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The Dark Pictures Anthology: The Devil in Me | Recensione - L'orrore del Dottor Holmes

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Avatar di Mario Petillo

a cura di Mario Petillo

Contributor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 17/11/2022 alle 18:51
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Supermassive Games ci ha permesso di superare indenni il periodo di Halloween, eppure sembra che la volontà di continuare a spaventarci e a conturbarci sia sempre alta. The Dark Pictures Anthology arriva con il suo quarto episodio, in uscita il 18 novembre su console e PC, per continuare quell'avventura inaugurata nel 2019 con Man of Medan, la prima iterazione della serie antologica che con il capitolo in questione chiuderà la prima stagione. Mantenendo saldi quelli che sono i pilastri dell'avventura, ossia il tema horror e la possibilità di gestire l'intera esperienza con il multiplayer cooperativo, Devil in Me prova a inserire alcune elementi nuovi dal punto di vista del gameplay, per perseguire quell'innovazione che di capitolo in capitolo ha fatto capolino nei nostri salotti.

Il camaleontico dottor Holmes

Le vicende di The Devil in Me si dipanano all'interno di un hotel, dove la nostra coppia di sposini, protagonisti della storia, arrivano per trascorrere la loro luna di miele. Ad accoglierli c'è il gestore della struttura, il signor Holmes, il cui nome fa riferimento al noto serial killer statunitense Henry Howard, attivo tra il 1892 e il 1894 con un rateo di vittime sospettate che supera le 200. L'hotel nel quale ci troviamo ad arrivare è la ricostruzione del Castello, l'edificio che Holmes aveva messo in piedi grazie a introiti derivanti da frodi assicurative. Qui l'uomo dava libero sfogo ai suoi omicidi, adibendo il secondo e il terzo piano a un dedalo di camere che creava un labirinto tale da permettere a tutti gli ospiti di perdersi. I nostri due sposini vogliono godersi la luna di miele, ma allo stesso tempo dare libero sfogo alla loro curiosità, per rispondere alla ricerca di rischio e di avventura. Emozioni che, in questo caso, non farà avere loro niente di buono in cambio.

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Con un flashforward che ci conduce ai giorni nostri, abbiamo l'occasione di prendere in gestione la troupe che lavora a una serie dedicata ai serial killer più famosi d'America e arrivare al Castello permetterà loro di costruire la più affascinante e concreta delle puntate del loro show. Charlie, regista e capo del team per niente simpatico, Kate, Jamie, Mark ed Erin sono i cinque protagonisti di Devil in Me, intenzionati a scoprire che cosa si nasconde in quella specie di maniero che Holmes aveva messo in piedi nel tentativo di allestire un teatro degli orrori per i suoi crimini. Il tono scanzonato delle prime scene e immagini si trasforma in qualcosa di più ansiogeno, di malinconico e affranto, nel rispetto di quello che è il tono generale della serie.

The Devil in Me e il sogno della libertà

Trattandosi di un'avventura grafica in pieno stile, The Devil in Me ci mette dinanzi alla necessità di decidere del futuro dei nostri protagonisti e anche condizionarne la vita o la morte. Se all'inizio tutta l'esperienza degli sposini si limiterà a un presentarci le ambientazioni e a ingannare le nostre emozioni facendoci credere di avere a che fare con una storia allegra e spensierata, ci ritroveremo poi chiamati a prendere decisioni molto più importanti e a rispettare QTE molto più intensi del colpire con un cuscino il nostro nuovo marito. Con le scelte a nostra disposizione potremmo addirittura andare a porre fine alla vita di uno dei protagonisti, in pieno stile Until Dawn, ritrovandoci con un quintetto ridotto rispetto all'inizio.

