli come Black Myth: Wukong, che ha sbancato al lancio con decine di milioni di copie vendute su PC e console, e progetti ambiziosi come Where Winds Meet che puntano a competere direttamente con le produzioni giapponesi e occidentali. La Corea del Sud, tradizionalmente focalizzata sugli MMORPG, sta tentando l'assalto al mercato triple-A con IP single-player: Stellar Blade rappresenta il primo successo significativo di questa strategia, e Shift Up non vuole perdere lo slancio acquisito.
L'adozione massiccia dell'AI solleva questioni che vanno oltre la pura efficienza produttiva. La community videoludica si è già spaccata su questo tema: molti giocatori percepiscono l'uso di asset generati proceduralmente come una scorciatoia che sacrifica la qualità artistica, mentre altri ritengono che strumenti di ottimizzazione possano liberare risorse creative per concentrarsi su aspetti più rilevanti del game design. Il vero problema rimane la trasparenza: sapere quando e come l'AI viene utilizzata nello sviluppo.