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Tell Me Why, la prova di maturità di Dontnod | Recensione


Tell Me Why – Xbox One
Genere
Avventura grafica
Piattaforma
Xbox One, Microsoft Windows, Game Pass
Sviluppatore
Dontnod Entertainment
Editore
Xbox Game Studios Publishing
Data di Uscita
27/08/2020 (capitolo 1), 03/09/2020 (capitolo 2), 10/09/2020 (capitolo 3)

Tell Me Why è una storia di differenze nella somiglianza, di sfumature della stessa tonalità. Tyler ed Alyson Ronan sono gemelli ma hanno approcci differenti verso il mondo. C’è un’infanzia difficile ma la via di fuga si trova in una narrazione fiabesca parallela. E ancora, ci sono personaggi che tentano di rimanere se stessi anche davanti agli stravolgimenti della vita.

Questo meccanismo di differenze nella somiglianza regola tutto il mondo di Tell Me Why: la piccola comunità di Delos Crossing, in Alaska, i suoi abitanti, i protagonisti e la loro storia. Il tessuto di relazioni umane intrecciato con cura artigianale da Dontnod Entertainment lega persone ed eventi, passato e futuro in maniera non sempre lineare e non sempre immediatamente comprensibile, proprio come nella realtà. Per questo motivo, a cinque anni dal primo Life Is Strange (2015), Tell Me Why ci ha dato l’idea di essere la prova di maturità dello studio francese.

Tell Me Why

Tell Me Why: storia e gameplay

Lo scarto concettuale tra Life is Strange e Tell Me Why è già evidente nelle diverse fasi della vita in cui si trovano protagonisti. Dove prima c’era Maxine Caulfield, ancora liceale della Blackwell Academy, qui troviamo due protagonisti ormai 20/enni; se Before the Storm parlava di ribellione, qui c’è invece accettazione. Questa differenza ha le sue conseguenze nel gameplay. 

Come in tutte le avventure grafiche di Dontnod, anche in Tell Me Why è possibile scegliere differenti risposte che influenzeranno in maniera più o meno incisiva i rapporti tra i personaggi e soprattutto quello tra i gemelli. In base alle scelte del giocatore, i due protagonisti potranno diventare sempre più vicini o sempre più distanti. Se i poteri di modificare il tempo (una fantasia tutta adolescenziale) permettevano a Max di incidere sugli eventi, le capacità soprannaturali di Tyler ed Alyson consentono ai due gemelli semplicemente di osservare il passato attraverso ricordi di infanzia che diventano accessibili solo dopo aver esaminato alcuni oggetti o affrontato determinate conversazioni.

In questo senso, per la stessa natura dei temi del gioco, il gameplay di Tell Me Why è molto più contemplativo e, allo stesso tempo, meno incisivo rispetto a Life is Strange. Anche questo titolo paga un po’ il peccato originale di tutte le avventure grafiche di Dontnod, ovvero la difficoltà di trovare una formula di gameplay stimolante e coinvolgente che possa essere integrata comunque in maniera logica all’interno del mondo del gioco.

Come negli altri titoli, una parte importante del gameplay passa dal lasciarsi coinvolgere: esaminare oggetti, leggere documenti e afferrare i dettagli disseminati dagli sviluppatori nelle ambientazioni richiede una predisposizione indispensabile se ci si vuole avvicinare a Tell Me Why.

Sicuramente le fasi più interessanti del gameplay sono quelle in cui Tyler ad Alyson sono chiamati a completare dei piccoli puzzle. Questi momenti sono strutturati in maniera tale da richiedere al giocatore un certo impegno, ricavando, ad esempio, le informazioni utili per aprire una porta, dall’interpretazione di alcuni testi. Si tratta, però, di passaggi non troppo frequenti e sarebbe stato interessante vedere più puzzle di questo tipo, anche se è la stessa logica interna del mondo del gioco a giustificarne la presenza limitata.

Per quanto l’ossatura del gameplay di Tell Me Why sia piuttosto esile, i pochi elementi interattivi riescono a tradurre in gameplay i temi del gioco. Come abbiamo accennato, Tyler e Alyson hanno la possibilità di evocare determinate memorie del passato ma non sempre questo è sufficiente, dato che il ricordo di determinati eventi non sempre è identico per i due gemelli.

Tell Me Why

Ed è questa la vera forza del gameplay. Tell Me Why non chiede mai al giocatore di stabilire una verità oggettiva ma di aderire a una verità soggettiva. In questi momenti, il gioco strappa il velo della finzione per mostrare uno squarcio estremamente reale e vertiginosamente umano: la verità non è sempre negli eventi ma in come questi eventi vengono vissuti. Quello che si può fare è tentare di comprendere e scegliere una narrazione soggettiva che permetta di adattarsi alla realtà e andare avanti.

In questo senso, il gioco non traccia mai una linea di confine tra buoni e cattivi, ma mette sullo stesso piano, o quasi, persone chiamate dalla vita a fare scelte in molti casi pessime, nonostante i migliori propositi. E questa chiara intenzione di non dividere il mondo in schieramenti, si riflette su un altro dei grandi temi del gioco: quello della rappresentazione delle persone transgender.