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Il genere slasher, con qualche richiamo iniziale anche a Psycho, con una vasca al posto della doccia nella scena clou che svela le carte in tavola, si inerpica negli atteggiamenti di Holmes, mattatore non solo della scena, ma dell'intera vicenda, protagonista di efferati crimini e terribili omicidi, che prendono piede dinanzi ai nostri occhi inermi, chiamati a prendere decisioni che potrebbero mutare il corso degli eventi, ma non la sostanza. È il gusto personale che qui ha la meglio, perché a seconda delle preferenze del giocatore si potrà decidere se apprezzare gole sgozzate à la Sweeney Todd o morti per asfissia, tra sangue e urla che si diffondono e pervadono il Castello.

Parlavamo di migliorie dal punto di vista del gameplay, in quello che è a tutti gli effetti un film interattivo in alcuni casi, soprattutto per come Supermassive Games ci presenta i protagonisti e l'ambientazione, con dei titoli di testa che fanno concorrenza alle migliori produzioni di Hollywood. La telecamera libera continua a essere in nostro possesso, come era successo in House of Ashes, così da poterci, nei momenti di esplorazione, muovere senza alcun limite di sorta e ottenendo una visuale completa di ciò che ci circonda. Discorso diverso, ovviamente, quando siamo chiamati a prendere decisioni e scelte tempestive. Confermato anche il ritorno de Il Curatore, fil rouge dell'intera serie, pronto a narrarci le storie di The Dark Pictures Anthology.

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Nel mentre, però, i cinque protagonisti citati poc'anzi hanno la possibilità di sfruttare degli oggetti unici che permettono loro di essere caratterizzati anche nei loro aspetti ludici. Erin, ad esempio, è dotato di un microfono che permette di ascoltare dei suoni in lontananza, mentre Mark può fare delle fotografie oppure usare il suo treppiedi per poter arrivare a raccogliere oggetti che sono a distanza. Charlie può forzare le serrature e così via. Bisognerà fare comunque attenzione, perché il gameplay messo in piedi da Supermassive Games ci porta anche dinanzi all'eventualità di perdere questi oggetti e, di conseguenza, anche la possibilità di usarli.

Esplorazione ambientale per aumentare l'ansia

Ciò che abbiamo potuto notare in The Devil in Me è che i QTE sono decisamente inferiori rispetto ai precedenti capitoli: per lo più inseriti nel prologo, per darci l'occasione di prendere dimestichezza con le meccaniche nel caso in cui fossimo dei novizi della serie, finiranno per scemare nel corso dell'avventura. L'intenzione, da quanto traspare, è proprio quella di tenere alta la concentrazione sulle scelte non d'istinto, ma ragionate, per condizionare il nostro futuro in funzione dei ragionamenti che andremo a fare. Allo stesso modo, Devil in Me ha delle aree e degli ambienti che sono meno lineari rispetto al precedente capitolo, il che aumenta anche la distribuzione degli enigmi ambientali e fomenta anche la verticalità degli scenari, permettendoci di arrampicarci su piani rialzati, saltare da un punto all'altro e così via. Non stiamo parlando di un open world, sia chiaro, perché il ritmo della narrazione resta sempre molto intenso e la volontà di tenere sempre il giocatore sulle spine è forte e costante.

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Con un doppiaggio in italiano coinvolgente, in grado di farci stare incollati allo schermo ad assistere a ciò su cui non possiamo intervenire e sindacare, l'aspetto tecnico dell'ultimo capitolo di The Dark Pictures Anthology si esalta anche per la resa dei modelli. Tutti i personaggi sembrano veri attori e le vicende ci permettono di farci calare in un contesto che, pur non dovendo esaltarsi per ambientazioni per lo più concentrate sull'hotel che fa da palcoscenico, non necessita di sforzi produttivi immensi, ma più di dettagli ben costruiti. Sulle animazioni facciali si sarebbe potuto fare qualcosa di più, ma nel complesso The Devil In Me è un prodotto di ottima fattura, che soddisfa anche l'aspetto visual, in un'avventura grafica che riesce a conturbarci e a dilaniarci per le vicende reali alle quali fa riferimento.

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