Tell Me Why e l’identità transgender

Se conoscete già qualcosa di Tell Me Why, saprete che fin dalla sua uscita è stato presentato come il primo gioco con un protagonista transgender. Prima degli eventi della storia, Tyler ha infatti iniziato il processo di transizione che gli permette di poter esprimere pienamente la propria identità di genere.

Di fronte a tanti stereotipi e tropi narrativi nella rappresentazione delle persone LGBTQ+ in cui è facile imbattersi, è interessante notare come Dontnod non sbatta in faccia ai giocatori l’identità di genere di un personaggio per usarla come uno shock value, fra i tanti, della sua produzione solo per farla apparire particolarmente impegnata o alla moda. Anche questa è una prova di maturità, non solo per lo studio francese, ma in generale per le rappresentazioni di genere nei videogiochi. Gli sviluppatori, tra l’altro, si sono anche avvalsi dell’organizzazione GLAAD, impegnata proprio sul fronte del racconto che viene fatto sui media anche delle persone transgender.

Lontano dalle facili scorciatoie in cui rischiano di incorrere rappresentazioni troppo romanzate quanto poco concrete, Dontnod riesce a raccontare un percorso di vita unico e sconosciuto ai più evitando di trasformare il personaggio di Tyler in una figura bidimensionale definita solo dalle difficoltà e dai traumi del suo percorso e riuscendo a restituire una complessità nella quale sicuramente uomini e donne transgender si possono immedesimare (finalmente, aggiungeremmo, dato il poco spazio che queste persone hanno anche sui media) ma che è allo stesso tempo universale per i temi che affronta come l’accettazione e il rapporto con la famiglia di origine.

La rappresentazione di una persona transgender all’interno del gioco poteva molto facilmente trasformarsi in una scelta politica (da questo punto di vista ci sono temi trattati esplicitamente in questo modo come quello ambientale e delle minoranze etniche) ma così non è. L’aspetto politico non è una causa ma un effetto inevitabile del racconto quando Tell Me Why affronta lo stigma sociale che è costretto ad affrontare chi ha attraversato o sta attraversando un percorso di transizione.

Tell Me Why

Gli abitanti di Delos Crossing che mostrano le difficoltà nel rapportarsi a Tyler non sono mai caricaturali ma rappresentati in maniera molto credibile. Mettere in scena un’aggressione transfobica sarebbe stata una buona scorciatoia, ad esempio, ma non è questo l’approccio che il gioco ha scelto cercando volutamente di evitare i luoghi comuni.

La forza della rappresentazione di genere di Tell Me Why risiede nel mostrare un percorso di comprensione reciproca. Di fronte all’imbarazzo, alle gaffe, ai giudizi e a volte alle microaggressioni degli abitanti della piccola comunità nei confronti di Tyler, la reazione da parte dei gemelli è quella di umana comprensione che finisce inevitabilmente per riflettersi suoi suoi interlocutori. Per quanto il gioco sia per certi versi crudo nella sua rappresentazione dei rapporti umani, è proprio la comprensione, come passo precedente all’accettazione, a modulare il flebile messaggio di speranza di Tell Me Why. Vale la pena specificare che questa nostra impressione potrebbe essere comunque il risultato delle scelte nella nostra partita e che gli sviluppatori hanno parlato di diversi possibili epiloghi che, in ogni caso, crediamo non si allontaneranno troppo dal senso generale di quanto appena detto.

Tell Me Why: l’analisi tecnica

Come gli altri titoli Dontnod, anche Tell Me Why non stupisce più di tanto dal punto di vista tecnico e non a caso i requisiti per PC non sono per niente impegnativi, tanto che tra quelli consigliati ci sono una scheda video GeForce 970 e un processore Intel Core i5. La copia per la recensione fornita da Microsoft ci ha permesso grazie a Play Anywhere di giocare a tutti e tre gli episodi sia su Xbox One che PC e la nostra preferenza è andata per la seconda piattaforma, data la qualità grafica e i 60 fps rispetto alla versione base della console.

Per quanto, in generale, la realizzazione sia molto pulita, abbiamo comunque notato delle sbavature soprattutto nel primo episodio con cambi repentini di inquadratura quando si interagisce con certi oggetti, personaggi che corrono sul protagonista quando questo si ferma a esaminare qualcosa. E ancora opzioni di discussione che non scompaiono dopo essere state esaurite, commenti sempre identici quando si esamina qualcosa e ancora alcuni blocchi arbitrari dell’esplorazione in base ai quali il personaggio torna sui suoi passi per impedirci di esaminare determinate zone. Tutto questo ha occasionalmente spezzato la sospensione di incredulità. Queste lacune vengono però colmate dalle stile visuale con cui le ambientazioni sono state realizzate. I luoghi in cui si svolge l’azione non sono molti e sicuramente ce ne aspettavamo qualcuno di più, ma quelli presenti sono comunque realizzati con una cura maniacale.

Tell Me Why

Una menzione speciale va fatta alla casa della famiglia Ronan che si affaccia su un enorme lago (ghiacciato durante il periodo della storia) e con all’orizzonte massicci montuosi innevati. D’altronde, non è un caso se, in maniera costante durante l’avventura, Tell Me Why invita spesso il giocatore a far appoggiare il personaggio a una ringhiera per osservare il panorama. Questi scenari così ampi danno spesso l’occasione a Dontnod di giocare con le soluzioni registiche e rappresentare nello spazio il rapporto tra i due gemelli, ora avvicinandoli e ora ponendoli agli estremi di un’inquadratura.

La stessa cura la si ritrova anche nella realizzazioni degli interni della casa dei due gemelli, con ambienti arredati in uno stile etnico e pieni di dettagli che restituiscono molto bene l’idea di un vissuto famigliare. Sarà per le rappresentazioni folk di impronta fortemente nordica ma in alcuni passaggi, quelli delle rappresentazioni fiabesche soprattutto, le scelte stilistiche ci hanno ricordato Midsommar (2019) di Ari Aster e anche un determinato passaggio è molto simile (solo stilisticamente lo sottolineiamo), nei suoi significati, all’ascensione alla casa sull’albero di Hereditary (2018) dello stesso regista.

Tell Me Why

Per quanto i personaggi siano il fulcro centrale del gioco, le loro animazioni sono ben lontane dalla qualità di alcune produzioni tripla A. Anche qui, però, c’è sempre un meccanismo di compensazione. Il doppiaggio dei personaggi, infatti, è generalmente sopra la media e con alcuni picchi di eccellenza nell’interpretazione di Alyson e Tyler, la cui voce è prestata dall’attore transgender August Aiden Black. Anche sotto il comparto dell’audio, Tell Me Why ha tutta la cifra stilistica di Dontnod, ben riconoscibile dalla presenza di canzoni indie internazionali.

Tell Me Why e altri giochi per tempi incerti

Come un’altra recente avventura grafica a episodi che si è conclusa quest’anno, ovvero Kentucky Route Zero con cui condivide parzialmente il nucleo tematico, Tell Me Why mostra come, in tempi incerti, è la comunità che permette a un individuo di salvarsi, anche se il racconto avviene con una qualità negativa rispetto al titolo di Cardboard Computer. 

Se in Kentucky Route Zero il viaggio di un gruppo di sconosciuti (con ben poco da perdere) li faceva ritrovare insieme e, come naturale conclusione del loro percorso, fondare una comunità per superare le difficoltà e la perdita di una persona cara, Tell Me Why mostra cosa succede quando, invece, la comunità lascia da solo il singolo. Un promemoria sicuramente attuale e di grande valore soprattutto in questo esatto momento storico.

Per questo pensiamo che Tell Me Why meriterebbe una possibilità anche da parte di chi non pratica il genere delle avventure grafiche considerato che i tre episodi (in uscita il 27 agosto e il 3 il 10 settembre) saranno anche disponibili su Game Pass.

Il coinvolgimento di Microsoft Studio Publishing in Tell Me Why sembra essere promettente anche per poter fare di Game Pass il luogo ideale in cui le avventure grafiche a episodi, genere ormai sempre meno praticato, possa trovare nuova vita. In un servizio che viene spesso definito come “il Netflix dei videogiochi”, le avventure seriali di Dontnod (e altri sviluppatori) potrebbero trovare una nuova casa.

Tell Me Why – Xbox One

Tell Me Why è la nuova avventura grafica degli sviluppatori di Life is Strange. I due gemelli Tyler ed Alyson si incontrano di nuovo dopo dieci anni nella loro città natale per rivivere i ricordi di un passato traumatico e risolvere un mistero che ha segnato la loro adolescenza.

8.3
8.3

Verdetto

Per i temi che affronta e soprattutto per il modo con cui vengono trattati, Tell Me Why rappresenta per Dontnod una prova di maturità superata decisamente con successo. Che si tratti di rappresentare un intreccio di rapporto famigliari, o una condizione di marginalità o un percorso complesso come quello di una persona transgender, il gioco non prende mai scorciatoie, evitando accuratamente di trasformare i propri personaggi in figure bidimensionali definite solo dalla propria identità di genere, dalla propria appartenenza a una comunità rurale o dalla propria fede religiosa. Il rischio che una storia del genere si trasformasse in un manifesto politico era alto, ma così non è: le storie dei personaggi non vengono mai piegate o distorte dalla necessità di mandare un messaggio o tracciare una visione del mondo decisa a priori. Le meccaniche di gioco riescono a trasporre bene questi temi all’interno del gameplay, anche se il ruolo da osservatore ritagliato a chi gioca, diventa a volte fin troppo stretto, ad eccezione di alcuni puzzle molto interessanti ma altrettanti rari. Difetti come questo e una realizzazione tecnica a volte claudicante (ma compensata dello stile artistico), diventano comunque a nostro avviso secondari in proporzione al risultato finale che Dontnod è riuscita a raggiungere.

Pro

+ Personaggi multisfaccettati
+ Narrazione transgender senza stereotipi
+ Stile artistico e regia molto ricercate

Contro

- Gameplay a volte troppo elementare
- Poca varietà di ambientazioni
- Animazioni dei personaggi migliorabili